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Posts Tagged ‘pascolo vagante’

La ricerca delle proprie origini è un tema molto affascinante e tanti scrittori l’hanno coniugato in diversi modi. Marzia Verona l’ha colto come spunto per raccontare storie di pastori e di montagna nel suo romanzo Lungo il sentiero (edito da L’Artistica Editrice). Una piacevole lettura incontrata per caso a settembre a Pordedonelegge, ma la conoscenza con Marzia risale in verità ad alcuni anni fa (ne avevo scritto qui). Marzia Verona descrive la pratica del pascolo vagante con passione e verismo perché è una realtà che segue quotidianamente, camminando al fianco dei pastori attraverso campagne e vallate piemontesi ma non solo, e che poi riporta sul suo blog “Storie di pascolo vagante”.

Dedica di introduzione al romanzo Pascolo vagante

Dedica di introduzione al romanzo Pascolo vagante

 

L’ultimo libro di Marzia Verona è un volume fotografico intitolato Pascolo vagante 2004 – 2014 pubblicato dalla stessa casa editrice con testo francese a fronte, perché la comunità di pastori Oltralpe è numerosa e molto attiva. Una raccolta di immagini scattate dall’autrice durante transumanze e fiere in dieci anni: si offre così l’opportunità al lettore di vedere come questa tradizione resista pur tra tante difficoltà (molte delle quali burocratiche) e affascini i giovani tanto da poter quasi parlare di un “ritorno alla pastorizia”.

Nulla di più naturale quindi, che presentare i libri di Marzia Verona proprio in uno di quei paesi in cui transitano le greggi da lei immortalate che ho incontrato…

Locandina Libro Verona 2

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Questo mestiere me l’ha insegnato mio nonno, ma senza passione non è possibile portarlo avanti”: così si presenta il 54enne Fulvio Benedetto, pastore di Angrogna che sta girando per le campagne torinesi e astigiane con le sue pecore. Ha iniziato la transumanza negli ultimi giorni dello scorso ottobre, da Fenestrelle, e la terminerà in primavera in Valleandona: è un cammino necessario per prepararsi al pascolo estivo in montagna a Pragelato. Il lungo giro è scandito da tappe di circa dieci chilometri e soste di alcuni giorni su terreni dove si riesce ancora a trovare erba o resti di mais: “Chiedo il permesso ad amici e conoscenti agricoltori di fermare un po’ le pecore nei loro campi, poi ci si rimette in marcia – tratteggia Benedetto, reggendo un bastone nodoso e non abbandonando lo sguardo dagli animali che brucano davanti a lui – L’organizzazione del viaggio inizia circa sei mesi prima della partenza, inviando tutta la documentazione e il programma all’Asl che avvisa la Questura e i vari Comuni dove passiamo: per fortuna oggi esiste l’e-mail che sveltisce le pratiche, fino a qualche anno fa occorreva portare i documenti di persona nei vari uffici e fare richiesta ai sindaci”.

Ma questo pascolo vagante, otre a circa 1.000 pecore di razza finarda bianca, è composto anche da 100 capre, 200 agnelli e 17 asini: a vegliare su loro ci pensano Benedetto ed un altro pastore insieme ad una dozzina di cani. Come unico riparo e punto di appoggio hanno l’auto con roulotte e la maggior parte del tempo trascorre in mezzo al gregge. “I cani controllano quando gli animali si muovono e avvertono se c’è qualche pericolo: è già capitato ad esempio di incontrare anche dei lupi verso i monti – accenna il pastore – Addirittura, un anno i lupi hanno sgozzato 42 pecore e 11 agnelli. Occorre sempre stare attenti”. Il racconto è però costellato anche da aneddoti che fanno spuntare il sorriso: “Le pecore che devono partorire hanno bisogno di essere seguite con cura e si prova sempre tenerezza quando nascono gli agnelli – prosegue Benedetto – Per postarci mettiamo i piccoli nelle ceste sul dorso degli asini. Nel 2008 ne sono venuti alla luce circa 500; possono nascere anche ad una temperatura di meno 12 gradi e star bene perché l’importante è che succhino subito il primo latte dalla mamma”.

La transumanza è una usanza antica nata tra il Gargano e l’Abruzzo, ma poi diffusasi anche in altre regioni d’Italia ed oggi di sicuro meno praticata. Eppure c’è chi ancora si lascia affascinare dalla vita del pastore e non si tratta solo di persone che ereditano l’attività di famiglia. Un esempio ne è Barbara Saltarini, nipote di Renato Rascel, che circa dieci anni fa ha deciso di smettere di fare la commessa di negozio e diventare pastora nell’entroterra di Imperia badando a 15 capre; così ora trascorre le giornate nella propria azienda agricola situata nella canonica dell’antico santuario di Rezzo, occupandosi di allevamento, mungitura e produzione di formaggi (leggi l’articolo). Navigando su internet si può leggere il blog di Marzia Verona interamente dedicato al pascolo vagante e all’allevamento: si incontrano post ricchi di particolari di vita agreste e di fotografie che descrivono la quotidianità in stalle di pianura e di alpeggio, ma non mancano neppure informazioni tecniche e notizie varie sul mondo della pastorizia. Proprio su queste pagine si possono reperire numerosi link di altre vite accomunate dalla passione per pecore, capre e seguito. Non mancano i giovani che si innamorano di uno stile di vita che a molti oggi sembra lontano o difficile da perseguire perché distante dalle comodità e condito di sacrifici: “In Val Pellice ci sono diversi ragazzi pastori; io conosco un diciottenne che mi talvolta mi aiuta e ha il sogno di avere un proprio gregge – riprende Benedetto – Per fare il pascolo vagante bisogna adattarsi a vivere in giro con le diverse condizioni meteorologiche e spesso anche alla solitudine, ma è tanta ed impagabile la soddisfazione che si prova seguendo passo a passo i propri animali”. E osservando gli occhi e il sorriso di questo pastore è facile credergli. “E’ bello trovare qualcuno durante gli spostamenti che si congratula con noi perché continuiamo queste tradizioni” sintetizza Benedetto. E mentre saluta squilla il cellulare che tiene in tasca: forse qualcuno vuole sapere le prossime tappe del pascolo vagante.

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