Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Paola Capriolo’

La storia, quella che accomuna tutti (o molti), passa e si racconta anche attraverso piccoli gesti e cose di uso quotidiano. Non solo libri e opere d’arte, ma anche tazze e abiti, giochi e utensili.

Mi ricordo che da piccola era quasi un’avventura andare sul solaio nella casa dei nonni alla ricerca di qualcosa che poteva tornare utile: tutto assumeva un’aura di mistero e incanto, ancor più se era ricoperto da un bello strato di polvere resa luminosa dalla luce che filtrava dalla finestrella sul tetto. Oggetti che attraversavano il tempo e parlavano della famiglia.

Mi ricordo che durante gli anni della scuola media il professore di arte faceva restaurare a noi ragazzi dei vecchi pezzi in legno usati dai contadini a fine ‘800 o inizio ‘900: Riccardo Assom ci ha insegnato a trattarli con rispetto e a scoprirne le origini, a custodirli e tramandarne il significato. Il frutto di quel lavoro continuato per una decina di anni coinvolgendo allievi e famiglie è ora visibile in un museo di storia locale, il Museo di Cultura Popolare e Contadina di Villastellone, uno spazio che continua a crescere e a raccogliere testimonianze ma anche a ospitare mostre che zoomano su gente e oggetti di oggi mettendo così epoche e tempi a confronto.

Mi ricordo il mercatino di Calvi (Corsica), visitato a inizio agosto: un grande spiazzo appena fuori la città popolato di banchetti e teli da spiaggia ricoperti di cose di ogni genere, dalle scarpe ai vasi, dalle bambole ai libri, dai vestiti agli attrezzi. Occasionali venditori, alcuni bambini, cercavano di conquistare i turisti che si fermavano prima di andare in spiaggia. La storia quotidiana si intreccia con la storia del Paese nelle tazzine con il ritratto di Napoleone e nel giornale che riporta l’esposizione internazionale di Parigi, ma anche nel ricettario di piatti tipici locali e nelle cartoline d’epoca.

Mi ricordo la bellezza del mercatino dell’antiquariato di Sarzana in cui anche quest’anno ho gironzolato felice per una sera con un’amica (colpa sua se questo appuntamento è diventato quasi imperdibile per me): quanti libri e oggetti vintage e fin anche antichi! Un appuntamento che richiama specialmente i collezionisti.

Mi ricordo: è questo il titolo del romanzo di Paola Capriolo edito da Giunti che mi ha catturata per la sua intensità e per l’intreccio. Un titolo che, per la verità, mi ha subito rimandato a un esercizio di scrittura creativa fatto anni fa durante un corso tenuto da Giorgio Vasta. Ma questa è un’altra storia… Nel libro il lettore viaggia tra passato (quello degli anni ’30 e ’40 con la persecuzione degli ebrei) e contemporaneità seguendo fili che portano a rivelazioni e conferme. L’autrice ha disseminato nella narrazione espressioni che permettono di scendere nell’animo delle due protagoniste, Sonja e Adela, che si raccontano a capitoli alterni: l’azione, più che dai fatti, è data dal moto delle zone d’ombra e di luce che le caratterizza e scuote. “Sento il bisogno di un altrove così totale” scrive Adela, figlia di un medico ebreo che abita in una casa borghese, al Maestro illustre poeta con cui parla spesso di bellezza e poi di paura. Non stupisce quindi ritrovarsi a leggere la citazione tratta da L’idiota di Fiodor Dostoevskij: “Ma quale bellezza salverà il mondo?”. Anzi, tale frase inanella con maggiore determinazione il contesto e le considerazioni della giovane. Poi vi è Sonja, che lavora come badante di un vecchio malato proprio in una bella casa tanto ricca di passato: la donna deve fare i conti con domande che riaffiorano, dolori e ricordi dai quali non riesce a sottrarsi. Attraverso queste due figure l’autrice racconta una storia corale che diventa storia privata e personale tanto che, proprio quando i dettagli si allineano, passato e presente si fondono e giustificano vicendevolmente. Così, osservando la copertina del romanzo, alla fine della lettura quasi ci si chiede se quella donna tra le nubi stia precipitando o fluttuando mantenendosi a galla…

Mi ricordo

 

 

Annunci

Read Full Post »