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Posts Tagged ‘traghetto’

“Quanta umanità!”. Con queste parole prende forma nella mia mente il pensiero che nasce dall’osservazione vivace e curiosa delle auto e della gente in attesa di imbarcarsi per la Corsica. Al porto, ma così anche nelle stazioni e negli aeroporti, si possono cogliere dettagli che parlano delle differenti abitudini di vita. Sia per vacanza o per lavoro, il viaggio rappresenta il primo passo per tuffarsi in una nuova esperienza: si lascia la solita quotidianità per imbastirne una nuova, talvolta incognita, eppure ancora e sempre aggrappati a quel po’ di sé a cui è difficile rinunciare. La letteratura parla spesso del viaggio come metafora della vita. E tra le opere più note che ne affrontano le tematiche, potremmo citare ad esempio l’Odissea di Omero e la Divina Commedia di Dante.

Ormai, molti traghetti che collegano l’Italia con la Corsica e la Sardegna sono in verità delle vere navi, gigantesche ed attrezzate con ogni genere di comodità, città galleggianti che possono ospitare duemila e più persone. In colonna al posteggio, che può contare ventinove e più file per l’imbarco, ci sono auto, camper, moto e camioncini. Una volta parcheggiato il proprio mezzo seguendo le indicazioni degli addetti alla viabilità portuale, ci si può sgranchire le gambe e mangiare qualcosa. Così questa umanità in viaggio inizia ad incontrarsi e ad osservarsi. Ci sono italiani, tedeschi, francesi, belgi, svizzeri, magrebini e anche qualche olandese. Il fumo di nave che entra in porto catalizza l’attenzione, attira lo sguardo di grandi e piccoli e, dopo averla seguita con lo sguardo fino a che si ferma vicino alla banchina, tutti scappano di nuovo ai loro posti pronti a mettere in moto i veicoli.

La nave attracca e inizia lo sbarco di chi termina invece il proprio viaggio. Lanci di fune e fischi, portelloni che si aprono ed il personale di bordo che si affaccia dai ponti o scende sulla terraferma per dirigere il lento deflusso delle auto che escono dalla pancia della nave. Sorrisi curiosi da parte di chi attende di partire e di chi ha concluso la traversata. Gli uni scrutano gli altri.

Il modo in cui si viaggia tradisce qualcosa dell’origine, dello stile di vita e anche del carattere. Le famiglie con due o tre figli le si ritrova per lo più in camper e auto famigliari, i giovani con borsoni e zaini sono stipati su utilitarie mentre giovani più attempati con lo spirito d’avventura nel sangue (e l’abilità di ridimensionare il proprio bagaglio) scelgono la moto. Tedeschi e francesi è facile che viaggino con le bici al seguito, poste dietro o sopra quei furgoncini dai colori sbiaditi che servono da grande bagagliaio e casa con le ruote. Insomma, si può quasi scatenare il gioco del “dimmi come viaggi e ti dirò chi sei”.

E tornano ad affacciarsi numerosi i libri: non come testimoni del significato del viaggio, ma come compagni della traversata, per breve che sia. Non si capisce se sia la nave ad infondere la voglia di leggere in chi sale a bordo o se ospiti piuttosto, in modo preferenziale, un nutrito popolo di lettori. Ognuno ha il suo, quando non più di uno (ho visto una famiglia di quattro persone affrontare le quattro ore di viaggio con sei libri sul tavolo, forse però era solo indecisione sul titolo). Anche in questo caso la curiosità vince e scatena altre domande: chissà come sono stati scelti i libri da portarsi in viaggio. Ci si imbatte in “La filosofia dei Simpson” e nella versione francese del noto thriller “Uomini che odiano le donne”, in un romanzo di Carofiglio e in uno di Sophie Kinsella, nei trattati di sociologia di Jean-Francois Amadieu e nelle avventure del topolino Geronimo Stilton. Se qualcuno l’ha dimenticato a casa o in auto (ormai chiusa nella stiva) o non ci aveva pensato, nessun problema: anche sulla nave c’è una libreria ben fornita per tutti i gusti. C’è chi legge a bordo piscina e sulle sdraio disseminate sul ponte più alto, seduto al tavolino del bar o vicino alla ringhiera per sentire più sferzante l’aria del mare sulla faccia, disteso su un divanetto dello spazio relax o accovacciato per le scale vicino all’ingresso delle cabine. Perché quindi non pensare di dotare le navi di una biblioteca? Che qualcuno ci pensi!

“Il viaggio sempre ricomincia, ha sempre da ricominciare, come l’esistenza, e ogni sua annotazione è un prologo. (…) Viaggiare significa fare i conti con la realtà ma anche con le sue alternative” (dalla prefazione di “L’infinito viaggiare”, di Claudio Magris).

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