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Posts Tagged ‘musica’

Quando il cd “Baci sporchi” di Alan Zamboni è approdato nelle mie mani, è nata subito la curiosità di individuare tra le parole dei testi l’origine del titolo, che pare provocatorio e divertente allo stesso tempo. Ho conosciuto quest’opera passando attraverso la lettura del libro scritto dallo stesso Zamboni, L’ultimo quadro di Van Gogh (Infinito edizioni): un’esperienza multisensoriale che passa dalla lettura del racconto ricco di descrizioni e carico di immediatezza all’ascolto dell’omonimo cd realizzato ad hoc dal cantautore bresciano.

Ascoltando le canzoni sembra di camminare insieme al cantautore per ricostruire vite e percorsi; la musica miscela tratti di dolcezza a sonorità che rievocano le sensazioni di un gioco a nascondino. “Hai creduto, non fossi capace a conservare questo amore lento e ammaccato”… Passione, smarrimento, solitudine e ancora una vena che guida all’euforia. Di brano in brano si incontrano dei personaggi noti e altri più comuni, rivisitati alla luce di un “bacio” (immagine scelta per simboleggiare l’incontro e la canzone stessa): Ulisse, Pierrot, i fratelli Lumière, zia Betty e una serie di viaggiatori alla ricerca di qualcosa.

“Il cd è nato dall’idea di fare un percorso che dal romantico portasse al surreale. Non a caso si parte con un brano dedicato a Chaplin, icona cinematografica del romantico, e si arriva a Buster Keaton, icona del surreale – tratteggia Zamboni – Quindi il percorso attraversa la poesia dei fratelli Lumière ma anche l’ironia con brani sempre dedicati al mondo del cinema, come quello su Scarlett Johansson, oppure con brani proprio cinematografici come “Stelle invadenti”. Alla fine spero emergano e convivano due anime…una più poetica e riflessiva, l’altra più ironica e surreale”. Ma sono baci sporchi “perché sono resi imperfetti dall’istante, dalla musica, dalla voce, dal testo… sporcati dal desiderio di farne canzoni e quindi resi un po’ più umani… o almeno così sembra a me” riprende l’autore, che definisce questa raccolta una giostra. Su e giù come sull’altalena, giri in tondo e salti nel vuoto che lasciano la voglia di imbrattarsi con questi baci.

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Gippa (foto di Gabriella Ceron)

Suona per passione e insegna a cantare e creare musica ai bambini: Gippa, all’anagrafe Giuseppe Fortunato, è un geometra che ha finito i suoi studi al conservatorio di Torino specializzandosi in flauto traverso ed ora lavora in campo educativo scolastico cercando di coniugare la quotidianità in chiave musicale. “Ho avuto tantissimi sogni da bambino, ma quelli che mi venivano meglio erano legati all’immagine di me seduto con la radio accesa mentre tengo il tempo e in un attimo ero ovunque volessi – racconta il musicista 34enne – Oggi è più o meno uguale. A volte è da questi momenti che nascono le emozioni giuste per relazionarsi con la musica”. Tutto parte dalla passione. Durante i laboratori musicali la classe si trasforma in una sala di registrazione: così Gippa insegna i testi delle canzoni ai bambini raccontando come sono nate le parole e si sono trasformati i dialoghi dei personaggi delle fiabe, spiega come comportarsi davanti ad un microfono e come sentire la musica in cuffia, ma soprattutto cerca di far capire che ognuno può esprimere molto con la propria voce.  Su youtube si possono trovare sei canali con i video delle sue creazioni: flute out raggruppa pezzi ri-arrangiati con il flauto; gippatube è dedicato alle sue canzoni pop-rock-latin; su ilsuonodiCharlie si trovano varie canzoni didattiche frutto di laboratori nelle scuole; chescirechannel è il canale delle canzoni scritte da Gippa su Alice nel paese delle meraviglie che hanno caratterizzato un intero corso didattico; in ozistherainbow ci sono canzoni a tema sul film “Il Mago di Oz” ed infine in galleriadeibriganti si possono ascoltare canzoni ideate per raccontare la fiaba “I Musicanti di Brema”.

Quali generi musicali hai “masticato” crescendo e quali preferisci? Ci sono artisti che consideri dei “maestri”?

A scuola ho avuto un’impostazione “stra-classica”, non solo classica. Disciplina e applicazione, silenzio e pedalare. Ma ho sempre ascoltato di tutto, a 360 gradi, anche la “tunz dance”. L’artista pop italiano che considero “comunicatore per eccellenza” è Lorenzo Jovanotti mentre non mi piacciono artisti o gruppi che scrivono testi vittimisti. Credo che chi scriva musica abbia una grande responsabilità: donarla in modo costruttivo, positivo; prendiamo ad esempio Romeo e Giulietta di Nino Rota: è struggente ma tocca note che non ti fanno mai perdere la “speranza”.

Insegni musica ai bambini lasciando che siano loro a creare. Come avvengono le lezioni e quali sono le reazioni dei bambini?

Mi piace farmi trasportare dalle loro idee, sentire che cosa piace, leggere emozioni nell’ esposizione di un’idea; la realizzazione della canzone Dado Dadino, che ho musicato con una classe per un laboratorio, ha seguito proprio questo iter. Quando insegno le canzoni ai bambini, le lezioni sono un mix tra gioco, disciplina e scherzo; ogni tanto credo di sembrare anche un po’ “pazzo”, ma io mi sento normalissimo. I bambini rispondono anche in modo maggiore a quello che gli do proprio perché sono bambini ed il filtro nelle emozioni lo hanno solo gli adulti.

Quale spazio dovrebbe essere dato alla musica nelle scuole e cosa può veicolare?

Per quello che ho visto io, da quando lavoro nelle scuole, fino a qualche anno fa il modello scolastico italiano per la primaria era molto funzionale e dava molto spazio alla musica: certo, aveva ampi margini di miglioramento davanti, ma una buona base. Credo che ogni singolo istituto, avendo un proprio discreto budget, potesse scegliere con relativa “tranquillità” l’attività didattica musicale più indicata; ora, con tutti questi tagli statali e, secondo me, una scuola pubblica sempre più alla rovina, quello che una volta era un diritto non lo è più, la musica in un certo senso sembra un bene di “lusso” e la prima cosa che si fa in un qualsiasi sistema che zoppica è “tagliare” iniziando proprio dal lusso. Eppure la musica contribuisce all’integrazione culturale e l’Italia ne ha bisogno, è un bene quindi iniziare a seminarla proprio dai più piccini. La musica deve essere insegnata da chi ne ha competenza e la sa rimandare nel giusto linguaggio, altrimenti si possono fare anche grossi danni (senza nulla togliere alle maestre, non si può insegnare tutto nella vita).

Oggi la televisione propone diversi programmi in cui i bambini si mettono alla prova, cantano e suonano imitando i grandi con brani ideati per i grandi. Da insegnante di musica, cosa ne pensi? Vi possono essere differenze in ambito musicale in base all’età?

Tutto questo non mi piace e non seguo questi programmi. Il bambino ha un’identità delicata e le responsabilità dell’adulto nei suoi confronti sembrano svanire quando inizia a specchiarsi in quello che vorrebbe vedere per lui. Parliamoci chiaro: sono i genitori che portano il proprio bambino in questi programmi. Il bambino ha talento ed è bravo? Vuole suonare o cantare nella propria vita? Ok, ecco il mio consiglio: studiare, forgiarsi, crescere e a quel punto la televisione sarà ancora lì, ma allora si tratterà di una sua scelta. Ripeto, i bambini hanno “identità delicata” e l’orco cattivo della televisione si chiama “Share” ed è molto egoista.

Quali progetti hai per il futuro e quali sogni nel cassetto?

Che bella domanda! Voglio risponderti con una frase di Linus che ho letto e mi è così piaciuta che l’ho fatta subito mia. Charlie Brown: “Cosa ti piacerebbe essere da grande?”, Linus: “Felice da fare schifo!”. E io aggiungo, “ovviamente non da solo”.

Un paio di assaggi di brani di genere differente firmati Gippa:

Heigh-ho! (sulla fiaba “I sette nani”)

Le emozioni

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