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“Tutto ciò che io scrivo accade”
Michael Ende

In mezzo ad alcuni fogli con appunti e a libri su cui sto lavorando, ho ritrovato una lista di titoli segnati durante una serata del gruppo di lettura che ho organizzato quest’anno per l’Unitre di Villastellone. Un appuntamento caduto (casualmente) alla vigilia della festa di San Valentino per cui ho voluto invitare la scrittrice Monica Coppola perché i suoi romanzi hanno tinte rosa (non solo sulla copertina) e danno ampio spazio alle varie declinazioni dell’amore. Un dialogo tra lettori e scrittrice su un particolare genere letterario, per raccontare qualcosa dei libri a tema più amati e offrire curiosi consigli di lettura.

Gruppo di lettura “Happening tra i libri” – Unitre di Villastellone (13/02/2017)

A questo punto la lista ritrovata non può non essere condivisa. Magari proprio tu, lettore, trovi spunti interessanti o, dopo aver scorso le righe qui sotto, ti viene voglia di lasciare un tuo suggerimento…

– Il diario di Adamo ed Eva, Mark Twain
– Le pagine della nostra vita, Nicholas Sparks
– Una storia quasi perfetta, Mariapia Veladiano
– La regina della casa, Sophie Kinsella
– Tre amori, Archibald Joseph Cronin
– Non adesso per favore, Annalisa De Simone
– L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Alice Basso
– Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf
– Il gatto che aggiusta i cuori, Rachel Wells
– Con il cuore di un altro, Claire Sylvia
– Un autunno a Parigi, Véronique Olmi
– Borderlife, Dorit Rabinyan

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Quando finisci un libro che si è insinuato tra le pieghe del cuore e continua a intrecciarsi con i tuoi pensieri, ti chiedi quale sarà il prossimo capace di conquistarti così. Ieri ho terminato Dentro soffia il vento di Francesca Diotallevi (edito da Neri Pozza): la mente torna spesso alla bella Fiamma dai capelli ramati, a Raphael che ama con entusiasmo e non si tira mai indietro, al testardo Yann i cui occhi così profondi affascinano, al titubante e simpatico don Agape che accetta la sfida per andare alla ricerca di risposte. In questi ultimi due giorni a fatica mi sono staccata dalla lettura: pagina dopo pagina vivevo tra le montagne valdostane, nel borgo di Saint Rhémy e tra gli alberi dei suoi boschi, percorrevo il sentiero davanti alla casa dei Rosset e mi ritrovavo nel pianoro dove hanno sostato gli zingari stagnini di cui ancora si legge il passaggio su una pietra.

La scelta del libro è stata frutto di un consiglio di PerfectBook, prima sbirciato su facebook e poi suggeritomi a voce da qualcuno dello stesso team del progetto: “Questo romanzo fa per te, adesso. Ti conquisterà”. Così eccomi incuriosita e approfittando dei ritmi più lenti delle vacanze natalizie mi sono del tutto abbandonata alla lettura. Tante le emozioni affiorate e da cui mi sono lasciata trasportare: dolcezza e malinconia, stupore e tristezza, gioia e dolore. E’ successo: il libro mi ha conquistata.

dentro-soffia-il-vento

 

Francesca Diotallevi ha costruito un’opera bellissima (non è mai semplice usare i superlativi, specialmente per un giornalista, sembra di esagerare e quasi banalizzare ma questa volta non posso farne a meno), una storia intensa ed evocativa. La vicenda, ambientata al tempo della Grande Guerra, racconta passioni e credenze di gente semplice temprata dalla montagna e dalla forza della natura, gente che si sente parte della comunità e per cui la vita all’interno di essa è un aspetto fondamentale. L’autrice ha realizzato descrizioni vivide del paesaggio (dai colori delle piante al candore della neve sulle cime e per le vie) e caratterizzazioni dei personaggi così precise e realistiche che al lettore pare di conoscerli sempre meglio con alcuni tratti che diventano persino famigliari. Il mistero è un ingrediente essenziale della trama, pur non trattandosi di un giallo, perché nell’animo umano resta sempre qualcosa di insondabile e che può all’ultimo sorprendere. Lo scorrere delle stagioni accompagna la vita dei personaggi: Fiamma che conosce i segreti delle erbe e con la sua solitudine e bontà d’animo custodisce un sogno d’amore, Raphael che nonostante la morte in guerra rivive in chi l’ha amato, Yann con la sua ostinazione che ricaccia indietro i sentimenti, don Agape che tenta di sbarazzarsi di un involucro che non gli appartiene per andare alla sorgente della propria fede, Lucien che si sente al sicuro tra i libri e difende una moglie fragile…

Ogni libro è un viaggio unico che disegna nuovi confini per le geografie interiori e della mente, lascia spazio a sogni e pensieri. Talvolta anche a desideri facili da realizzare, come quello nato in me dopo aver letto Dentro soffia il vento: fare una passeggiata a Saint Rhémy en Bosses.

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Ogni tanto mi piace fare un giro in biblioteca, in quella vicino a casa o in un’altra che trovo lungo la via. Un clima differente rispetto alle librerie (servono entrambi gli ambienti per diffondere la passione per la lettura e la cultura). E’ sempre un momento di pausa, i pensieri seguono i libri che incontro. Mi piace osservare le novità acquistate e il posizionamento sugli scaffali dei consigli; talvolta mi soffermo anche a scambiare qualche impressione di lettura con altri utenti che stanno scegliendo il prossimo prestito e che magari indugiano con gli occhi sui volumi che tengo in mano.

In una delle mie recenti incursioni ho trovato un libro che si è rivelata una piacevole sorpresa. Mi ha attirato il titolo, ma non pensavo che quella storia dalle sembianze così distensive potesse offrire tante riflessioni e un buon tocco di ironia da lasciare un segno evidente. Anche i pesci si innamorano, di René Freund edito da Piemme. E’ proprio vero che anche in fatto di lettura c’è un tempo per ogni cosa e quanto un libro possa entrare in noi dipende molto dalla predisposizione (emotiva, ma non solo… a tal riguardo consiglio di seguire PerfectBook) del momento. E quando l’ho restituito in biblioteca ho incuriosito la bibliotecaria e un’altra signora che ancora non l’avevano letto.

anche i pesci si innamorano 1

E’ la storia di un uomo, un poeta tedesco apprezzato dalla critica e dai lettori ma ammaccato dalla vita (un amore finito, ma non solo) e dal cinismo. Dopo un ricovero in ospedale, la sua editrice gli consiglia un periodo di riposo e gli fa avere le chiavi della sua baita in montagna con la speranza che ritrovi creatività e passione per vivere. Lei ha bisogno di un suo nuovo libro di poesie per non chiudere la casa editrice la cui sorte già versa in acque difficili. Una convalescenza, lontano dai ritmi di Berlino e dalla tecnologia, che all’inizio pare forzata ma giorno dopo giorno diventa sempre più salutare (e non ditemi che almeno una volta non avete desiderato anche voi staccare del tutto la spina per qualche giorno?!). Il poeta si scontra con la vita spartana e con la natura, con cui però poco per volta si riconcilia e che diventa elemento indispensabile per la sua risalita. Due le figure che lo accompagnano in questo percorso: la guardia forestale August e la ricercatrice Mara. E’ proprio questa giovane a raccontare ad Alfred che “anche i pesci si innamorano” e ad aiutarlo a recuperare spontaneità e desiderio di amare.

anche i pesci si innamorano 2

Un romanzo caratterizzato da viaggi, fughe e ritorni. Un finale con tutti i pezzi che combaciano e rispondono alle aspettative del lettore create dal gioco di incastri. La particolarità di questo libro, tuttavia, non penso stia tanto nella costruzione della trama, quanto nell’evoluzione psicologica del protagonista e nella sua maturazione: arrivare a comprendere che l’amore è importante e necessario. Ecco perché anche i pesci si innamorano. E se non ci credete leggete questo simpatico articolo sui rituali di corteggiamento di pesci e animali marini.

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Viola, Vertigini e Vaniglia è un libro frizzante (edito da BookSalad), che racconta di sogni da realizzare e parti di sé da ritrovare. Mi ci sono imbattuta per lavoro e, come accade quasi sempre in questi casi, lo spirito della lettrice vorace si affianca a quello della professionista per una lettura che scende tra le pieghe delle emozioni e contemporaneamente sviscera il testo a livello narrativo: una storia semplice, scritta con brio, che appaga e fa sorridere. Viola lavora per una ditta di surgelati a Torino ma sogna di diventare una scrittrice (non a caso le prime scene si svolgono al Salone del Libro); intorno a lei, una famiglia con nomi floreali, l’amica di sempre Emma e la cugina Matilde con cui c’è competizione e un rapporto da ricostruire. Immancabile la ricerca dell’amore, quello vero: due le figure maschili che incontra Viola e le fanno battere il cuore… ma si sa, uno solo alla fine la conquista.

Incontro con Monica Coppola alla Luna's Torta di Torino (nov. 2015; foto di Noemi Cuffia)

Incontro con Monica Coppola alla Luna’s Torta di Torino (nov. 2015; foto di Noemi Cuffia)

Ho già presentato l’autrice Monica Coppola a fine novembre 2015 alla torteria libreria Luna’s Torta di Torino, un locale caratterizzato da un’amabile atmosfera libraria. E’ stata una mattina simpatica, terminata con brunch, in cui si è dato anche spazio a nuove idee e conoscenze.
(Monica le sue idee le racconta sul blog che ha lo stesso nome del romanzo: Viola, Vertigini e Vaniglia)  


Ed ecco arrivare la seconda occasione in compagnia di Viola, in un luogo molto amato dai lettori tornesi e non solo quale è il Circolo dei Lettori, al fianco del giornalista Luca Ferrua e degli ideatori del motore di ricerca emozionale per libri PerfectBook che hanno letto il romanzo in chiave emozionale.   

circolo viola vertigini

 

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La storia, quella che accomuna tutti (o molti), passa e si racconta anche attraverso piccoli gesti e cose di uso quotidiano. Non solo libri e opere d’arte, ma anche tazze e abiti, giochi e utensili.

Mi ricordo che da piccola era quasi un’avventura andare sul solaio nella casa dei nonni alla ricerca di qualcosa che poteva tornare utile: tutto assumeva un’aura di mistero e incanto, ancor più se era ricoperto da un bello strato di polvere resa luminosa dalla luce che filtrava dalla finestrella sul tetto. Oggetti che attraversavano il tempo e parlavano della famiglia.

Mi ricordo che durante gli anni della scuola media il professore di arte faceva restaurare a noi ragazzi dei vecchi pezzi in legno usati dai contadini a fine ‘800 o inizio ‘900: Riccardo Assom ci ha insegnato a trattarli con rispetto e a scoprirne le origini, a custodirli e tramandarne il significato. Il frutto di quel lavoro continuato per una decina di anni coinvolgendo allievi e famiglie è ora visibile in un museo di storia locale, il Museo di Cultura Popolare e Contadina di Villastellone, uno spazio che continua a crescere e a raccogliere testimonianze ma anche a ospitare mostre che zoomano su gente e oggetti di oggi mettendo così epoche e tempi a confronto.

Mi ricordo il mercatino di Calvi (Corsica), visitato a inizio agosto: un grande spiazzo appena fuori la città popolato di banchetti e teli da spiaggia ricoperti di cose di ogni genere, dalle scarpe ai vasi, dalle bambole ai libri, dai vestiti agli attrezzi. Occasionali venditori, alcuni bambini, cercavano di conquistare i turisti che si fermavano prima di andare in spiaggia. La storia quotidiana si intreccia con la storia del Paese nelle tazzine con il ritratto di Napoleone e nel giornale che riporta l’esposizione internazionale di Parigi, ma anche nel ricettario di piatti tipici locali e nelle cartoline d’epoca.

Mi ricordo la bellezza del mercatino dell’antiquariato di Sarzana in cui anche quest’anno ho gironzolato felice per una sera con un’amica (colpa sua se questo appuntamento è diventato quasi imperdibile per me): quanti libri e oggetti vintage e fin anche antichi! Un appuntamento che richiama specialmente i collezionisti.

Mi ricordo: è questo il titolo del romanzo di Paola Capriolo edito da Giunti che mi ha catturata per la sua intensità e per l’intreccio. Un titolo che, per la verità, mi ha subito rimandato a un esercizio di scrittura creativa fatto anni fa durante un corso tenuto da Giorgio Vasta. Ma questa è un’altra storia… Nel libro il lettore viaggia tra passato (quello degli anni ’30 e ’40 con la persecuzione degli ebrei) e contemporaneità seguendo fili che portano a rivelazioni e conferme. L’autrice ha disseminato nella narrazione espressioni che permettono di scendere nell’animo delle due protagoniste, Sonja e Adela, che si raccontano a capitoli alterni: l’azione, più che dai fatti, è data dal moto delle zone d’ombra e di luce che le caratterizza e scuote. “Sento il bisogno di un altrove così totale” scrive Adela, figlia di un medico ebreo che abita in una casa borghese, al Maestro illustre poeta con cui parla spesso di bellezza e poi di paura. Non stupisce quindi ritrovarsi a leggere la citazione tratta da L’idiota di Fiodor Dostoevskij: “Ma quale bellezza salverà il mondo?”. Anzi, tale frase inanella con maggiore determinazione il contesto e le considerazioni della giovane. Poi vi è Sonja, che lavora come badante di un vecchio malato proprio in una bella casa tanto ricca di passato: la donna deve fare i conti con domande che riaffiorano, dolori e ricordi dai quali non riesce a sottrarsi. Attraverso queste due figure l’autrice racconta una storia corale che diventa storia privata e personale tanto che, proprio quando i dettagli si allineano, passato e presente si fondono e giustificano vicendevolmente. Così, osservando la copertina del romanzo, alla fine della lettura quasi ci si chiede se quella donna tra le nubi stia precipitando o fluttuando mantenendosi a galla…

Mi ricordo

 

 

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Ogni festival letterario e ogni fiera ha un taglio particolare e qualcosa per cui si distingue al di là del tema. Il clima, soprattutto. pordenonelegge è una manifestazione che resta nel cuore! Una città a misura d’uomo con un bel centro storico si veste di giallo e nero per oltre una settimana: vetrine e mezzi di trasporto (persino le biciclette dei cittadini) hanno tutti qualche addobbo o scritta che richiama la “Festa del libro con gli autori”. In alcuni locali di Pordenone si trovano persino menù a tema. Al centro dell’attenzione però c’è molto di più: gli scrittori raccontano le proprie opere; le presentazioni si svolgono in antichi chiostri, auditorium, sale, cinema e anche nelle piazze. A vegliare sul buon svolgimento di ogni evento ci sono gli “Angeli”, giovani con magliette gialle che sul retro hanno disegnate delle ali: indirizzano il pubblico, danno informazioni, distribuiscono il materiale e riordinano gli spazi; sempre sorridenti e molti sono interessati a comprendere come funziona il mondo del libro perché vivono la lettura come una passione.

pordenonelegge 2014: (da sin) Noemi Cuffia, Gloria Ghioni, Michela Zin, Sara Bauducco

pordenonelegge 2014: (da sin) Noemi Cuffia, Gloria Ghioni, Michela Zin, Sara Bauducco

Ho partecipato a pordenonelegge lo scorso anno come giornalista e blogger: per quattro giorni ho seguito interessanti incontri con scrittori, chiacchierato con organizzatori, colleghi e amici, scambiato qualche battuta con i lettori, ascoltato le prove di un concerto, mangiato piatti tipici e visitato la città (sono persino salita in cima al campanile del duomo). Ho scoperto libri e gettato i semi per nuove idee e progetti. Tutto ciò ho raccontato sul blog (qui) e sui social. Quest’anno, invece, potendo solamente seguire gli eventi a distanza, ho deciso di dare spazio a chi ha le mani in pasta nell’organizzazione: ecco quindi l’intervista a Michela Zin, membro della Fondazione Pordenonelegge.it.

pordenonelegge significa letteratura e la città vive questa manifestazione non solo nei luoghi d’incontro con gli autori, ma anche per le strade che si tingono di giallo. C’è un motivo per questo colore e come viene scelto il logo di anno in anno?

La scelta del giallo e nero risale al 2000, anno in cui nacque pordenonelegge. Fu una proposta di chi ci aiutò nell’avvio della prima edizione e, a dire il vero, all’inizio non ci entusiasmava. Con gli anni però abbiamo apprezzato la solarità del giallo e il legame ai caratteri di stampa del nero. Ora questi due colori caratterizzano così tanto pordenonelegge e sono entrati con così tanta forza nell’immaginario collettivo che sarebbe difficile pensare di farne a meno. E la nostra città quando si colora di giallo e nero, è bellissima! La scelta dell’immagine è merito del nostro studio grafico (DM+B & Associati) in particolare di Patrizio De Mattio che da sempre ci sorprende per le sue originali proposte. Anche quando non sembra esserci nessun aggancio evidente alla manifestazione, se non magari il solo richiamo a uno dei due colori, siamo i primi a stupirci per il celato legame. Inoltre, a noi piace molto che anche il nostro pubblico si costruisca un perché, si senta libero di vivere il proprio pordenonelegge fin da quando facciamo uscire l’immagine di quell’edizione.

Gli angeli di pordenonelegge sono una risorsa importante dal punto di vista organizzativo e una presenza che concretizza il significato dell’accoglienza. Ognuno con un compito ben preciso. Può essere un modello esportabile per altre manifestazioni?

Gli angeli sono il nostro orgoglio. Soprattutto perché si criticano sempre le nuove generazioni accusandole di essere poco coinvolte nelle attività pubbliche o nel sociale. Invece i nostri ragazzi sono una bellissima eccezione. Il ricorso ai giovani é sicuramente un modello già utilizzato da molti altri festival anche se credo che la nostra impostazione non abbia uguali. Diamo loro regole precise e una formazione puntuale ma vogliamo anche che comprendano di essere un tassello fondamentale di quel meraviglioso puzzle che è pordenonelegge. Il risultato è che loro si sentono responsabilizzati e noi soddisfatti di quel che fanno per noi. Motivarli, responsabilizzarli e gratificarli credo siano i nostri punti di forza.

Cosa ha significato la partecipazione di pordenonelegge al Salone del Libro di Torino quest’anno?

Abbiamo proposto agli organizzatori di occuparci della poesia portando nel nostro stand quanto, con Librerie Coop, avevamo creato a pordenonelegge nel 2014. E abbiamo proposto molti incontri su questo tema. È stato un successo, anche più del previsto. Questo ci ha permesso di stringere ancor più le relazioni con la Fondazione che cura il Salone del Libro e ritagliarci un momento di grande visibilità a livello internazionale. Del resto, il tema della poesia è uno di quelli su cui stiamo lavorando già da alcuni anni e che ha dato vita, per esempio, al censimento dei poeti italiani under 40 e alla pubblicazione di volumi ed ebook con le raccolte di alcuni di questi giovani.

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Il logo dell’edizione 2015, che si svolge dal 16 al 20 settembre, è simpatico e “gustoso”: una serie di girelle di liquirizia. Nomi illustri nel programma che è inaugurato da Daniel Pennac con il suo nuovo libro L’amico scrittore (Feltrinelli): da Marcelo Figueras a David Leavitt, da Nicola Lagioia a Antonia Arslan…

Quali sono i punti di forza e le peculiarità dell’edizione 2015?

Il programma realizzato dal Comitato artistico – guidato da Gian Mario Villalta con Alberto Garlini e Valentina Gasparet – è anche quest’anno di altissimo profilo. Difficile sottolinearne i punti forza per me che l’ho visto nascere di giorno in giorno. Credo che anche quest’anno ci sia una grande attenzione a proporre ospiti e temi non banali, a creare dialoghi inusuali, a stuzzicare nuovi percorsi o punti di vista innovativi. Ecco, credo che da sempre pordenonelegge si distingua per questo, per essere un festival originale. E se poi vogliamo riprendere quanto sottolineato dai curatori nella presentazione del programma, l’edizione di pordenonelegge 2015 si caratterizza per un esame attento delle parole “crisi” e “futuro”, indissolubilmente legate tra loro ma con un interessante strumento per approfondirne conseguenze, prospettive e attese: il libro.

pordenonelegge vive anche durante l’anno , oltre il periodo della rassegna, per valorizzare il rapporto tra cultura e territorio attraverso gite in luoghi letterari, incontri e concorsi. Avete già pensato a cosa attuare tra 2015 e 2016?   

Da quando è nata la Fondazione effettivamente abbiamo messo ordine alle molte iniziative che già realizzavamo e ne abbiamo proposte di nuove. L’idea è quella di diventare una sorta di agenzia culturale a disposizione del territorio. Ad esempio per i prossimi mesi abbiamo proposto il corso “Tradurre la narrativa” perché sappiamo bene quanto sia importante il lavoro “artigianale” che deve fare un traduttore. Torneranno sicuramente le nostre visite sul territorio in compagnia di autori che hanno avuto un grandissimo successo e, dopo il pordenonese, passeremo a esplorare nuove aree. Non mancheranno poi le nostre pubblicazioni, altri percorsi di scrittura creativa, collaborazioni in regione, fuori regione e anche con altri festival internazionali con i quali stiamo scrivendo un progetto europeo. Il marchio pordenonelegge, insomma si diffonderà nell’arco di tutto l’anno.

Quali incontri seguirai dell’edizione 2015?

Come ormai accade fin dalla prima edizione, purtroppo nessuno! Nonostante per un anno intero, si lavori intorno a quell’incontro o a quell’ospite, quando é l’ora di vederlo sul palco, per noi dell’organizzazione e per i curatori é tempo di correre in un altro luogo, rispondere a una necessità del momento, risolvere qualche imprevisto. O forse potrei anche rispondere tantissimi, perché nel mio correre da un angolo all’altro della città per vedere che tutto stia andando come abbiamo programmato, ho sempre la fortuna di avere una visione speciale, arrivando proprio in prossimità del palco. Giusto in tempo per carpire qualche battuta, scambiare uno sguardo con i curatori o con gli angeli per verificare che tutto sia ok ed è già tempo di rispondere al telefono o correre da un’altra parte. È comunque un privilegio per noi poter entrare in contatto con questi ospiti illustri per tutta la fase preparatoria. E un loro passaggio in segreteria per un saluto durante le giornate o una mail di ringraziamento post festival ci gratifica di tutto il lavoro fatto.

 

 

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La passione per la lettura è un atteggiamento non esclusivo: si leggono i propri libri, ma tanto più si è lettori forti quanto più si è portati anche a “sbirciare” i libri degli altri. Ogni libro può essere motivo di condivisione e di conoscenza. Poi, aggiungiamo un pizzico di deformazione professionale e in me fa capolino anche la naturale curiosità di sondare gusti e tendenze. Questo, succede nella propria città così come in vacanza.

C’è un luogo che amo e considero casa (nel senso più ampio) e vacanza (il mio buen retiro), allo stesso tempo: Calvi e la Balagne, in Corsica. Chi segue Inchiostro Indelebile ormai conosce la cittadina e la sua regione perché ne ho già parlato (qui). Anche qui il vissuto si intreccia con il gusto per la lettura.
Primo appuntamento mattutino con il quotidiano Corse Matin per restare aggiornati su cronaca locale e iniziative dell’isola: ad esempio, come quest’anno, il piacere di leggere sul posto la notizia del ritrovamento di un quadro di Picasso su una imbarcazione a Calvi, di scoprire artisti e artigiani corsi che lavorano per valorizzare le risorse del territorio, di apprendere fatti che coinvolgono il tessuto sociale nel quale ti immergi per un periodo e semplicemente la voglia di entrare ancor meglio nella realtà che ti circonda.

Immancabili, ovviamente, i libri: me ne sono portata solamente due, ben sapendo che sarei andata a far un giro nelle librerie della zona. Parlano di storia (quella con la lettera maiuscola) che si intreccia con storie di amore (inseguite e trovate, perse e riallacciate), persone che cadono e si rialzano e sognano e progettano. Purgatorio di Tomas Eloy Martinez (edito da Sur), romanzo coinvolgente che ben rappresenta i toni della letteratura sudamericana, spinge il lettore sul filo del surreale permettendogli di incontrare passato, presente e futuro in un unico anello narrativo. Si cammina al fianco di Emilia che vuole ritrovare il marito Simon scomparso trent’anni prima in seguito all’arresto da parte del regime dittatoriale; si ripercorrono i suoi ricordi, si conoscono i punti bui da cui cerca di evadere e quelli di luce a cui mira che conducono inevitabilmente a Simon. Quando nella mente di Emilia tutti i punti della sua storia sembrano riannodati, nell’animo del lettore regna ancora il desiderio di sondare e fare chiarezza: “La vera identità delle persone sono i ricordi”.
Ho iniziato a leggere Canto della tempesta che verrà dello scrittore svedese Peter Froberg Idling (edito da Iperborea) proprio sulla spiaggia, in una giornata in cui il cielo sembrava ammiccare al titolo del libro. Clima suggestivo. Lettura affascinante fin dalla prima pagina per lo stile del linguaggio e l’architettura: tre sezioni, una per ogni protagonista del triangolo (il giovane idealista Sar, l’ambizioso Sary e l’affascinante Somaly), raccontate da una voce esterna che pare più vicina al primo. La Cambogia del 1955 reduce dal dominio francese è lo scenario in cui amore e potere duellano per contendersi la supremazia sulla sorte dei tre. Un libro intrigante e riflessivo. Una citazione riecheggia: “E’ il silenzio che libera la parola (…) Ma se nessuno ascolta, qual è il valore della parola?”.

I miei avvistamenti librari? Sulle spiagge ho notato molti romanzi in lingua francese di Mary Higgins Clark e di Guillaume Musso (in Italia pubblicati da Sperling & Kupfer), di Marc Levy (In Italia con Rizzoli) e alcuni di Jean – Marc Souvira e di Paula Hawkins. E’ sbarcato con furore in Corsica anche l’ultimo capitolo delle sfumature di grigio e su diversi scaffali campeggiano i libri della canadese e Premio Nobel Alice Munro.

Dai miei tour nelle librerie, sono riemersa con due libri che profumano di storia, letteratura e Corsica (amo tornare a casa da ogni viaggio con pagine che possono poi, in qualche modo, ricondurmi in quel luogo).

libri Corsica 2015

Non siamo sempre noi a cercare libri, a volte sono loro a chiamarci e a farsi trovare. Così è stato sul traghetto per l’Italia, tratta Bastia – Livorno: accanto a un tavolino con vista mare, ho conosciuto due ragazzi emiliani, Iacopo e Gloria: dal loro zaino, oltre a una cartina dell’isola su cui abbiamo ripercorso le rispettive vacanze, è uscito Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov che stavano leggendo insieme. E poi a parlare ancora di musica (Iacopo è pianista e compositore e suona nel gruppo jazz Twins Quintet) e suggestioni culinarie (dai formaggi corsi al miele), di studi (da medicina a comunicazione) e di progetti. Che bella la naturalezza che caratterizza gli incontri che vanno oltre i luoghi comuni e arricchiscono lo scambio! Prima di salutarsi e scendere a terra, Iacopo mi regala ancora un consiglio di lettura: Storie impreviste di Roald Dahl (edito da Tea). Ecco quindi svelata quale sarà una delle mie prossime letture.

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