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Posts Tagged ‘viaggi’

Lumio, paese corso della Balagne in cui è viva la tradizione dei canti polifonici corsi, famoso per l’antico villaggio di Occi e per la coltura del vino, deve probabilmente l’origine del proprio nome al latino lumen, luce. Quando si avvicina il tramonto l’immagine del borgo inizia a velarsi di rosa e con il calare della sera l’atmosfera diventa ancor più suggestiva.

“È delizioso restare immersi in questa
specie di luce liquida che fa di noi degli
esseri diversi e sospesi”
Paul Claudel 

Per scoprire un luogo occorre fare attenzione ai dettagli, camminando lentamente per afferrrarne il clima, la voce del tempo e l’anima di chi lo abita. Tante volte son passata da Lumio, paese in faccia a Calvi, spalmato sulla montagna che guarda la Balagne (leggi qui). Così, un giorno, ho trasformato un’attesa in occasione: ho girovagato per le vie senza una meta, salendo e scendendo e poi ancora salendo e ridiscendendo, fermandomi spesso per osservare case e verande, piccoli giardini e piante rampicanti, scalette e terrazzini rubati alla roccia.

Sono partita dal belvedere di fronte alla chiesa parrocchiale di Sainte Marie, costruita nel tardo 1800, un edificio caratteristico perché accanto alla facciata rosa vi sono un campanile in pietra e una cappella più vecchia, la chiesa di St. Antoine datata 1590, probabilmente appartenuta a una confraternita (ogni paese della Corsica ne ha almeno una e in passato ne contava ancora di più). Questo, il centro del paese in cui troneggia l’immancabile monumento ai caduti della Grande Guerra e da cui si dipartono più strade, alcune strette a gradoni e una poco più larga asfaltata. Su alcune case ritroviamo il rosa sbiadito, su una o due un giallo molto acceso, ma la maggior parte sono in pietra; tante hanno le imposte delle finestre blu, un colore tipico per le isole, o grigie. Quasi tutte si affacciano sul golfo con vista mare: ad ogni incrocio uno scorcio suggestivo. Da un giardino fa capolino un albero di limoni e da un altro un gigantesco glicine; palme intorno a un vecchio edificio che ricorda un castelletto e piante di rosmarino in un piccolo orto.  Le insegne istituzionali riportano la doppia dicitura, in francese e in corso. È forte il senso di identità in Corsica e, ancor più in questi paeselli, tanto che non è strano trovare su qualche cassetta della posta la scritta “Simu di Lumio!”.

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Così come talvolta la sintonia con qualcuno si percepisce “a pelle”, ci sono libri che a prima vista entrano nel cuore, libri la cui copertina suggerisce atmosfere e sensazioni che toccano corde profonde. A me è successo con il romanzo Reykjavik Café di Sólveig Jónsdóttir edito da Sonzogno.

Reykjavik Café

Il disegno di uno scorcio di città avvolto in un blu che lascia presagire la notte ma apre al giorno mi ha conquistato, soprattutto sono rimasta affascinata da quella finestra illuminata: un’apertura su diverse storie. Il titolo richiama quel filo che lega le vite di quattro ragazze (e delle persone che hanno attorno), ognuna con un passato e sogni diversi: talvolta appena si sfiorano inconsapevolmente, altre volte condividono il momento di un caffè o alcune battute e altre ancora si scontrano per riemergere con maggiore consapevolezza. Reykjavik fa da sfondo, ma il suo clima (con l’aria “immobile ma gelida”) e i suoi colori impregnano la quotidianità (fatta anche di scivoloni a causa del ghiaccio e di scarpe con troppo tacco) e i ricordi che vengono a galla. “Da quella mattina un sottile strato di neve si era depositato sopra i cumuli ghiacciati lungo le strade e i marciapiede”: così, Reykjavik diventa un personaggio che può silenziosamente influire sui tempi e sugli incontri, sulle decisioni e sui progetti. In questa storia c’è chi sogna altro e chi teme di cambiare, chi vuole restare e chi desidera partire, chi è prigioniero del passato e chi del presente, chi percorre solo la strada nota e chi senza pensare ne imbocca una sconosciuta…

Il finale del romanzo soddisfa, a tratti sembra chiudere il cerchio delle vicende ma lascia aperta quella finestra illuminata su quattro ragazze che sono cresciute nei sogni e nei progetti e hanno fatto i conti anche con l’imprevedibilità della vita. Un libro che mi ha affascinata dalla copertina all’ultima pagina, lasciandomi inoltre la voglia di fare un viaggetto a Reykjavik.

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Un giorno il postino ha suonato e mi ha consegnato un pacco giallo con impresso un piccolo timbro blu: due uccellini che portano una busta sigillata con un cuore. Già questo piccolo segno mi ha incantata! Sono i dettagli che contribuiscono a dar forma all’originalità. L’ho aperto e ho trovato un’altra busta gialla, più compatta, su cui campeggiava un altro timbro blu J. Montgolfier – Il Quaderno dei Viaggi, chiusa con un sigillo di ceralacca – ovviamente blu – con le iniziali J.M. Così, il volumetto all’interno ha iniziato ad incuriosirmi ancor prima che potessi sfogliarlo…

pacco Montgolfier ceralacca

Eccolo! E’ blu anche la copertina con la sua mongolfiera. Impossibile pensare che il colore sia stato scelto a caso: rappresenta l’aria e richiama il cielo, il mare e la voglia di libertà. “Perdersi a volte, è una delle più belle scoperte” recita la frase sul segnalibro e sull’ultima pagina (che in verità non è l’ultima sorpresa del quaderno). Di sicuro perdersi tra le pagine di questo volume significa compiere un viaggio con la fantasia ancor prima di aver preparato le valigie per nuove località che potranno essere raccontate proprio sul bel J. Montgolfier.

Quaderno dei sogni

Il quaderno, sottotitolato “edizione Mistral” e pubblicato nel 2014 da être, è stato ideato da Emanuele Enrico, lo stesso creatore di Rêves – Il Quaderno dei sogni (anche in questo caso fu amore a prima vista). Ogni volume è numerato, il mio è il 264 e sotto porta la scritta “viaggio autorizzato”; in calce alle pagine dell’introduzione ci sono le bandiere nautiche, poi inizia il quaderno vero e proprio diviso in tre sezioni: “in viaggio” per prendere appunti su logistica e questioni tecniche e scrivere il proprio diario, riuscendo anche ad indicizzare il tutto perché il quaderno sia un vero strumento funzionale alla consultazione; in “intrattenimento” si spazia dalle letture a pagine più creative per liberare la fantasia ispirandosi al proprio viaggio. Infine, in “strumenti” sono raccolte indicazioni utili (pensando inoltre che in alcuni angoli del mondo non si riesce ad essere connessi a internet), una ricca webgrafia per viaggiatori, le pagine delle chiavi (scoprite da voi di cosa si tratta!) e altre idee per far fronte, sempre in modo originale, a eventuali imprevisti.

numero quaderno

Il Quaderno dei Viaggi è per chi ama percorrere le strade del mondo godendo di nuovi incontri, del paesaggio e dell’arte, di culture e tradizioni che arricchiscono il proprio bagaglio. Attenzione ai particolari e layout pulito ma elegante sono caratteristiche che rendono il volume ancora più prezioso. C’è spazio persino per i viaggi che si vorrebbero fare… a questo punto non mi resta che decidere la prossima meta e partire!

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