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Posts Tagged ‘Scrittori in Città’

Una mezza pagina di diario nata mettendo in ordine qualche appunto e alcune interviste…

Novembre è un mese che ho spesso visto come passaggio da un ottobre ricco di inizi e progetti che prendono forma a un dicembre che punta verso il Natale e a tanti appuntamenti con musica, incontri e letture. Quest’anno sono stata piacevolmente smentita. A novembre, infatti, tra le giornate piene di mail e telefonate per organizzare articoli e presentazioni con autori, si sono incastonati due festival letterari di qualità in cittadine che sono espressione del proprio territorio oltre che di una forte volontà di declinare la cultura per tutte le fasce di età: Libri in Nizza e scrittorincittà. A entrambi ho partecipato come giornalista culturale e ufficio stampa di PerfectBook e del blog letterario #ReadYourLife.

Eventi così mi hanno permesso, ancora una volta, di riflettere sulla bellezza degli incontri (sempre lasciarsi stupire!) al di là di ciò che offre il programma e sulla possibilità di scoprire una città, anche non molto lontano da casa, magari osservandola attraverso gli occhi di chi la vede per la prima volta e l’ha raggiunta macinando centinaia di chilometri. Ho ascoltato autori parlare dei loro libri entusiasmando tanti giovani (da Antonio Dikele Distefano a Marco Erba) e altri ne ho intervistati (profondo e allegro lo scambio avuto con Veronica Pivetti); infine, davanti a un buon piatto si sono sviluppate belle chiacchiere: a Nizza in compagnia  dell’amica Noemi Cuffia (con cui spesso si parla di libri e la trovate qui) e di Francesca Rodella; a Cuneo ho gustato un’improvvisata passeggiata letteraria su “La storia infinita” di Michael Ende grazie a Saverio Simonelli e a Gabriele Clima (non saprei dire chi di loro due ami di più quel romanzo), mentre con Filippo Simonelli son finita a parlare di musica (consiglio il suo blog Quinte parallele) e, non so come, di calcio e con Andrea Valente mi son fatta trascinare in un divertente vortice di aneddoti letterari e considerazioni sulla letteratura per l’infanzia.

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Ci sono luoghi che si trasformano, che raccontano di come l’uomo li ha prima abitati e poi abbandonati, luoghi che entrano nella storia personale e collettiva. “Gli spazi fisici in Italia sono davvero delle cartine tornasole su cosa sta accadendo”, ha affermato lo scrittore Giorgio Vasta moderando l’incontro “Tra luoghi che non sono più e non sono ancora” all’interno della rassegna Scrittori in Città di Cuneo intitolata quest’anno “Terra, Terra!”. Insieme a Vasta si sono confrontati altri due scrittori con i rispettivi “reportage affettivi se non addirittura affettuosi verso i luoghi”: Giancarlo Liviano D’Arcangelo, autore di Invisibile è la tua vera patria (Il saggiatore), e Antonella Tarpino, che ha scritto Spaesati (Einaudi). “In questi due libri l’esperienza è quella di chi non è arrivato ed è passato dopo un’occhiata generale, ma di chi ha deciso di continuare a guardare e riconoscere nello spazio la metamorfosi che il tempo ha operato” ha sottolineato Vasta.

scrittori in città incontro

Ci sono baite disabitate o fabbriche in disuso che ora “scontano una sorta di invisibilità”; parlarne significa recuperarne la memoria. Così nel libro di Tarpino si può leggere la storia della borgata alpina Paralup del cuneese e in quello di D’Arcangelo si osserva la città di Ivrea profondamente segnata dall’esperienza olivettiana. “Nel viaggiare e vedere luoghi abbandonati ci si deve confrontare con una sorta di alterità e si capisce che nell’alternanza di vuoti e pieni lo scrittore deve colmare proprio dei vuoti usando le tracce che vede – spiega D’Arcangelo – Dentro un luogo spesso la storia collettiva incontra la storia personale proprio grazie a un elemento che pare fuori periodo storico”. Per alcuni luoghi si riesce per fortuna a percepire una sorta di seconda vita che trasmette una “sensazione di memoria virtuosa” come la definisce Tarpino: un esempio è la cascina di San Lorenzo di Guazzone nel piadenese, in cui si assiste “a una forma di meticciato culturale, un luogo dismesso e poi recuperato da una famiglia indiana che opera nella mungitura”.

Dall’osservazione alla narrazione. “I luoghi vengono abbandonati ma qualcuno ci si riaccosta e decide di farli rivivere attraverso i racconti – ha aggiunto Vasta – Nell’incrocio virtuoso tra lessico e linguaggio ci può essere la comprensione del racconto degli spazi in abbandono”. La narrazione è così uno strumento per dare nuova linfa ai luoghi abbandonati secondo D’Arcangelo, mentre per Tarpino scriverne significa “prendersi cura dei luoghi e dare loro forma”. Perché “la memoria è un investimento sul futuro“. 

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