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Organizzare la presentazione di un libro significa offrire la possibilità ai lettori di conoscere meglio l’autore, di calarsi nel tema dell’evento e condividere idee. In questo caso i protagonisti dell’incontro sono due: lo scrittore Tiziano Fratus, conosciuto come Homo Radix e autore tra gli altri di L’Italia è un bosco pubblicato da Editori Laterza, e naturalmente gli alberi.

Quanti alberi vediamo ogni giorno (facciamoci caso!) e spesso (si spera) di fronte a questi si resta estasiati per la loro imponenza e bellezza. Qualcuno ci resta nel cuore, forse anche per motivi personali. Da tali pensieri è nata la raccolta fotografica “I migliori alberi della nostra vita” che precede l’incontro con Fratus che si terrà a Villastellone (Torino).

Articolo su Il Corriere di Chieri - 29 agosto 2014

Articolo su Il Corriere di Chieri – 29 agosto 2014

 

l-italia è un bosco

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“Le stelle intorno alla bella luna | celano il volto luminoso | quando, al suo colmo, più risplende | sopra la terra” (Saffo).

L’uomo ha sempre spinto lo sguardo verso le stelle alla ricerca di un contatto con l’infinito e di poesia; nella notte di San Lorenzo tutti rivolgiamo almeno una volta gli occhi all’insù sperando di vedere una stella cadente per esprimere un desiderio. C’è chi vive per le stelle, studiandole per trovare risposte in ambito scientifico come ha fatto l’astrofisica Margherita Hack, prima donna italiana a dirigere l’osservatorio di Trieste e membro di gruppi di lavoro della Nasa. Poi c’è chi unisce la passione per l’astronomia a quella per la fotografia, immortalando il passaggio di stelle, nubi e temporali: Marco Mereu scatta fotografie al cielo, da oltre trentanni studia l’universo e cura corsi di astronomia per l’Unitre; alcune delle sue immagini vengono trasmesse da rubriche televisive e sono state oggetto di mostre personali.

Nato in Sardegna nel paesino di Cortoghiana e figlio di un minatore, Mereu si è trasferito in Piemonte per lavoro e con l’indipendenza economica ha iniziato ad accarezzare l’idea di acquistare un telescopio. “La passione per l’Astronomia è nata in seguito a lettura della rivista Le Scienze, a cui sono abbonato dal 1976 – racconta Mereu – Nel 1979 Margherita Hack e Corrado Lamberti hanno fondato la più bella rivista di astronomia, chiamata appunto L’Astronomia, di cui possiedo i primi 229 numeri. Le prime 100 uscite sono di altissimo livello culturale, non solo scientifico: ci scrivevano infatti Prezzolini, Rigoni Stern e altri”. Così nel 1981 ha acquistato un telescopio rifrattore da 102 mm di diametro a cui pochi mesi dopo ha aggiunto un Celestron 8, telescopio compatto in configurazione Schmidt-Cassegrain: “La differenza tra i due è che un rifrattore è a lenti, mentre l’altro è a specchio e attraverso un gioco di specchi si raggiunge una lunghezza focale di 2000 mm in un tubo lungo circa 50. Il C 8 lo possiedo ancora, gli ho affiancato un fratello gemello preso ad un prezzo di favore in un negozio che chiudeva i battenti nel 2007”.

Parlare con Marco significa addentrarsi con stupore nel mistero del cielo: “La cosa più affascinante dell’universo è la sensazione di infinito e sconosciuto da scoprire, osservare oggetti distanti milioni di anni luce anche ad occhio nudo. La galassia di Andromeda, ad esempio, in un cielo buio e lontano da inquinamento luminoso, si vede ad occhio nudo: l’ho vista in montagna qualche anno fa e in Sardegna appena fuori da un paesino a livello del mare. Mi affascinano le energie elevatissime sprigionate da stelle e galassie e la scoperta ormai all’ordine del giorno di nuovi pianeti è un altro argomento interessante (siamo arrivati a contarne circa 2mila, molti sicuri altri sospetti e in attesa di conferma). Una cosa che impressiona è che noi conosciamo solo il 4% della materia che compone l’Universo, il resto è materia per il 23% ed energia oscura per il 73%, di cui non si sa quasi niente, se non che è composta da atomi non normali. Di quel 4 % noto sappiamo che il 75% è gas e solo il restante 25% compone stelle e pianeti, quindi pochissimo”.

Quali sono le ultime scoperte in fatto di astronomia e quali invece i principali luoghi comuni?

Sicuramente la scoperta di pianeti potenzialmente abitabili. E’ di poco tempo fa la scoperta di 3 pianeti a circa 22 anni luce e distanti dalla loro stella nella cosiddetta fascia di abitabilità, cioè una distanza che permette che la temperatura non sia troppo alta o troppo bassa. Altri settori di ricerca e scoperte sono sicuramente quelli dedicati ad alte energie, esplosioni di supernove, stelle di neutroni, pulsar e buchi neri che sembra alberghino nel centro di qualsiasi galassia. Per queste ricerche si utilizzano strumenti quali i radiotelescopi, che sfruttano le onde radio; dovrebbe essere ormai operativo l’SRT, il radiotelescopio sardo da 64 mt di diametro che è tecnologicamente tra i più avanzati al mondo e servirà a dare la caccia soprattutto, ma non solo, alle pulsar, che sono stelle di neutroni rotanti ad altissima velocità, un residuo di stelle più massicce del nostro Sole esplose e la cui gravità le ha compattate a dimensioni di poche decine di km. Il principale luogo comune è quello di pensare, egocentricamente, che noi siamo fuori da tutto questo; siamo una fragile barchetta in balia dell’immenso mare celeste: basterebbe che un insignificante oggetto di poche decine di chilometri ci cadesse sopra per porre fine alla civiltà umana, per non parlare dell’esplosione di una supernova non troppo lontano o di un’emissione intensa di raggi gamma da parte di qualche sorgente esotica…

Cosa ti resta maggiormente di ciò che ha studiato e divulgato Margherita Hack? Quali sono le altre figure di punta del settore?

Di Margherita Hack, senza dubbio, ciò che mi rimane di più oltre alle sue scelte di carattere etico-politiche, sono gli interventi sulle più belle riviste di astronomia uscite in Italia, tra cui L’Astronomia e Le Stelle. Più che di figure di punta e singole persone occorre parlare di gruppi che si occupano di diverse tipologie di ricerca: oggi non è pensabile fare l’astronomo solitario e romantico e scoprire qualcosa di nuovo. I gruppi più interessanti sono senza dubbio i radioastronomi di Cagliari e i ricercatori di Bologna, la cui facoltà di Astronomia è una tra le prime cinque al mondo, poi l’osservatorio di Padova, i ricercatori del Cerro Paranal in Cile e quelli delle facoltà di Fisica di Roma, Milano e Torino.

Cosa consigli a chi vuole avvicinarsi a questo studio, anche da autodidatta?

Leggere tanto! Iniziare con libri di divulgazione semplice poi aggiornarsi con le riviste, imparare a conoscere il cielo con l’osservazione ad occhio nudo in zone poco contaminate facendosi magari spiegare da un esperto le costellazioni del periodo. Un’esperienza molto bella è quella dello studio della mitologia greca a cui sono legate le storie delle varie costellazioni, per questo consiglio la lettura di un libro di Cattabiani, Planetario. Consiglio inoltre di seguire il sito della Nasa con il telescopio spaziale Hubble che propone immagini mozzafiato, il sito dell’ESO, il complesso di telescopi europei in varie parti del mondo, e quello dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica).

Tu ami fotografare il cielo, le nubi e le stelle. Spesso si tratta di immortalare il movimento e così nascono delle immagini che parlano anche di poesia. Quali sono i tuoi pensieri quando stai per cogliere l’istante giusto?

Quando alzo gli occhi verso il cielo e vedo qualche fenomeno interessante è come quando vedo una qualsiasi cosa molto bella, che può essere anche una bella donna o un’opera d’arte (ultimamente sono stato in Umbria e sono rimasto folgorato dalla bellezza della facciata del duomo di Orvieto, sarei rimasto li in contemplazione per giorni). Devo ammettere che per fare delle foto molto specialistiche, oggi alla portata degli amatori più esperti, servono attrezzature tecnologiche e soprattutto cieli e strumenti molto precisi.

Tutto il cielo è popolato di stelle. Sono le stelle piccolissime e immense. Sono punti d’un ricamo luminoso che scintillano su un velluto cupo, che tramano su un velo diafano, che impallidiscono su una seta cilestrina. Sono lucciole erranti per prati infinitamente vasti, con un palpito continuo, mai stanco” (Giuseppe Fanciulli).

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