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Settembre è il mese delle sagre e mentre paesi e città si animano per promuovere i loro prodotti tipici ed offrire degustazioni, si allarga la discussione sulla qualità di queste manifestazioni. Le sagre sono tante e secondo il professor Renato Novelli andrebbero “ridisegnate all’interno della loro natura originaria e autenticità e su questa base offerte ai turisti come conoscenza di piacere, ma sempre incontro con la società locale”. Novelli propone di formare un gruppo di lavoro per selezionare “sagre filologiche”, che basino la cucina sul rapporto con la terra, il luogo e la cultura popolare locale (leggi l’intervista). Sull’argomento si è espresso anche Ido Perozzi, presidente di Vinea (associazione produttori viticoli): “Molte non hanno nulla di tipico. Ritengo quindi che il problema non sia soltanto quello del numero di sagre, seppure alto, ma dei prodotti utilizzati per la preparazione dei piatti. Un argomento questo che, seppure in maniera diversa, coinvolge tutti gli operatori della ristorazione” (leggi l’intervista).

Mangiare in piazza, sotto tendoni che coprono lunghe tavolate, piace non solo alle famiglie ma anche ai gruppi di giovani: il turismo enogastronomico è in continuo aumento a discapito della ristorazione tradizionale. Secondo un’indagine della Coldiretti, i prezzi sono concorrenziali, tanto che in questo mese ben tre italiani su quattro decideranno di partecipare alle sagre. In un articolo che riporta in sintesi l’analisi dell’associazione agricoltori, si legge che il 35 per cento dei festeggiamenti è dedicato all’uva e al vino, il 22 per cento alla verdura e alla frutta, l’11 per cento ai funghi ed il resto a carne, pasta e pane.

Per favorire queste manifestazioni scendono in campo diversi enti: la Regione Piemonte, ad esempio, ha finanziato sedici treni gratuiti per il Festival delle Sagre di Asti tra l’11 e 12 settembre.  Ma la promozione della festa passa anche attraverso iniziative che richiamino più gente ed una maggior attenzione dei media. Nascono così i record. Carmagnola, città di 28mila abitanti nella cintura Sud di Torino, è entrata nel Guinness dei Primati per la preparazione della peperonata più grande del mondo: nell’ambito della 61esima Sagra del Peperone, dentro un pentolone di tre metri di diametro messo sul fuoco in piazza Sant’Agostino, sono stati cotti ben 1190 chili di peperonata con le quattro varietà locali di peperoni. Un giudice del Guinness World Records giunto da Londra ha sovrinteso alla cottura e alla distribuzione, terminata in meno di un’ora. E se qualcun altro volesse provare, ecco gli ingredienti della ricetta: 139 kg di cipolla; 71 kg di olio di semi di girasole; 108 kg di passata; 327,5 kg di peperoni Quadrato; 350 kg di peperoni Trottola; 246 kg di peperoni Corno di Bue; 40 kg di peperoni Tomaticot. Ancora, a Sale Marasino (provincia di Brescia) per la sagra della zucca è stata premiata una cucurbita di 507 chili (notizia e foto). Ci sono poi feste che tornano in vita dopo anni di silenzio: accade per la Sagra del Toro allo Spiedo di Busca, dove questa carne è definita “oro rosso”. Ancora, ci sono città che pensano anche a chi ha disturbi alimentari: la Sagra della Tellina al Borghetto dei Pescatori di Ostia lancia gli spaghetti senza glutine per i celiaci conditi però con i molluschi (la notizia). Tanti i siti in internet che riportano date e programmi, provare per credere, ognuno scelga la sagra che preferisce.

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