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Posts Tagged ‘favole’

Chi ha detto che le favole piacciono solo ai bambini? Siamo abituati a pensare che ogni favola inizi con il classico “c’era una volta” e finisca con “vissero tutti felici e contenti”, ma proviamo a dare spazio alla fantasia e a creare noi stessi una piccola storia che incanti il bambino e faccia riflettere l’adulto.

E’ proprio con questo spirito che Daniele Bergesio ha dato il via a #favoleturbo, un hashtag che su twitter ha raccolto decine di like fin dal primo giorno trasformandosi in un felice esperimento letterario dell’epoca 2.0 e stimolando persone di ogni età a inventare brevi storie di appena 25 parole. Un’idea semplice ma che contiene qualcosa di geniale perché fa parlare sogni e speranze, emozioni e spirito critico con un pizzico di ironia. Presto il progetto è diventato un libro arricchito dalle simpatiche illustrazioni del bravo Alessandro Pedarra e pubblicato da Edizioni Leima (Fratelli Brumm è il nome con cui i due autori hanno scelto di chiamarsi sulla copertina dell’albo). Sono favole che nascono da un solo dettaglio, tratto da fiabe o dalla realtà, e che con una o due frasi raccontano una scena o un’avventura in modo divertente e nuovo. Il volume Favole Turbo contiene in appendice anche qualche indicazione per chi volesse cimentarsi a narrare una breve storia incredibile. Ho provato anche io, su twitter e sulla mia agenda e intanto continuo a leggerne su twitter.

Poi, dal libro all’evento il passo è stato breve…

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Letti fatati in mezzo agli alberi difesi da principi in calzamaglia e trattori d’epoca tirati a lucido: domenica 11 settembre, nel Parco Reale del Castello di Racconigi due eventi hanno attirato l’attenzione di grandi e piccoli, un percorso di animazione per bambini con i personaggi delle fiabe e la rievocazione della trebbiatura “come si faceva una volta”.

Lungo il sentiero che conduce dalla residenza fino alla radura verde che si apre in mezzo al parco saltellavano facce allegre: Cappuccetto Rosso scappava dal cacciatore mentre una dolce Biancaneve stendeva calzine colorate, il lupo cattivo chiedeva chi avesse incontrato la nonna e una principessa dormiva su di un letto protetto da veli e da damigelle. Nel prato, in fila uno accanto l’altro, tanti trattori di diversa cilindrata che raccontano come si è evoluto il lavoro nei campi nell’ultimo secolo.

Ad un tratto, un lungo fischio seguito da altri tre più incalzanti: è il segnale di inizio. La gente si è radunata intorno ad un’area recintata dove i soci dell’associazione Trattori e Trattoristi – Amici veicoli storici di Murello, con tanto di maglia rossa e cappello di paglia, hanno dato vita alla rievocazione della trebbiatura con una trebbiatrice del 1880 con porta-paglia messa in funzione da una macchina a vapore del 1906. Ambientazione bucolica. “Vogliamo raccontare e non perdere il patrimonio di tradizioni lasciatoci dai nostri nonni – spiega Battista Sobrà, classe 1944 e presidente dell’associazione che conta 220 iscritti – Queste macchine sono state usate fin verso il 1930, poi ne sono subentrate altre che facevano molto rumore e verso il 1960 sono arrivate le mietitrebbie come le conosciamo oggi”.

Il racconto si è sciolto tra i ricordi dei più anziani: la trebbiatura iniziava a metà luglio e durava una cinquantina di giorni perché i contadini si spostavano con i macchinari nelle varie cascine della zona, così ogni giorno era come una festa che coinvolgeva più famiglie e contribuiva a rinsaldare i legami. Alle 4, ancora con il buio della notte, si accendeva la caldaia e un paio di ore più tardi si suonava il fischietto che dava il via e chiamava tutti all’opera; così si andava avanti fino a mezzanotte quando si terminava con la cena nell’aia. “Sulla trebbia stavano le ragazze che dovevano tagliare i cordini dei covoni che passavano gli uomini; poi c’era chi toglieva i sacchi di grano e chi faceva il pagliaio – riprende Sobrà – Era faticoso, oltre che per il lavoro anche per il caldo: in un giorno si facevano circa 100 sacchi di grano da 90 chili l’uno”. La colazione, preparata dalle nonne, si faceva tutti insieme e nel primo pomeriggio si pranzava, spesso con minestra di fagioli e peperoni. “Il grano era il motore dell’agricoltura – commenta Giovanni Berardo di Savigliano, 72enne e da 60 anni al lavoro nei campi – La trebbiatura era davvero una festa: si uccideva il tacchino la domenica e si potevano conoscere belle ragazze perché allora non c’erano discoteche e non si usciva come si fa oggi”. Con orgoglio l’uomo mostra il diploma che il padre ha ottenuto nel 1928 per poter guidare e gestire la manutenzione del suo trattore Ford: “Allora era difficile metterli in funzione, non bastava girare la chiave”.

Poco per volta, è diminuito il mucchio di legname per la caldaia del trattore ed è invece aumentato quello di paglia, tanto che qualcuno, sulla scia dei ricordi d’infanzia, ha voluto assaporarne il profumo sprofondandovi dentro. Così, una voce allegra è uscita dal pubblico: “Mamma, posso farlo anche io?”.

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