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Posts Tagged ‘poesia’

(Leggere il post ascoltando Somewhere over the rainbow nella versione di Israel Kamakawiwo’Ole)

Poche righe possono contenere grandi pensieri e una catena di riflessioni. A maggior ragione se si tratta di una poesia così sapiente, dolce e profonda come The Rainbow di William Wordsworth. Ogni tanto torno sui versi di questo poeta romantico inglese che racchiude nell’immagine dell’arcobaleno l’intimo sentire capace di donare speranza e accompagnare il fluire del tempo scandendo le fasi della vita. Mi incantò la prima volta che la lessi al liceo durante la lezione di letteratura inglese (grazie prof!), mi ha affascinato quando l’ho ripresa in un corso all’università e ancora continua, così quest’anno ho voluto proporla in terza media (le parti si invertono: sono io la prof ora).

My heart leaps up when i behold

A rainbow in the sky:

So was it when my life began;

So is it now I am a man;

So be it when I shall grow old,

Or let me die!

The Child is father of the Man;

And I could wish my days to be

Bound each to each by natural piety.

Che bello confrontarsi con la curiosità dei ragazzi e entrare insieme nel significato della poesia! Chi non è rimasto incantato almeno una volta a osservare l’arcobaleno? La bellezza della natura muove il cuore. “Il mio cuore sobbalza quando vedo un arcobaleno nel cielo”…

arcobaleno
Bisogna preservare la capacità di provare stupore di fronte alla bellezza, è anche questo che ricordano le parole di Wordsworth. Non c’è limite di età per farsi toccare dalla bellezza e lasciarle spazio. “Il bambino di ieri è l’uomo di oggi e il bambino di oggi è l’uomo di domani”: un passo del commento alla poesia che i ragazzi hanno letto per la festa di fine anno scolastico (bravi!). Mi sono emozionata nel sentirli recitare convinti My heart leaps up, con le pause e sfumature che hanno colto…

Non so se sia colpa della poesia o dell’anno scolastico appena concluso (lo so bene, c’è chi deve ancora affrontare gli esami), ma ricordi e sensazioni si fondono lasciando impresso il sorriso: “emotion recollected in tranquillity” le chiama Wordsworth.

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Portovenere. Il nome già tradisce la bellezza del luogo, ma nulla rivela delle suggestioni letterarie che emana e racconta anche a chi di letteratura poco conosce. Un paese sulla costa spezzina, sulla sponda occidentale del Golfo dei Poeti (non per nulla!), inserito tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco con le Cinque Terre e le isole Palmaria, Tino e Tinetto. La prima volta che ci sono stata era una sera d’autunno e ho visto il tramonto, fugace e tiepido, con il mare che si scuriva e le luci del borgo che si accendevano. Poi ci sono tornata, alcune settimane fa, e ho assaporato altre sfumature di colori e sussurri delle onde, profumi e eco di poesia.

Portovenere

Ho un piccolo rituale vacanziero che anche questa volta non ho mancato: scattare una foto dalla stanza in cui alloggio. La mia “camera con vista”. Non si tratta solo di riprendere la bellezza del paesaggio, ma di portarsi a casa (prima ancora nella mente e nel cuore) un particolare punto di osservazione, attorno a cui ruota la vacanza, breve o lunga che sia.

Vista da una camera dell'Hotel Belvedere di Portovenere

Vista da una camera dell’Hotel Belvedere di Portovenere

Portovenere è legato al nome di Lord Byron, poeta inglese che vi soggiornò nel 1822 e “ardito nuotatore che sfidò le onde del mare” arrivando fino a San Terenzo vicino a Lerici (pare per andare a trovare i coniugi Shelley). Sugli scogli a destra della chiesa di San Pietro c’è una grotta a lui dedicata e una targa ricorda sua impresa. Grande l’amore di Byron per il mare, tanto da farne il protagonista del poema “Il Corsaro”, scritto però nel 1814; lo descrive con intensità e tratteggiando tonalità profonde: “Sulle serene onde del mar azzurro cupo”. Un sentire tipico del Romanticismo, quando parlare di mare significava evocare libertà di pensiero e passioni.

Come Mrs Ramsay in Gita al faro di Virginia Woolf, non ho potuto trattenermi dall’esclamare “Oh, how beautiful!” durante la mia gita in battello per visitare l’arcipelago… e un piccolo faro l’ho anche avvistato. Rapita dalle infinite tonalità di blu e dalla nitidezza del cielo mi è tornata alla mente una citazione della scrittrice inglese (che io tanto amo, ormai si sarà capito): “Ogni onda del mare ha una luce differente, proprio come la bellezza di chi amiamo”.

Sarebbe troppo scontato collegare l’immagine di quel gabbiano che si è fermato sul muretto, accanto alle scalinate che portano alla Grotta Byron, solo al famoso pennuto Jonathan Livingston, sebbene quel nome sia stato il primo a balenarmi in mente (chi non avesse ancora letto il racconto di Richard Bach, se lo gusti: l’estate è il tempo adatto). Poco dopo, durante il giro in battello, ho ricordato i primi versi del poema “The seagull” di Mary Howitt: “Oh the white seagull, the wild seagull, a joyful bird is he”. Tanti i gabbiani che si librano nel cielo di Portovenere (sentirne il richiamo la mattina presto è affascinante) e qualcuno tenta anche un contatto con l’uomo, come quell’astuto esemplare che accettava briciole di pane da una coppia di anziani seduti su una panchina vicino agli scogli.

Tante le suggestioni del luogo…

“Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell’infinito svolgersi dell’onda
l’anima tua”

(Charles Baudelaire, L’uomo e il mare)

Porticato accanto alla chiesa di San Pietro - Portovenere

Porticato accanto alla chiesa di San Pietro – Portovenere

Dedico questo post agli amici con cui ho condiviso le piacevoli visite a Portovenere, in particolare a mia sorella Margherita che è stata protagonista della più recente…

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Torino, cintura sud. Capita che in una giornata con le strade bloccate di neve e il freddo che imperversa, pochi bambini riescano a raggiungere la scuola. Così, la maestra si trova a dover adattare la lezione scegliendo di dar vita ad un momento creativo per far sposare fantasia e programma di italiano. Come nascono le poesie in rima e cosa sono i limerick?
Questo è il risultato:

Mi sono svegliato stamattina
e ho guardato verso la collina
tutto era bianco
ed io ero stanco.
A scuola dovevo andare
ma io volevo giocare
un pupazzo volevo fare
e nella neve rotolare.
Quando a scuola sono arrivato
la maestra mi ha lodato:
ho sfidato la tempesta
e i compagni mi hanno fatto festa.
Vicini vicini ci siamo messi
e a dire il vero sembravamo
pesci lessi.
Di geometria abbiamo
risolto dei problemi
ma non abbiamo ricevuto premi.
Aspettiamo fiduciosi
l’intervallo per divertirci
con qualche ballo.

* Ringrazio la maestra Roberta e la sua classe per aver condiviso il lavoro.

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