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Posts Tagged ‘Emma Piazza’

Durante una delle mie puntate su internet alla ricerca di libri ambientati in Corsica, mi sono imbattuta nel romanzo di Emma Piazza, giovane scout letteraria italiana che vive e lavora a Barcellona. Il titolo svela già alcuni elementi e il genere (diciamo un thriller perché tiene il lettore su un grado molto alto di suspence ma sarebbe riduttivo farlo rientrare sotto un’unica etichetta): L’isola che brucia edito da Rizzoli.

La protagonista è Thérèse, una trentenne italo corsa che vive a Lisbona ma torna in Corsica perché la nonna paterna “mamie” vuole lasciarle in eredità una casa. Una casa che può rappresentare la possibilità di un nuovo futuro. Un viaggio improvviso, che la porta a fare i conti con il proprio passato e con una famiglia “ingombrante” che custodisce tanti misteri conosciuti dalla gente del luogo ma di cui nessuno vuole parlare. Tutto questo succede in un momento in cui la vita di Thérèse pare riempirsi di incertezze: la rottura con il fidanzato e la vita con lui nella frizzante Barcellona, la scoperta di essere incinta che la scombussola, un lavoro in cui si sente bloccata, una famiglia con cui si sente in conflitto, la conoscenza con il suo insegnante di inglese uomo tanto fragile con una storia carica di dolore quanto importante punto di riferimento per lei. Il primo capitolo si svolge nella capitale portoghese, una città “che sembra un fiume”: mentre la ragazza racconta la sua quotidianità al fidanzato in una sorta di dialogo mentale con lui, l’inglese William mette insieme pezzi della sua tragedia fino a che decide di partire con lei per la Corsica per recuperare un tassello professionale che pensava non potesse più avere speranza. Così, inizia anche la ricerca di un talentuoso pittore di cui si sono perse le tracce. Ad accogliere Thérèse ci sono mamie e la zia Louise ma presto le cose prendono una piega inaspettata e lei incontra Pascal Chadel (chi conosce un po’ la storia corsa sa che anche il nome Pascal non può essere un caso…).

Una storia di emozioni e sentimenti che travolgono e si ribaltano, di passione e vendetta, di cadute e rinascita, di avventura e intrighi. Una storia in cui davvero si respira la Corsica, quella più profonda che vede strettamente connessi mare e montagna; una storia che ben racconta lo spirito dell’isola in cui le distanze sono amplificate dalla conformazione del territorio, dove i “paesoli” hanno vecchie case con muri screpolati, una piazza spesso deserta che si trasforma nel centro della vita sociale e appena fuori campi di ulivi e macchia mediterranea, un’isola la cui gente è fiera delle proprie origini, riservata e innamorata della propria terra. Questa è la stessa isola che ogni anno accoglie numerosi turisti, sempre più italiani ma soprattutto francesi e tedeschi, che ne restano affascinati e magari tentano di conoscerla al di là delle località consigliate da guide e tour operator. Forse anche per questo la fortuna del libro di Emma Piazza ha facilmente trovato casa all’estero: il romanzo è infatti stato pubblicato in francese per l’editore Mazarine, L’ile des derniers secrets, in tedesco per Penguin Verlag, Die Insel der letzten Geheimnisse (in queste due lingue il titolo viene tradotto in italiano con “L’isola degli ultimi segreti”), e ancora in svedese per Bokförlaget Forum, Huset på Cap Corse che può essere “La casa di Cap Corse”.

Intervistare l’autrice è stata un’occasione per entrare dentro il romanzo e condividere un po’ di Corsica, una piacevole chiacchierata…

La prima domanda nasce dalle suggestioni che lascia la lettura delle descrizioni intense, molto evocative e concrete che fai dell’isola. Quale è il tuo legame con la Corsica? 

Mio papà è corso e da quando sono piccola frequento l’isola. Non la conosco benissimo ma l’ho girata e volevo scrivere un romanzo che parlasse anche delle mie origini.

Il paesaggio gioca un ruolo fondamentale, quasi simbiotico con alcuni personaggi. Leggendo ci si ritrova tra le case e nelle campagne di Luri e addirittura pare di sentire il profumo del maquis e la salsedine che sferza la costa. Quali sono gli aspetti che hai voluto mettere in risalto?

Cap Corse (conosciuto anche come “il dito”, ndr) è l’isola nell’isola, i paesi sono un po’ isolati e sembrano disabitati, è un luogo molto selvaggio e poco turistico…  

La vendetta è un elemento intrinseco delle leggende, della storia e in un certo senso anche del carattere corso e tu l’hai messa al centro della trama, come anello di congiunzione tra diversi fili narrativi. Allo stesso modo anche il concetto di famiglia risulta primeggiare nel romanzo così come è caratteristico della cultura corsa. 

Sono scelte volute. La vendetta nasce un po’ con l’isola, specialmente in quei luoghi dove lo Stato ha faticato a radicarsi; anche Dostoevskij parlava della “vendetta corsa”. Purtroppo. I corsi si aggrappano alla famiglia, è una rete fondamentale ed ecco che è facile che in questo tessuto nascano rivalità tra famiglie. Anche per questi motivi Thérèse si sente orfana del luogo. 

Quale è stato il punto di partenza per questa storia, la scintilla da cui hai iniziato a scrivere?

Il personaggio da cui sono partita è Thérèse nel momento in cui è in crisi con il suo ragazzo. Ho voluto parlare del sentimento di una ragazza della mia generazione che fatica a radicarsi nel mondo, è libera di viaggiare ma non riesce a creare affetti stabili. Thérèse va a Lisbona, dove io sono stata per due anni ma a dirla tutta solo un anno dopo aver scritto il romanzo. Tutti i luoghi di cui parlo hanno a che fare con la mia vita. A Barcellona ho vissuto per quattro anni e ora ci sono tornata, ad esempio…  

Thérèse e William sono due personaggi fragili, che si sostengono a vicenda…

C’è una grande differenza di età tra loro; accanto alla protagonista volevo un altro personaggio con una sua voce ispirato a una figura che conosco, il mio professore di inglese. Ho voluto creare due figure che si ritrovassero e riconciliassero con la propria storia e con il luogo. Un altro tipo di fragilità è quella di Pascal, che non riesce a comunicare perché è chiuso nel suo mondo, è vittima dell’isola e della sua società embrionale e in lui, così come in tutti i personaggi, non c‘è un netto confine tra il bene e il male. Ognuno ha un doppio risvolto.   

La pittura è un elemento di redenzione ma anche una chiave per spiegare i misteri dell’isola, è un ingrediente che pare essere qualcosa di molto più potente di un espediente narrativo…

Non ho un rapporto con la pittura ma mia zia è un’artista. Ho pensato di utilizzare l’arte come strumento per comunicare il lato più istintivo ed emotivo di alcuni personaggi.

Nonza. Credits: Andrea Vassallo
Cap Corse. Credits: Andrea Vassallo

“La Corsica ha una natura assoluta, è stata creata mischiando monti, uomini e mare in un unico rabbioso splendore. Sembra che ruggisca. La Corsica ha il volto ruvido e irto di barba incolta.
Gli occhi hanno il colore della macchia, e anche il suo cuore è così intricato.
(…)È un contrasto strano quello tra la bellezza del posto e i suoi abitanti,

abituati alla solitudine, fieri di sopravvivere in questo posto dimenticato da tutti”.
(L’isola che brucia, pag 62 – 63)

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