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Io-mi-ricordo-250Mi è sempre piaciuto ascoltare i nonni raccontare, non solo favole ma anche della loro gioventù. Il concetto di memoria per la mia generazione è strettamente legato alla storia (recente) della prima metà del Novecento, ma non ci si deve riferire solo ai grandi fatti. Alcune cose di vita quotidiana che mi hanno raccontato i miei nonni le ho ritrovate in un libro raccontate da altri nonni: “Io mi ricordo” (Einaudi edizioni), curato dalla Banca della Memoria insieme a Giacomo Papi, è in verità un cofanetto che comprende un dvd con una trentina di video (tra cui 5 estratti dall’intervista al maestro Andrea Camilleri) e un libro composto da 70 racconti, ognuno di 1500 battute, in cui un anziano descrive episodi della propria vita a cui si sente legato. “L’idea era quella di creare un prodotto nel quale gli anziani si raccontano attraverso un video, quindi una  tecnologia relativamente nuova, mentre i più giovani lo fanno attraverso la scrittura, uno dei più antichi mezzi di comunicazione” spiega Valentina Vaio, giovane cofondatrice del progetto no profit Memoro – La Banca della Memoria che raccoglie clips audio e video di pochi minuti in cui gli anziani raccontano infanzia e gioventù nella prima metà del Novecento.

Come è nato il progetto Memoro e come continua a camminare?

Il progetto Memoro nasce da una passione che ci univa, come amici. Ci piaceva trascorrere i pomeriggi ascoltando i racconti dei nostri anziani mentre ci descrivevano i famosi  “tempi che furono”. Sedersi con loro al tavolino di un bar e ascoltarli raccontare. E così è nato quello che all’inizio era un hobby e pian piano si è trasformato in un lavoro: costruire il più grosso archivio web di audio e video racconti delle persone nate prima del 1950. Una banca, appunto, dove mettere al sicuro questo patrimonio culturale! II sito è andato online il 15 giugno 2008 ed è stato visualizzato oltre 9 milioni di volte: abbiamo capito che non eravamo gli unici ad essere interessati dai racconti dei nostri anziani! Da allora, abbiamo intervistato in Italia oltre 2000 persone, abbiamo esportato il progetto in altri 13 stati  e lavorato con Regioni, Province, scuole e grandi Enti, sempre andando alla ricerca di storie e memorie che potessero aiutarci ad approfondire temi di interesse storico – culturale.

Quale significato può avere ricordare attimi di quotidianità di persone che non si conoscono e quale umana ricchezza può apportare la condivisione di questi ricordi?

Noi siamo dell’idea che quelli che possiamo chiamare “attimi di quotidianità” siano in realtà gli elementi base del nostro tessuto sociale. Troppo spesso si ritiene che la storia sia solo quella che si studia a scuola, quella fatta  dai grandi eventi: il Fascismo, le guerra, gli anni di piombo. Sia chiaro, non vogliamo togliere importanza a questi momenti storici (che tra l’altro sono i più raccontati dai nostri testimoni): sono accadimenti che hanno stravolto le società di allora e gettato le basi per quella in cui oggi viviamo; per questo è assolutamente necessario che vengano studiati e approfonditi dai giovani nelle scuole. Noi di Memoro, però, crediamo che anche quello che era il semplice vivere di tutti i giorni abbia una grande valore e che possa far meglio comprendere ai giovani quanto il Novecento sia stato un secolo di grandissima trasformazione. Per chiarire meglio questo punto, ti porto la nostra esperienza. Quando andiamo nella scuole a raccontare il nostro progetto e a far vedere alcuni video, notiamo che i giovani guardano con interesse i racconti legati ai bombardamenti, alla Resistenza, alla Seconda Guerra Mondiale, ma sempre con un certo “distacco”, un po’ come se stessero guardando un film: sono cose che (grazie al cielo!) non hanno vissuto e che quindi possono solo immaginare, ma non sentire loro. Quando invece ascoltano che per lavarsi bisognava andare alla fontana che d’inverno era gelata, che prima della scuola bisognava portare le bestie al pascolo o che la carne si mangiava solo una volta al mese, allora riescono a fare un paragone con le loro vite e a capire meglio come le cose siano cambiate e cosa hanno vissuto i nostri anziani.

Quale significato si può dare al tempo nella nostra società?

Oggi, a tutti, il tempo sembra sempre troppo poco: da quanto tempo non trovi una persona che ti dice “Oggi non ho niente da fare”? Inoltre, considera che anche quando effettivamente abbiamo il lusso di sederci sul divano, tendenzialmente lo facciamo con la tv accesa, con il computer sulle gambe o con il nostro smartphone in mano. Un po’ come se davvero non volessimo “restare fermi”, siamo sempre alla ricerca di input e stimoli esterni. Questo fa sì che dedichiamo pochissimo tempo al racconto e all’ascolto delle altre persone. Parlando e ascoltando tantissimi anziani, invece, ho scoperto che hanno molto più il senso del tempo libero e sentono meno la necessità di dover sempre essere impegnati; sono cresciuti in un’epoca in cui più che di tempo libero si deve parlare di tempo in cui non si poteva fare nulla: pensiamo ai lunghi inverni per chi è cresciuto in campagna o alla sera per chi è nato prima dell’arrivo dell’elettricità e del riscaldamento nelle case. E questo tempo libero “forzato” lo trascorrevano parlando fra di loro (qui in Piemonte, per esempio, nelle stalle). Per questo, se ci fai caso, gli anziani sanno raccontare, i giovani no. Ci lascia sempre senza parole notare come la stragrande maggioranza delle persone che abbiamo intervistato, indipendentemente dalla propria origine sociale e dal livello di istruzione, sappia raccontare e appassionarti. Quando invece parlo con un mio coetaneo o con uno più giovane, spesso mi rendo conto di quanto invece per noi sia difficile raccontare: siamo molto bravi a mandare brevissimi messaggi, a raccontarci in uno status o in un tweet, ma quando dobbiamo parlare a una persona, spesso risultiamo impacciati.

Ogni generazione ha ricordi legati alla propria epoca e ognuno li connota – magari lievemente – anche in base all’area geografica, alla cultura e all’ambiente sociale. Si può parlare però di “universali”?    

In questi 5 anni di attività abbiamo avuto modo di girare l’Italia in lungo e in largo e una delle cose che ci ha stupito di più è proprio l’aver scoperto che siamo molto più nazione di quanto spesso si pensi. Certo, esistono delle differenze, esistono temi che è più facile toccare in certe regioni e in altre meno, la guerra non è stata vissuta dovunque nello stesso modo, ma quelli che prima chiamavamo attimi di quotidianità sono simili in tutta l’Italia.  Le favole che vengono raccontate ai bambini hanno principi e cavalieri dai nomi diversi, ma le trame sono le stesse in tutta Italia, così come uguali sono i giochi che hanno caratterizzato le infanzie delle persone che abbiamo conosciuto. Anche il cibo (tolte alcune specialità) è meno diverso di quanto si pensi! E infine, c’è Pippo, l’aereo che durante la Seconda Guerra Mondiale solcava i cieli italiani di notte: anche se ancora nessuno è riuscito a spiegarci perché, in tutta Italia veniva chiamato Pippo!!

Cosa salverebbe Memoro dell’anno passato, il 2012?

Beh, come per tutti (e specialmente per coloro che lavorano nell’ambito della cultura) il 2012 è stato senza dubbio un anno duro, ma non abbastanza per demoralizzarci:  abbiamo la testa dura e crediamo nel nostro progetto! Salviamo i tanti nuovi progetti iniziati, in particolare in ambito europeo; salviamo la nascita del progetto in due nuovi stati (Grecia e Polonia), così come i tanti contatti presi per nuovi altri Stati; salviamo la nascita della sezione dedicata al Tibet Oral History Project (TOHP), ovvero un progetto americano che prevede la realizzazione di 120 interviste ad anziani tibetani rifugiati in altri Stati; salviamo le interviste a grandi personaggi italiani, come GianCarlo Caselli o Don Luigi Ciotti, persone che tutti dovrebbero avere il piacere di conoscere e ascoltare. Infine ricordiamo che il 2012 è stato l’Anno Europeo dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà tra le Generazioni e, proprio in merito a questo tema, il nostro progetto è stato presentato a Bruxelles durante il “Forum on Active Ageing” organizzato dal Comitato delle Regioni e presieduto da Mercedes Bresso. Una grande occasione per noi e per il nostro sogno di poter presto costruire una grande banca europea!!

Ci sono dei libri che Memoro salverebbe per la memoria comune?

Oltre al nostro cofanetto mi sento di consigliare L’anello forte o Il mondo dei vinti, entrambi di Nuto Revelli, colui che in tanti hanno indicato come il nostro predecessore: armato di magnetofono, Revelli si aggirò per le campagne cuneesi a farsi raccontare dai contadini e dalle contadine la propria esperienza. Oggi, 50 anni dopo, per quelle stesse campagne, giriamo noi con una videocamera. Sono cambiati i tempi e le tecnologie, ma quello che cerchiamo è la stessa cosa: le persone e le loro esperienze.

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