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Posts Tagged ‘viaggio in treno’

(Dal diario di viaggio in Corsica)

Vedere il sole sorgere sul mare regala un’emozione forte che fa percepire la grandezza della natura di fronte alle piccole cose, a ciò che è relativo e anche ai pensieri negativi; uno spettacolo così aiuta a comprendere meglio il significato della parola bellezza.

Ho visto il sole sorgere sul mare di Calvi nel viaggio di ritorno in Italia (la parola “casa” indica per me entrambi i luoghi citati, ha una valenza fortemente affettiva). Da un paio di anni prendo il treno per Bastia (le chemin de fer corse offre un ottimo servizio) e questo mi permette di godere del paesaggio, dal lungomare (la ferrovia corre dietro le spiagge) ai paeselli della costa fino a Ile Rousse e poi nuovamente su un tratto di costa orientale, dalle alte scogliere ricche di maquis alle verdi montagne dell’interno quasi del tutto disabitate… Il bello di un viaggio è dato non solo dalla meta stessa, quanto dal percorso per raggiungerla (ecco perché non so come giovani  viaggiatori con grandi zaini che si professano camminatori e amanti del paesaggio possano dormire con le cuffie nelle orecchie durante tutto il tragitto… la stanchezza, forse sarà stata lei ad avere la meglio).

C’è un unico binario. Quando si costeggia il mare noti infinite tonalità di blu, di azzurro e di bianco con le onde che si infrangono sugli scogli, poi il treno passa sui monti lungo foreste, sotto una piana dai colori più caldi dove ogni tanto scorgi greggi di pecore o rare casupole in pietra (forse abitate), di fronte altre verdi montagne e oltre, tra le cime, riesci ancora a puntare un triangolo di mare. Quale varietà in Corsica!

Tante le piccole stazioni in cui ci si ferma e di alcune viene da chiedersi il perché non notando il paese. Si tratta di edifici dai colori pastello (spesso rosa o tinta sabbia) e dall’aspetto di altri tempi, magari con accanto qualche albero fiorito. In direzione Novella il paesaggio si fa più brullo, caratterizzato da arbusti rossicci e solo raramente svetta qualche pianta nella parte che resta più in ombra e in basso torrenti in secca, ogni tanto qualche mucca affianca il treno. Poi a Ponteleccia (il nome richiama due elementi del centro abitato, il ponte e i lecci, molto presenti sull’isola), stazione di snodo nel cuore dell’heute Corse, i binari diventano tre per permettere il cambio a chi vuole andare verso Corte o Ajaccio. Qui torna a dominare il verde, delle coltivazioni e dei boschi. A Ponteleccia tanti scendono (sul treno sono rimasti con me solo un gruppo di tedeschi e alcuni corsi) e ripresa la via verso Bastia si vedono maggiori segni della presenza dell’uomo: la ferrovia corre lungo la strada, ci sono più case con giardino, paesi con stazioni a doppio binario e le coltivazioni sono più intense fino a che si raggiungono zone industrializzate ai confini della grande città portuale.

Il mio viaggio in treno è iniziato con il sole e terminato con qualche nuvola, sempre accompagnato dal vento profumato di quest’isola che entra nel cuore. I patiti della meteorologia possono deporre le armi, tanto il tempo cambia velocemente in Corsica: colpa del vento*. Di questo vento e dei suoi profumi mi inebrio e cerco di far scorta ogni volta. Corse, a la prochaine fois!

*colpa del vento… “è sempre colpa del vento”, direbbe la pittrice Vanna Spagnolo che ha così chiamato la sua galleria d’arte di Volterra e che vuole trasmettere energia positiva con le sue opere raffigurando la forza della natura, come in quel grande albero con una ricca chioma, sotto un cielo blu scuro squarciato da lame di luce e sopra un prato verde brillante, che ammiro ogni mattina quando mi alzo.

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Novembre, domenica mattina.
Una voce metallica dall’altoparlante annuncia l’arrivo del treno, salgo insieme ad un paio di uomini che portano trolley e borse di lavoro e insieme ci sediamo in uno scompartimento già abitato da un gruppo di donne. Un quadro vivace. Immediatamente il pensiero torna alle parole di Jonathan Coe, che due giorni fa ha partecipato a Scrittori in Città a Cuneo: “Una delle cose che mi aiuta è un lungo viaggio in treno per cui si trova il bilanciamento tra noia e interesse” (qui l’incontro). Il viaggio in treno diventa il tempo dedicato ai pensieri e a una prima scrittura. E’ vero, anche a me sale sempre un’irresistibile voglia di scrivere e appuntare idee regalate dal paesaggio che scorre e dalla gente che si incrocia; la scrittura, pur in forme diverse, appartiene ad ognuno.
Il chiacchiericcio delle donne mette allegria: si sistemano il trucco, si passano biglietti e regolano conti smistando monete di resto. I due uomini si siedono accanto a me e cercano una sistemazione per il bagaglio. Intanto, davanti a noi compare un violinista che inizia a suonare “Bella ciao”. Le donne applaudono contente e a fine pezzo gli mettono in mano una mancia chiedendo che suoni qualcosa di più allegro ed ecco che lui attacca “Fischia il vento”. Forse il concetto di allegria è relativo. Basta un po’ di musica a portare il sorriso. Dal finestrino colori autunnali, campi di terra fredda e alberi spogli, paesi e stazioni ancora assonnate.
Poche fermate e il treno arriva a Torino: il viaggio non è stato lungo ma le suggestioni non sono mancate.
Uscita dalla stazione di Porta Nuova vengo travolta da altri suoni, colori e pensieri e prima di andare al tanto atteso corso di dolci francesi mi godo il passaggio dei corridori della StraTorino.
Un’allegra domenica mattina di novembre.

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