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ragazzi varsavia

I libri non muoiono, anche quando escono dal mercato o dal catalogo di una casa editrice, specialmente quelli che si trovano nelle biblioteche comunali o scolastiche dove possono incontrare sempre nuovi lettori.

Andando a tenere un corso di social network in una scuola media mi sono imbattuta in un libro di narrativa lasciato su un banco in un corridoio: pensavo che giacesse lì dimenticato da tempo e ho scoperto invece che proprio grazie a questa sua insolita posizione ha attirato la curiosità di diversi studenti così come anche di personale non docente che l’ha letto con gusto. Si tratta di un volumetto di 250 pagine, con la copertina ormai ingiallita e segnata dall’uso, edito da Giunti – Marzocco nel 1966: I ragazzi di Varsavia dell’austriaco Winfried Bruckner, pubblicato nel 1963 e premiato dallo Stato austriaco. A suggerirne l’acquisto di questo libro, a suo tempo, sarà forse stato l’insegnante di italiano o quello di storia trattando della persecuzione degli ebrei nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale. La vicenda si svolge a Varsavia, nel ghetto ebraico: un libro per far comprendere il dramma di quella tragica situazione che ha accomunato gente di ogni età; allo stesso tempo però – come indicato sulla quarta di copertina – con questo racconto non si vuole cercare la condanna del popolo tedesco evidenziando la distinzione tra popolo e regime, “fra alcuni uomini efferati e la massa impotente”…

Diversi possono essere i motivi per cui il libro non è più in commercio. Il mercato dell’editoria è in continua Nazi-hunters coverevoluzione e si arricchisce di migliaia di titoli ogni anno. A ciò si aggiunge ancora il fatto che sempre più spesso – e sapientemente – i libri di narrativa per ragazzi vengono integrati con schede di approfondimento, note e proposte di attività che l’insegnante può utilizzare secondo le esigenze della classe e di programma.

Giunti ha in catalogo un altro libro per ragazzi che racconta il periodo nazista, forse in chiave più avvincente – a mio parere – per la sensibilità degli adolescenti di oggi legando la struttura di una spy story a un’attenta ricerca storica: Nazi hunters del giornalista e saggista americano Neal Bascomb, una versione per giovani tratta dal bestseller internazionale Haunting Eichmann. La storia attinge a fatti reali: nel 1945, alla fine della II Guerra Mondiale, Adolf Eichmann, uno dei capi della campagna nazista “soluzione finale” (organizzava il traffico ferroviario che trasportava gli ebrei ai campi di concentramento), si rifugia in Argentina dove sedici anni dopo viene rapito alla fermata di un autobus da spie del Mossad e trasferito segretamente in Israele per essere sottoposto a un processo per i crimini di guerra. Il libro narra come tutto ciò sia avvenuto partendo dalla riapertura del caso Eichmann per mano di un avvocato ebreo emigrato in Argentina. L’autore non tralascia di affiancare l’aspetto psicologico a quello storico permettendo ai ragazzi di comprendere meglio la tragedia dell’Olocausto, il destino degli ebrei e – cosa non meno importante – cosa è avvenuto in seguito alla liberazione.

Quindi, così come i libri non muoiono, la Storia resta in eredità alle generazioni e leggere è di sicuro un modo per fare memoria e crescere nella riflessione perché l’uomo possa imparare a costruire il bene (questa non è retorica, ma un augurio autentico)…

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Il 27 gennaio è la data che ricorda l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il campo di concentramento costruito dai nazisti nella Polonia occupata della II Guerra Mondiale.

La Giornata della Memoria è stata istituita con una legge nel 2000 “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

Quella tragedia si studia e si legge nei libri, ogni anno televisioni, giornali e radio propongono le testimonianze dei sopravvissuti e i video che mostrano i luoghi dell’orrore; numerose scuole seguono progetti per raccogliere pensieri e riflessioni sulla Giornata della Memoria e incontrare chi ha vissuto sulla propria pelle la deportazione (ad esempio, l’Itis di Biella, le scuole medie di Monterosso e il liceo classico Benedetto da Norcia di Roma). Molto materiale utile si può trovare sui siti Olokaustos e Moked-GiornoDellaMemoria, ma anche sulla pagina del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà.

Vittorio Foa, intervistato sull’argomento nel 2002, sottolinea che celebrare il Giorno della Memoria “non è solo il ricordare il fatto, ma il lavorarci sopra. (…) Cosa significa ricordare quando il trascorrere del tempo attenua fortemente il vigore delle immagini? (…) Che certe memorie si attenuino, si raddolciscano, non mi preoccupa. Mi preoccupa altro. Mi preoccupa innanzitutto che sorga l’occasione della negazione dei fatti (…). In secondo luogo mi preoccupa il modo in cui i fatti vengono detti”.

Ricordare significa non dimenticare. E per certi fatti non dovrebbe esserci bisogno di una data fissata da una legge perché l’uomo si ricordi di imparare dalla storia e di non gettare nel dimenticatoio migliaia di vittime sacrificate in nome di un’ideologia malata.

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