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Posts Tagged ‘libri per ragazzi’

A scuola, durante l’intervallo o prima delle lezioni, non è raro vedere bambini e ragazzi che leggono sorridenti Diario di una schiappa di Jeff Kinney (edito dal Il Castoro) e poi si scambiano i volumi per continuare la serie. Le copertine sono simpatiche e annunciano il tema della storia con un fumetto. Incuriosita dal crescente successo, ho chiesto ai giovani lettori delle mie classi quale fosse il motivo di tanto interesse e ho avuto risposte chiare: “Sono storie simpatiche, parlano di un ragazzo a cui ne succedono di tutti i colori e fanno ridere”, e mentre rispondevano si raccontavano un con l’altro gli aneddoti che più li avevano colpiti.

 

Così, ho voluto leggerlo anche io ed entrare nel mondo di un undicenne che inizia la scuola media e trova compagni con cui fatica ad andare d’accordo, che ha genitori che non comprendono bene la sua “vita da adolescente”, un fratello più grande che ama l’heavy metal e uno più piccolo da cui vuole prendere le distanze. Greg combina tante marachelle – alcune involontarie e dettate dallo stravolgimento degli eventi a suo sfavore – nelle quali spesso è coinvolto il suo amico Rowley, che pare quasi più sfortunato o pasticcione di lui. Insomma, gli ingredienti ci sono tutti perché un ragazzo riesca a riconoscere qualcosa della propria vita famigliare (la mamma è la figura dominante) o scolastica nelle avventure di Greg e allo stesso tempo possa far giocare la fantasia, grazie anche a un lessico a lui molto vicino e a una narrazione fattuale. I disegni disseminati tra le pagine aiutano a centrare l’attenzione sull’aspetto o sull’evento più divertente o ironico della storia. Diario di una schiappa è pubblicato in 51 Peasi e tradotto in 45 lingue (per l’italiano ci pensa Rossella Bernascone, che è stata mia insegnante di traduzione e lingue comparate all’Università di Torino). La storia mi ha fatto ricordare uno dei miei libri preferiti negli anni della scuola elementare: ogni estate rileggevo con gusto Il giornalino di Gian Burrasca, seduta per ore sul balcone divertita dalla lettura. Chi di voi l’ha letto si ricorderà le sorelle Ada, Luisa e Virginia, la secca zia Bettina, il lungo lungo signor Stanislao direttore del collegio e la bassa e grassa signora Geltrude…

La curiosità è cresciuta quando ho visto la versione latina del Diario di una schiappa: l’ho letta richiamando alla mente reminescenze scolastiche, talvolta usando il dizionario e affiancando la versione italiana come un testo a fronte (in questi frangenti vince l’approccio da linguista). Il volume è un esperimento linguistico ben riuscito, capace di stimolare la comprensione di una “lingua morta” utilizzata per un testo moderno (così Treccani definisce il latino, ma non tutti sono d’accordo…  e parlando dello studio a scuola rimando a un articolo di Stefano Bartezzaghi pubblicato su La Repubblica qualche tempo fa). Tradotto da monsignor Daniel Gallagher, il Commentarii de Inepto Puero ha subito attirato l’attenzione di studiosi e insegnanti. Se la prima copia della tiratura speciale è stata omaggiata a papa Francesco nel giugno 2015, nelle librerie è poi scattata la caccia al libro da parte dei ragazzi. Al traduttore bisogna di certo riconoscere una conoscenza approfondita dell’idioma: Gallagher, sacerdote della diocesi di Gaylord (Usa), è infatti latinista presso l’Ufficio per le Lettere Latine della Segreteria di Stato Vaticana e curatore del profilo Twitter in latino del pontefice. Così, lo scorso autunno, usando l’hashtag #twpuer proposto da TwLetteratura gli studenti di alcune scuole superiori hanno potuto cimentarsi in una rilettura su twitter dell’opera scrivendo rigorosamente in latino. Per quanto mi riguarda, mi sono divertita a incontrare espressioni come “discum compactum musicae metallicae” per “CD heavy metal” e “domus spiriti bus vexata” per “casa fantasma”. Il fatto che si tratti di un libro per ragazzi, quindi con costruzioni grammaticali e strutture sintattiche abbastanza semplici, favorisce peraltro l’esercizio di traduzione e la comprensione anche a chi magari non è così abile con il latino o, come me, non lo spolverava da un po’.

Provate. Guardate le varie copertine delle storie, cercate quella che più vi attira e iniziate a leggere: vi ritroverete a sorridere e a finire il volume in un baleno!

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ragazzi varsavia

I libri non muoiono, anche quando escono dal mercato o dal catalogo di una casa editrice, specialmente quelli che si trovano nelle biblioteche comunali o scolastiche dove possono incontrare sempre nuovi lettori.

Andando a tenere un corso di social network in una scuola media mi sono imbattuta in un libro di narrativa lasciato su un banco in un corridoio: pensavo che giacesse lì dimenticato da tempo e ho scoperto invece che proprio grazie a questa sua insolita posizione ha attirato la curiosità di diversi studenti così come anche di personale non docente che l’ha letto con gusto. Si tratta di un volumetto di 250 pagine, con la copertina ormai ingiallita e segnata dall’uso, edito da Giunti – Marzocco nel 1966: I ragazzi di Varsavia dell’austriaco Winfried Bruckner, pubblicato nel 1963 e premiato dallo Stato austriaco. A suggerirne l’acquisto di questo libro, a suo tempo, sarà forse stato l’insegnante di italiano o quello di storia trattando della persecuzione degli ebrei nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale. La vicenda si svolge a Varsavia, nel ghetto ebraico: un libro per far comprendere il dramma di quella tragica situazione che ha accomunato gente di ogni età; allo stesso tempo però – come indicato sulla quarta di copertina – con questo racconto non si vuole cercare la condanna del popolo tedesco evidenziando la distinzione tra popolo e regime, “fra alcuni uomini efferati e la massa impotente”…

Diversi possono essere i motivi per cui il libro non è più in commercio. Il mercato dell’editoria è in continua Nazi-hunters coverevoluzione e si arricchisce di migliaia di titoli ogni anno. A ciò si aggiunge ancora il fatto che sempre più spesso – e sapientemente – i libri di narrativa per ragazzi vengono integrati con schede di approfondimento, note e proposte di attività che l’insegnante può utilizzare secondo le esigenze della classe e di programma.

Giunti ha in catalogo un altro libro per ragazzi che racconta il periodo nazista, forse in chiave più avvincente – a mio parere – per la sensibilità degli adolescenti di oggi legando la struttura di una spy story a un’attenta ricerca storica: Nazi hunters del giornalista e saggista americano Neal Bascomb, una versione per giovani tratta dal bestseller internazionale Haunting Eichmann. La storia attinge a fatti reali: nel 1945, alla fine della II Guerra Mondiale, Adolf Eichmann, uno dei capi della campagna nazista “soluzione finale” (organizzava il traffico ferroviario che trasportava gli ebrei ai campi di concentramento), si rifugia in Argentina dove sedici anni dopo viene rapito alla fermata di un autobus da spie del Mossad e trasferito segretamente in Israele per essere sottoposto a un processo per i crimini di guerra. Il libro narra come tutto ciò sia avvenuto partendo dalla riapertura del caso Eichmann per mano di un avvocato ebreo emigrato in Argentina. L’autore non tralascia di affiancare l’aspetto psicologico a quello storico permettendo ai ragazzi di comprendere meglio la tragedia dell’Olocausto, il destino degli ebrei e – cosa non meno importante – cosa è avvenuto in seguito alla liberazione.

Quindi, così come i libri non muoiono, la Storia resta in eredità alle generazioni e leggere è di sicuro un modo per fare memoria e crescere nella riflessione perché l’uomo possa imparare a costruire il bene (questa non è retorica, ma un augurio autentico)…

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Scene di vita quotidiana a scuola: bambini che leggono libri coloratissimi e profumati tra una lezione e l’altra o durante l’intervallo. Inutile dire che io, curiosa ancor di più in fatto di libri, li invito a raccontare e farmi “assaggiare” la bellezza di ciò che cattura la loro attenzione. Qualche settimana fa, la conferma: sono entrata in classe alle 8,20 esordendo con un frizzante “Good morning children!” (non lo sapevate? Insegno inglese in una scuola della provincia di Torino) ma quasi nessuno mi ha risposto; una quindicina su venti erano assorti a leggere le avventure di uno dei roditori più famosi del mondo, Geronimo Stilton, pubblicate da Piemme. Ho sorriso per lo spettacolo e al termine delle due ore in cui abbiamo ripassato i numeri fino a 20 (sto parlando di una seconda elementare) hanno deciso di portarmi a vedere tutti i loro libri.

libri Geronimo Stilton

Quale è il segreto di tale entusiasmo? “I libri di Geronimo Stilton hanno davvero conquistato i bimbi della mia classe! Tutti sono stati contagiati dalla simpatia del roditore protagonista e, appena hanno un po’ di tempo libero, si lanciano nel mondo della fantasia! – commenta R., maestra di classe – Sono libri accattivanti già dalla grafica: le pagine hanno tanti disegni simpatici e testo scritto in vari caratteri con una moltitudine di sfumature di colore! I miei cuccioli si divertono a strofinare e annusare le pagine che emanano profumi ed odori suggeriti dallo stesso Geronimo. Sono tutti elementi che invogliano i più piccoli alla lettura; le storie sono avventurose ed ambientate in luoghi fantastici. Il protagonista è un eroe, capace di districarsi anche nelle situazioni più difficili e tutto ciò è scritto in un linguaggio adatto ai bimbi”.

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A questo punto mi è sorto un desiderio: conoscere meglio Geronimo Stilton e riuscire ad intervistarlo! 😉 Si è dimostrato molto disponibile e ha voluto cogliere l’occasione per lanciare anche un bel messaggio ai piccoli lettori…

Geronimo_Stilton

 

Geronimo, i tuoi libri sono tra i più amati dai bambini, che fanno addirittura a gara per collezionarli. Secondo te perché li attirano così tanto?

I bambini amano leggere le storie che scrivo perché hanno fiducia in me! Sanno che sono un topo fifone, a cui succedono buffe disavventure, ma alla fine, con l’aiuto dei miei amici e della mia famiglia, riesco a risolvere le situazioni più difficili!

Come nascono le tue avventure?

Ogni mia storia, ognuno dei libri che scrivo, nasce da un’avventura che ho vissuto in prima persona, in “pelliccia e baffi”! Anzi, per la precisione, nelle mie avventure la pelliccia la rischio in continuazione e i baffi mi frullano per la fifa… Comunque, di solito non sono io a cercare le avventure, sono loro a trovare me!

Nei tuoi libri spesso si incontrano parole buffe e molte sembrano vive grazie a colori e forme che ne richiamano il significato o il suono. Quale è la parola che secondo te non dovrebbe mai essere dimenticata?

Credo che il rispetto per gli altri sia la parola che nessuno, grande o piccolo che sia, dovrebbe mai dimenticare!

Tra le pagine dei tuoi libri si scoprono pietre da sfregare che sprigionano dolci profumi o nauseabondi odori. Oltre a quello di formaggio – naturalmente – quale è il tuo profumo preferito? 

Sicuramente il profumo della fantasia!

Una volta quando ancora tu non c’eri, i bambini leggevano le avventure di Pinocchio. Quali sono stati i libri con cui sei cresciuto e quali vuoi consigliare anche ai tuoi lettori?

Ho amato tutti i classici della letteratura per ragazzi, da Il richiamo della foresta a Piccole Donne, a Ventimila Leghe sotto i mari… E mi diverto a raccontare queste storie ai più piccoli, in modo semplice e colorato, sperando che quando saranno più grandi possano avvicinarsi alle pagine originali di questi libri che hanno appassionato generazioni di giovani lettori!

C’è una notizia che ti piacerebbe pubblicare sull’Eco del Roditore?

Se potessi scegliere, mi piacerebbe pubblicare tutte quelle notizie che parlano di solidarietà  e rispetto verso il mondo dei bambini…..

Cosa vorresti dire ai tuoi lettori?

Vorrei dire ai miei lettori di dare valore alle piccole cose che ci emozionano: un sorriso, una parola gentile…. la felicità non viene da quello che hai, ma da ciò che sei!

Hai un messaggio anche per i grandi, genitori e educatori?

La stessa cosa vale anche per i grandi! In più aggiungerei di ascoltare davvero, col cuore e non solo con le orecchie, quello che i bambini hanno da esprimere. Per mille mozzarelle, sarebbe stratopico!

Avrei voluto dilungarmi a chiacchierare ancora un po’ con Geronimo, ma era di corsa: chissà quale storia stava inseguendo?! Voglio concludere con un grazie alla casa editrice per avermi permesso questa simpatica intervista e con un augurio rivolto a tutti i bambini: non stancatevi mai di leggere!

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