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Viva la pappa col pomodoro! E questa volta ad acclamarla non è il vivace Gian Burrasca, bensì la giuria popolare che ha partecipato alla cena con gli avanzi organizzata dal Consorzio Covar 14, presso l’Istituto Alberghiero Norberto Bobbio di Carignano in provincia di Torino, a conclusione della terza edizione della settimana europea per la riduzione dei rifiuti.

All’iniziativa “Cucina con gli avanzi”, articolata in diversi laboratori spalmati dal 17 al 27 novembre, hanno aderito anche il Banco Alimentare, Eataly e Slow Food. Le riflessioni sono partite da un dato tratto da uno studio dell’Ue: all’anno vengono gettate via 89 milioni di tonnellate di scarto organico ancora commestibile, come avanzi di pane e pasta, bucce di frutta e scarti di verdura, formaggi e salumi. “Vogliamo aprire una scommessa e ci auguriamo che questo evento sia un inizio – commenta Leonardo Di Crescenzo, presidente del Covar 14 che si occupa di igiene urbana – Se riusciamo a risparmiare rifiuti risparmiamo due volte, sulle materie e sul riciclaggio”.

Alla cena hanno partecipato gratuitamente un’ottantina di persone che hanno potuto assaggiare diversi piatti cucinati dagli studenti dell’alberghiero e tratti dal fascicoletto creato dalla Cooperativa Erica con le ricette dei ristoratori del territorio Covar 14. Il ricettario “Cucina con gli avanzi”, che come logo ha un elegante cassonetto anziché un mestolo o un cappello da chef, si trova anche online e spazia dal pasticcio di pasta gratinata al forno alle crocchette di spaghetti e pollo, dagli “avanzi di pollo alla povera donna” ai biscotti d’autunno. Durante la serata sono state premiate alcune pietanze. Prima si è espressa la giuria tecnica, composta dal presidente del Covar 14, dall’ Executive Chef di Eataly Giorgio Chiesa, dal presidente di Slow Food Bruno Boveri, dal dirigente scolastico del Bobbio Franco Zanet e dal presidente del Banco Alimentare Roberto Cena: la “Panada” a base di pane con brodo e pomodoro si è aggiudicata il premio “Massimo recupero di cibo – cucina tradizionale”, mentre gli “Sformatini di panettone alle noci” quello “Massimo recupero di cibo – Cucina creativa”. Infine, la giuria popolare non ha avuto esitazioni: il premio “Piatto più buono” è andato alla “Pappa con il pomodoro” e il “Piatto più innovativo” al “Panpollo fritto con verdure ripiene”. “La filosofia del recupero deve essere ampiamente diffusa – ha concluso il preside Zanet – E bisogna educare soprattutto i ragazzi”.  E tra una portata e l’altra, parlando di riduzione dei rifiuti da cibo, molti hanno preso nota di come riproporre a tavola gli avanzi del giorno prima e spesso basta un po’ di fantasia.

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Esperienza sensoriale che aiuta a riscoprire antichi sapori e a provare originali accostamenti, occasione di confronto tra produttori e consumatori, scenario per dibattere sulla tutela del patrimonio enogastronomico, momento per approfondire la conoscenza di culture lontane. Questi sono alcuni degli ingredienti che hanno permesso all’edizione 2010 del Salone Internazionale del Gusto di registrare il record di 200.000 visitatori e ampi consensi. Grazie al connubio con Terra Madre la manifestazione è molto più di un’imponente sagra di prodotti tipici: per cinque giorni, infatti, Torino ha ospitato produttori di ogni Paese del mondo, cuochi e assaggiatori, venditori e insegnanti che hanno puntato l’attenzione sul costruire una produzione alimentare sostenibile e rispettosa del pianeta.

Così, ad esempio, nello stesso ambito è stato presentato il “decalogo per l’isola verde”, un progetto per la salvaguardia e la valorizzazione dell’isola di Ischia (la notizia). Il Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari ha allestito uno stand per informare sulle attività per contrastare le frodi: solo nelle ultime settimane, i Nac hanno sequestrato 4.607 quintali di concentrato di pomodoro cinese destinato a produzioni “made in Italy” e altre 385 tonnellate di pomodori indicati come DOP San Marzano ma in verità provenienti da altre zone (la notizia). Non è mancato neppure un occhio attento alla tecnologia: nell’angolo dedicato alle mele si poteva trovare anche una televisione a forma di mela (news e foto); gli ebook hanno fatto la loro comparsa in uno stand mentre, in un altro, si potevano sperimentare programmi per iphone in grado di fornire all’istante indicazioni sui marchi di prodotti alimentari appena inquadrati dalla fotocamera. Arte e cibo si sono incontrate nelle tante opere di cioccolato, dalla dama agli attrezzi di lavoro del muratore, ma pure nei formaggi a fumetti (sono di Giorgio Sommacal e Rasori le strisce sulla forma di grana che raccontano il Risorgimento con dei buongustai come Mazzini, Cavour e Garibaldi). Gli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo hanno gestito alcuni punti per avere l’opportunità di spiegare che il corso non è finalizzato alla sola cucina, perchè ad esempio c’è anche chi studia le normative alimentari ma sogna di avere un allevamento di capre per produrre formaggi.

Dal Salone del Gusto esce anche un sondaggio sulle abitudini di consumo e di acquisto, realizzato dalla Regione Veneto su un campione di 266 persone: da questo emerge che solo il 5% degli intervistati è soddisfatto delle indicazioni sulle etichette dei prodotti ma ben l’80% si serve da un negoziante di fiducia (articolo con dati). Ma il dato su cui bisogna veramente riflettere l’ha lanciato il vicepresidente di Slow Food (uno degli enti promotori dell’evento), l’indiana Vandana Shiva: “Il 50% del cibo prodotto negli Stati Uniti viene gettato o non utilizzato. Invece di un grande business legato alle monoculture, abbiamo bisogno di fattorie che preservino la biodiversità. Monoculture come la soia non risolvono i problemi legati al cibo, ma li creano” (fonte, Ansa). Questa denuncia lascia cadere sull’evento un retrogusto un po’ amaro – senza nulla togliere alla bontà dei sapori – per spronare consumatori, produttori e media ad una presa di coscienza: la buona economia passa anche dalla tavola.

 

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