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Posts Tagged ‘editoria’

traduttori Salone 2014Il lavoro del traduttore è cambiato negli ultimi anni ma resta fondamentale per la diffusione della lettura e per la filiera editoriale. Anche per questo sono utili tavole rotonde in cui si parla di qualità della traduzione come di un ingrediente essenziale per la realizzazione di un buon ambiente culturale. Giovedì 8 maggio, al Salone Internazionale del Libro di Torino, si è svolto l’incontro “Seminari di traduzione. Lavorare nell’editoria oggi – Officina, editoria di progetto”. Ilide Carmignani ha introdotto il tema con un dato: “Nel Nordest c’è un lieve incremento della lettura ma l’editoria sta attraversando un periodo difficile”. Di più. Luisa Capelli, docente di Economia e gestione delle imprese editoriali all’Università di Tor Vergata ed esperta in bibliodiversità, ha tratteggiato un quadro più cupo: “La situazione è veramente drammatica per l’editoria, per non parlare di ciò che sta attraversando l’industria dell’informazione elettronica. Ci sono rivoluzioni in atto, non solo per l’uso di nuove tecnologie. Spesso ciò porta con sé la smobilitazione di interi processi di lavorazione. Il problema è capire chi sono i soggetti che hanno i poteri maggiori in questi processi. L’importante è che questo travolgimento non porti l’annichilimento di relazioni che in questi anni si sono consolidate”. Capelli, citando un’analisi di Giovanni Solimine, ha evidenziato come gli indici di lettura siano più bassi al sud e centro d’Italia: “A livello sociale i dati sono preoccupanti: se centinaia di giovani fino a 30 anni non hanno mai avuto occasione di incontro con la cultura attraverso cinema e teatro come possiamo pensare che leggano? Non possiamo ragionare su quanto cala la percentuale di acquirenti e lettori di libri se non ci poniamo il problema di incentivi e investimenti che occorre fare ad ampio livello per la cultura“.

I relatori hanno raccontato il proprio cammino professionale e come questo si sia evoluto nel tempo grazie all’uso di risorse web: “Forse abbiamo dimenticato che alcuni di noi hanno iniziato a fare traduzioni prima della nascita di internet, lavorando con un dizionario, enciclopedie e poco altro – ha affermato Richard Dixon – Oggi è molto diverso: c’è un miglioramento della qualità, la traduzione è molto più precisa. Il lavoro del traduttore fino a pochi anni fa era solitario, oggi c’è una comunità di traduttori che collabora”. Marina Morpurgo ha iniziato la sua carriera nel mondo della scrittura come cronista e caporedattore per poi passare a tradurre, leggere e valutare manoscritti per case editrici, arrivando a ricoprire anche il ruolo di editor e a scrivere lei stessa dei libri. “Ho scoperto cose inquietanti quando mi è stato affidato l’incarico di scrivere un manuale di storia del ‘900 per la terza media. Ero convinta che ci fossero dei testi omogenei, ma non è così: ci sono testi di basso livello, di medio e pochi testi di alto livello – ha spiegato la giornalista e scrittrice – All’inizio mi avevano segato tutti i trapassati dicendo che i ragazzi non lo capiscono, ma ci sono situazioni in cui si usano. Poi, nemico numero uno è il punto e virgola; vietato anche l’uso di metafore. Sono rimasta raggelata, abbiam fatto cose belle ma un pensiero così mi ha fatto venire i brividi”.

Rossella Bernascone, a cui si deve la traduzione del noto libro per ragazzi Diario di una schiappa, ha parlato del rapporto tra lavoro dei traduttori e mercato editoriale: “Vengo alla fiera di Torino da quando è nata. I libri sono tantissimi. Se calcolo tutti i guadagni, arrivo alla conclusione che oggi si guadagna di più anche se mangiamo tutti un po’ di meno perché siamo di più a lavorare attorno ai libri”. Con l’ambiente editoriale in continua espansione verso nuove forme di pubblicazione, anche per i traduttori vi sono maggiori opportunità di lavoro, ad esempio con gli autori che si autopubblicano o con quelli che scelgono la sola via digitale: “Può essere positivo o negativo, ma significa comunque più lavoro” ha commentato Bernascone. Dal canto suo, Morpurgo ha tratteggiato alcuni limiti della lettura digitale: “Va a beccare un segmento che è quello del lettore forte e non va a toccare quella fetta troppo grande di gente che non legge o che legge senza essere però in grado di capire. Il digitale può essere anche una fonte di smarrimento: si può incorrere ad esempio in recensioni positive scritte su commissione; c’è quindi un rischio di inquinamento della credibilità”.

La domanda cruciale, che lega qualità del lavoro e quantità di informazioni reperibili sul web, è stata posta da Capelli: “Come facciamo a far sì che la rete possa diventare un luogo dove ricostruire circuiti di autorevolezza e di circolazione di contenuti complessi? Non dobbiamo lasciare che a governare la rete sia solo chi lo fa per profitto. Mettiamoci per esempio a scrivere anche noi recensioni pessime per quei libri che non valgono e scriviamo recensioni buone quando lo crediamo. Svolgiamo le cose in positivo!”. A conclusione del confronto, si è alzata una voce tra il pubblico, quella del traduttore Daniele Petruccioli: “Dobbiamo incominciare a lavorare insieme, ci vuole meno prevenzione da parte degli editori. L’ebook è una grande opportunità ma per noi c’è un conflitto con i compensi e i diritti: bisogna avviare un discorso sulle royalties che possa aprire percorsi proficui. Trovo poco ascolto su questo punto da parte degli editori con cui lavoro. E’ una responsabilità di tutti la difesa della cultura“.

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Il piacere della lettura si condivide sempre più spesso anche su twitter, suggerendo titoli e ricordando incontri con gli autori, tenendosi informati con gli editori e confrontandosi con altri lettori. Il giornalista Francesco Musolino alcuni mesi fa ha creato il progetto no-profit @Stoleggendo invitando professionisti dell’editoria e autori a twittare dallo stesso account citazioni accompagnate da foto dei libri e motivazioni. L’obiettivo è diffondere l’amore per la lettura partendo in modo chiaro dal contenuto. Tanti i nomi che si sono già succeduti e il calendario è programmato fino al termine di luglio e son contenta di parteciparvi anche io proprio nei prossimi giorni, il 2 e 3 maggio. “Perché la lettura è un virus dolce da cui dobbiamo lasciarci contagiare, un tweet alla volta”, afferma Musolino a cui ho chiesto di raccontare come è nata l’avventura…

Quale è stato il primo libro che ha scatenato in te la passione per la lettura?

Il primo vero ricordo legato ai libri risale alla primavera del ’92 quando mia madre mi regalò La Compagnia dei Celestini di Stefano Benni, acquistato in una libreria romana. Ricordo il momento in cui mi diedero il pacchetto, la carta che si lacera e quella copertina così particolare la ricordo ancora benissimo. Sino a quel momento non avevo un buon rapporto con la lettura, fu quel romanzo, così fantasioso e originale, a far scattare in me la scintilla e da quel momento in poi i libri non solo fanno parte della mia vita, ma la rendono più ricca e profonda. Mi fanno vivere tante vite diverse, pagina dopo pagina. Ben presto cominciai ad appuntare ai margini delle pagine, curiosità e domande rivolte allo scrittore, fin quando passai una notte intera a chiedermi quale sarebbe stata la mia strada. Il mattino dopo mi misi in cerca di una testata online che reclutasse giovani collaboratori e solo qualche giorno dopo cominciai a scrivere per un giornale romano online. Era il 2006 e fu così che tutto cominciò.

Cosa è esattamente Stoleggendo? 

@Stoleggendo è un progetto lettura noprofit che ho ideato e creato su Twitter creando un breve manifesto e legando il tutto ad uno spazio blog. L’idea iniziale è semplice: siamo abituati per comodità a considerare chi utilizza i social network come persone solitarie ed egocentriche. Allo stesso tempo i buoni lettori almeno una volta nella vita hanno dovuto rispondere a domande come “a che serve leggere?”, “perché non esci invece di stare con il naso sui libri?” e stupidaggini simili. A ciò aggiungiamo che sono decine le pagine su Twitter dedicate alla raccolta di citazioni ma il più delle volte si rivelano semplici contenitori sterili in cui si twitta furiosamente ma nessuno legge davvero. Queste considerazioni sono alla base del progetto lettura noprofit @Stoleggendo. L’idea di base è quella di passare dalla pagina scritta al tweet – citando un passo, una frase, fotogrando il testo o la copertina che si sta leggendo – per poi tornare alla pagina scritta, condividendo tweet dopo tweet la passione per la lettura, al fine di incentivarla, promuoverla fattivamente. A ciò si aggiunge l’ingrediente segreto: l’account @Stoleggendo sin dal giorno della sua nascita, il 24 febbraio scorso, è nelle mani di giornalisti, scrittori, editor e librai che lo gestiscono in prima persona per 1, 2 o 3 giorni mettendosi in gioco con impegno ed entusiasmo. Ciascuno di loro, in totale libertà, ci guida nei suoi percorsi di lettura, lanciando hashtag, riscoprendo autori e generi dimenticati, parlando di poesia, fantasy, teatro, narrativa umoristica… @Stoleggendo è un progetto lettura noprofit nato con l’idea che si possa parlare di libri e lettura senza annoiare né ammorbare i lettori, creando una rete di utenti che siano non solo spettatori ma parte attiva di un progetto che è sempre aperto a nuove iniziative (segnalo fra le altre cose che il 7 maggio ci sarà Jon Kalman Stefansson a twittare in islandese e che l’1-2 giugno “lanceremo” il festival A tutto Volume di Ragusa e Laura Imai Messina twitterà dal Giappone a luglio). Proprio come SlowFood, @Stoleggendo punta alla genuinità di ciascun tweet, di ogni singola citazione e consiglio di lettura, puntando alla qualità e non alla quantità. Tengo a dire che @Stoleggendo segue il galateo di Twitter, non fa spam né appelli per essere seguito o, peggio ancora, rt. Partire dal tweet e arrivare al libro; partire dal tweet e arrivare alla pagina; partire dal tweet e arrivare ai lettori. Questo è l’obiettivo di @Stoleggendo.

banner StoLeggendo

Quali azioni concrete pensi possano essere utili per aiutare l’editoria a uscire dalla crisi?

Una domanda da poco! Innanzitutto dobbiamo tener conto del fatto che i grandi gruppi editoriali stanno cominciando a puntare con decisione sull’editoria online dove possono promuovere i propri titoli senza i limiti imposti dagli sconti nelle librerie. Di fatto l’aggressione del mercato degli ebook mette in crisi le librerie e con il ricambio generazionale sarà sempre più dura. Son d’accordo con Umberto Eco quando dice che “il libro è un oggetto perfetto e finito” ma sottolineo che pochi giorni fa Gian Arturo Ferrari ha detto che “il libro sopravviverà pur mutando la sua natura”. Continuando di questo passo e senza una legge contro la pirateria digitale – il pericolo nascosto ma anche quello più importante legato allo sviluppo degli ebook – l’Italia si trova inerme e in futuro si rischia non solo di vedere scomparire le librerie ma anche la “professione” dello scrittore, ovvero colui che vive con ciò che scrive e vive per ciò che scrive. E’ un momento di grande transizione in cui le strategie dei grandi gruppi editoriali saranno decisive. Incrociamo le dita.

 

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Il mercato editoriale per l’infanzia è in continua espansione e sembra essere quello che resiste meglio alla crisi del settore; aumentano le case editrici che scelgono di dedicare una collana del proprio catalogo ai più piccoli, tuttavia, proprio per la quantità di titoli che escono ogni anno, occorre che chi acquista libri per bambini prenda in considerazione non solo volumi belli ma anche di buona qualità e costruttivi per la crescita, pensando alla esatta fascia di età e individuando temi, argomenti e stimoli di lettura. Ci sono figure professionali che usano la lettura come uno strumento chiave per accompagnare i bambini alla scoperta del proprio mondo interiore e di quello circostante; ma ogni adulto può sperimentare la bellezza di condividere la lettura con i più piccoli. Margherita Bauducco, dottoressa in Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica e psicomotricista emotivo-relazionale ad indirizzo Aucouturier, spiega il senso e l’importanza di leggere insieme ai bambini.

“Il libro e la lettura ci accompagnano per tutto l’arco della nostra vita: a quanti di noi sarà capitato di aprire un libro e di leggersi tra le sue righe, facendoci immedesimare, ridere, piangere, emozionare ed al termine di accorgerci di quanto ciò che abbiamo letto abbia influenzato e sia stato catalizzatore di scelte successive. Succede “ai grandi” e a livello differente, probabilmente meno consapevolmente, succede “ai più piccoli”. La lettura, alla sera, prima della nanna ma anche in altri momenti della giornata, diventa uno spazio importante per la crescita dei nostri bambini, uno spazio di condivisione con l’adulto che si “abbassa” fisicamente al livello del bambino ed entra insieme a lui nel mondo del “C’era una volta”. Non leggiamo per loro, ma leggiamo con loro; non leggiamo perché fa bene ma leggiamo perché ci emozioniamo e ci divertiamo; non leggiamo per passare una morale o una legge ma leggiamo per creare un mondo condiviso con il nostro bambino.

All’interno di quelle pagine il bambino inizia a conoscere se stesso e a conoscere il mondo esterno, scopre delle emozioni simili alle sue e inizia a dare dei nomi a quelle emozioni, non vivendole sulla propria pelle ma spostandole in un altro spazio e tempo. Diventa un’opportunità che si dà al bambino per riconoscersi in quel personaggio e poter superare quella situazione critica. Le fiabe organizzano le pulsioni in scenari fantasmatici e permettono di stabilire un legame tra rappresentazioni di cose poco articolate e rappresentazioni di parole elaborate dal senso comune.

Non forniamo immagini, ma stimoliamo i nostri bimbi a crearsi le proprie immagini che li renderanno più creativi, li aiuteranno a trovare strategie nuove e a differenziarsi. Al contrario della televisione (e parlo della poca e buona televisione per i bambini) che dà immagini già preconfezionate, le favole e le fiabe aiutano l’immaginazione perché il bambino deve rappresentarsi lui stesso scene e situazioni.

Educhiamo i bimbi ad ascoltare, leggiamo insieme a loro fin da quando sono piccoli; diversi studi hanno dimostrato l’utilità di leggere ai bambini in periodo neo-natale, infatti  lo stimolo a svolgere un nuovo compito, come quello di ascoltare, aumenta la sopravvivenza dei nuovi neuroni che si stanno formando: senza compiti i nuovi neuroni svaniscono. Anche la medicina sottolinea l’importanza della lettura, come tanti pediatri consigliano, e si sta inoltre diffondendo un’educazione all’ascolto attraverso progetti utili ed affascinanti come Nati per leggere, attivato a livello nazionale nelle biblioteche comunali, o come l’utilizzo della fiaba in sedute psicomotorie.

LacrimeCheVolanoViaDi pari passo con l’educazione alla lettura, si sta espandendo anche il mondo dell’editoria dedicata ai nostri bimbi. Da professionista vorrei segnalare le collane dei Babalibri, dai 12 mesi ai 7 anni, in cui troverete sicuramente il libro che fa al caso vostro: dalla delicatezza e semplicità di Lacrime che volano via di Sabine De Greef per i più piccolini, alla ricerca dell’identità grazie a Piccolo blu e piccolo giallo (un classico della letteratura infantile), passando dalle divertenti avventure di Sono io il più forte! e Sono io il più bello! di Mario Ramos, storie di un lupo di cui non si potrà non innamorarsi. Racconti per ogni età, per ogni emozione e per ogni periodo critico: un aiuto per le mamme che spesso si trovano a non sapere come affrontare le paure dei loro bimbi. Non meno rilevante è il prezzo: è possibile infatti anche comprare il volume in brossura con cui si abbattono i costi rinunciando alla copertina rigida (affarone in periodo di crisi).

Carattere distintivo di un buon libro per bambini è la semplicità delle parole, la mia prima automobilechiare e che non devono confondere, comprensibili e autentiche. Tra i tanti libri consiglio, per i più grandicelli dai 5 anni (a causa della lunghezza), La mia prima automobile di Peter Schossow (Beisler editore), un’avventura a due che farà sicuramente avvicinare i bimbi più grandi ai fratellini più piccoli: un ottimo modo per immaginare insieme. Particolarità: la storia è accompagnata dai cartelli stradali che vediamo tutti i giorni, così, anche in questo caso, si impara divertendosi.

Luna JimmyLibri che arrivano da tutte le parti del mondo come La luna e il bambino di Jimmy Liao, illustratore famoso e ideatore di una storia che ha venduto più di 5 milioni di copie tra Oriente, Europa e Stati Uniti e portata sul mercato italiano da Gruppo Abele ma che purtroppo, forse perché non ben promossa, da noi non ha avuto la stessa fortuna. Un libro delizioso, dolce, che parla della luna e di un bambino che la trova per caso e ne diventa amico inseparabile fino a quando la lascerà andare per continuare a farla risplendere; una storia che affascina i più piccoli per le sue immagini e la dolcezza con cui è raccontata e lascia incantati i più grandi, una fiaba che accarezza ognuno di noi.

Il libro che io non dimentico? E’ un libro “scoperto” in uno dei miei viaggi, di una casa editrice francese la Gallimard-Jeunesse che crea libri pop-up (quei libri che vivono in tre dimensioni ogni qual volta si apre una pagina), libri magici se si guardano con gli occhi dei bambini. A loro si deve la migliore rappresentazione di Le Petit Prince, da inserire nella wish list per gli amanti del genere, in Italia edita da Bompiani (qui).

Infine, un consiglio alle mamme e ai “grandi” in generale: leggete, inventate e raccontate storie ai vostri bimbi! La fantasia è a costo zero ed è il tesoro più arricchente che possiamo passare; un tesoro che può aiutare a far evolvere in maniera più serena i bambini e diventare il vostro patrimonio familiare l’inizio di una storia che sia la vostra storia”.

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Come sta cambiando l’editoria e quale è il suo futuro? Questa domanda, affiancata ad un’attenta osservazione di diverse realtà già presenti in Italia, è il cuore del convegno LibrInnovando che venerdì 16 novembre si terrà a Milano, a Palazzo Reale dalle 9 alle 18. Un’occasione di confronto per gli addetti ai lavori ma non solo: ci saranno editori ed editor, scrittori e blogger, professori e studiosi, giornalisti e appassionati dell’editoria. Si parlerà  di ebook e lettura digitale, di biblioteche che utilizzano le nuove tecnologie e di selfpublishing, di come essere un libraio in un contesto (professionale e commerciale) in mutamento e dell’uso dei social network per la diffusione del digitale.

L’evento, nato nel 2009 e giunto alla quinta edizione, rientra nel programma di BookCity Milano e sarà trasmesso in diretta web su Rai Letteratura; inoltre si potrà seguire su twitter con l’hashtag #Librinnovando.  Dopo i saluti e l’introduzione a cura di Paola Dublini dell’Università Bocconi, inizieranno le sessioni di studio (la prima moderata dalla sottoscritta).

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Lettrici del gruppo Anobii Torino con un kindle

Cosa leggere? Con l’arrivo dell’estate ci si trova di fronte alla scelta dei libri da portare in vacanza: qualcuno chiede consigli agli amici (Inchiostro Indelebile l’ha già fatto lo scorso anno), altri si lanciano alla ricerca di recensioni o direttamente sugli acquisti lasciandosi tentare dalla trama riportata sulla quarta o dal titolo. Ma non si parla solo di libri cartacei perché aumenta il numero di chi sceglie i libri digitali, prodotto su cui stanno investendo sempre di più le case editrici. Ecco quindi alcuni lettori forti e professionisti nel settore editoriale che spiegano perché conviene leggere ebook in vacanza (e non solo). Affido così a loro anche i suggerimenti di lettura, che spaziano dai classici ai gialli contemporanei e dalla saggistica ai romanzi femminili.

Noemi Cuffia, lavora come free lance in pubblicità ed editoria e aggiorna spesso il suo blog, Tazzina-di-caffè. Su twitter la si trova come @tazzinadi.
In vacanza con l’ebook perché… è un formato leggero e agile, e mi restituisce l’emozione della novità rendendo l’esperienza della lettura ancora più avvincente. Questa estate leggo… Natalia Ginzburg, La strada che va in città e altri racconti, di Einaudi. Perché… mi piace associare al mio ereader la lettura dei classici che ho più amato. Natalia Ginzburg, poi, è la mia scrittrice preferita da sempre!

Gabriele Alese, responsabile della produzione digitale per Edizioni E/O ed Europa Editions. “Faccio gente, vedo cose” è ciò che si legge sul suo profilo twitter.
In vacanza con l’ebook… per non dover sacrificare letture allo spazio in valigia; per poterne mettere una decina nel carrello virtuale e poterli imbarcare senza pagare una sovrattassa per il limite di peso. Questa estate leggo… perché… Attualmente sto leggendo Toxic (Helgason, ISBN ed.), divertentissimo. La lista estiva comprende qualche classico colpevolmente dimenticato (e che non andrebbe dimenticato, ora che dall’e-reader è possibile goderseli senza suscitare l’impressione di volersi far notare) e tanta narrativa: ho già preparato Chiedi e ti sarà tolto (Lipsyte, Minimum Fax ed.) – avevo apprezzato Venus Drive dello stesso autore; Il professionale (Cornia, Feltrinelli ed.) – un consiglio ricevuto; Respiro corto (Carlotto, Einaudi ed.), perché… è Massimo Carlotto.

Salvatore Nascarella si occupa di marketing digitale e formazione accreditata in editoria medica. Su twitter è @nascpublish. Blogger a corrente alternata su leggoergosum.
In vacanza con l’ebook perché… non voglio cambiare zaino e perché posso cambiare lettura ogni sera. Non so ancora cosa leggerò, ma ho già fatto una discreta scorta di ebook (narrativa e saggistica). Sceglierò in base ai tempi di viaggio e relax. Sicuramente comprerò un libro di carta all’aeroporto che leggerò in vacanza e abbandonerò da qualche parte per altri potenziali lettori: è una forma di bookcrossing “privata”. Lo faccio da anni.

Marco Giacomello, giurista (www.marcogiacomello.com) rintracciabile su twitter come @mgiacomello.
In vacanza con l’ebook perché… è comodo, pratico e leggero; posso acquistare libri ovunque e ad ogni ora del giorno. Questa estate leggo… Calico Joe di Grisham; Punk Capitalismo di Mason; Sua Santità di Luzzi; alcuni vecchi libri di De Giovanni; L’ultimo Hacker di G. Ziccardi. Perché… amo i gialli, i thriller e le inchieste.

Sharon Sala, professione difficile a diversi sono un Web project manager, designer con un pizzico di social qualcosa. Sono anche una Girl GeekDinners Milano. Leggo perché mi piace, ho iniziato da piccola divorando libri per bambini, per ragazzi e anche quelli di mia madre, amante della lettura anche lei.
In vacanza con l’ebook perché… pesa di meno e posso portare tutti i libri che voglio oltre alle guide turistiche per la vacanza; perché mi conosco e se porto quei 5 libri di carta che voglio leggere non ne leggerò nemmeno uno, perché avrò voglia di altro. Perché leggere sul Nintendo (articolo su sharonsala.it) in spiaggia non è facile visto lo schermo luminoso e un ebookreader è molto meglio. Questa estate leggo… perché… Se manterrò i buoni propositi finirò la lettura di Il valzer lento delle tartarughe di Pancol Katherine, seguito del libro Gli occhi gialli dei coccodrilli e finirò con Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì. Ho iniziato la trilogia per le recensioni positive lette in rete e ho trovato la storia bella e avvincente, la trama gira intorno alle vicende di donne, dalla più piccola di 11 anni alla più grande oltre i 60. Le mie letture continueranno su un genere molto commerciale, ma tutto il parlare di questa trilogia mi ha fatto venire la curiosità, inoltre penso che sotto l’ombrellone vadano bene delle letture leggere e non impegnative che sappiano coinvolgerti, ma che ti permettano di abbandonare la lettura per un tuffo senza sentire la mancanza dei protagonisti, delle vicende, delle emozioni che spesso un libro sa darti. Dimenticavo, parlavo di Cinquanta sfumature di grigio, Cinquanta sfumature di nero, attendendo anche Cinquanta sfumature di rosso. Con questo spero di chiudere la saga delle trilogie per quest’anno e passerò a libri che iniziano e finiscono… Sicuramente devo cominciare a leggere gli arretrati, libri che ho comprato ma ancora non ho letto, come: L’America non esiste, perché New York è il mio sogno nel cassetto e visto che per ora sembra irrealizzabile almeno la vivo nelle storie degli altri. L’amore ai tempi del colera e Addio alle armi: due classici perché reputo sia giusto inserire nelle proprie letture annuali almeno qualche classico, non solo per bagaglio culturale, ma se si ama leggere è giusto conoscere un po’ anche la storia delle letteratura e i libri più belli mai scritti.

Elena Asteggiano, redattrice editoriale e blogger di eBookReaderItalia.com, su twitter la si trova con il nickname di @redattore.
In vacanza con l’ebook perché… sull’inchiostro elettronico si legge bene come se fosse carta e ci si può portare tanti titoli senza problemi di spazio e peso della valigia. Questa estate leggo… qualcosa che mi riporti alla giusta dimensione umana dopo un anno intenso su social network ed editoria digitale, un titolo, insomma, che parli di tecnologie digitali, ma svelandone alcune contraddizioni in termini: Insieme ma soli di Turkle Sherry, edito da Codice Edizioni (2012, ePub con social DRM).

Giorgio Bianco, giornalista e scrittore di “gialli esistenziali” (La morte vola e Notizie fredde). Amante della montagna, sognatore un po’ decadente.
In vacanza con l’ebook perché… non è soltanto pratico, ma offre anche prospettive e stimoli nuovi per la lettura: l’ebook è la democrazia della cultura, una vera rivoluzione per l’accesso al libro. Con meno di 2 euro si acquista Alla ricerca del tempo perduto di Proust. E’ fantastico. Questa estate leggo… i racconti di Carver perché risponde al mio bisogno di arte e malinconia. Leggo anche Achille Campanile (Gli asparagi e l’immortalità dell’anima) perché risponde al bisogno d’ironia. Rileggo Paesi tuoi di Pavese, perché arricchisce lo spirito della terra delle mie origini.

Giuseppe Spezzano (@septhewolf1), startupper presso il sito Bookolico (@bookolico). “Da quando ho conosciuto i libri elettronici non riesco più a farne a meno” afferma.
In vacanza con l’ebook perché… posso portarmi dietro più libri senza preoccuparmi del peso. Perché posso annotare ed evidenziare senza paura di rovinare il libro. Perché in qualsiasi momento posso collegarmi alla rete ed acquistare un libro nuovo. Perché trovo sia molto comodo. Questa estate leggo… Dieci piccoli indiani di Agatha Christie perché è uno dei libri più famosi della scrittrice britannica, perché amo il giallo ed amo Agatha Christie ed è uno dei pochi libri di questa scrittrice che ancora non ho letto. Credo sia una di quelle letture adatte all’estate e perché è arrivato il momento di sanare questa mia lacuna per un così grande classico. The Start-Up of You di Reid Hoffman perché credo sia una lettura, per me, istruttiva; perché WIRED consiglia di leggerlo e perché Reid Hoffman, cofondatore di Linkedin, nel libro consiglia di leggere WIRED. E perché credo sia necessario sapersi adattare ai cambiamenti in un mondo sempre più incline al mutamento.

* i link sono stati segnalati dagli stessi intervistati

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Scorci e curiosità sul Salone del Libro di Torino 2011.

Ancora una volta è stato battezzato l’evento librario dei record per affluenza, vendite ed eventi organizzati. Un programma ricco, perché oltre agli incontri al Lingotto Fiere e all’Oval dove è stata allestita la mostra “1861-2011. L’Italia dei Libri”, la città si è animata grazie alle presentazioni sparse in piazze e locali per il Salone Off. Forse, proprio per la sovrabbondanza e varietà di proposte, è stato un evento un po’ dispersivo ma allo stesso tempo molto vivace e culturalmente stimolante. Sul boom di vendite ogni editore avrebbe da dire la sua, di certo non sono tanti coloro che alla fine sono riusciti a venir fuori dalle spese dati gli alti costi per lo spazio e l’allestimento dello stand.

Tra autori emergenti e vip della letteratura è approdato anche lo sconosciuto Manuele Madalon che ha chiesto a vari personaggi famosi un commento sul proprio libro e questi si sono prodigati in elogi e consigli: così, gli studenti del corso di Ingegneria del Cinema del Politecnico di Torino hanno cercato di dimostrare che spesso “conta più la pubblicità di un libro che non il libro stesso”, ecco il fenomeno della “madalonizzazione” (la notizia e il video).

Su twitter si sono rincorsi informazioni e commenti, molti raccolti sotto l’hashtag #salonelibro che sabato 14 maggio si è guadagnato un buon posto nella lista delle tendenze; così c’è ad esempio chi, citando il giornalista Stefano Sgambati, scrive che “”la vita è quella cosa noiosa che succede tra una Fiera del Libro e l’altra”. Su facebook sono stati creati innumerevoli eventi e le pagine dedicate ai libri si sono riempite con citazioni e titoli. Tuttavia, il tentativo del Salone di aprirsi alla multimedialità con raduni per i twitterini non è molto riuscito, infatti gli orari sono stati segnalati sul programma cartaceo ma non attraverso il social network e così sono andati quasi deserti. I twitter addicted hanno però mantenuto i contatti grazie al tam tam e spesso sono riusciti ad incontrarsi nei vari stand.

Anche quest’anno Greenpeace ha distribuito volantini con l’elenco delle case editrici più meritevoli: la classifica “Salvaforeste” valuta 113 editori italiani in base alla sostenibilità della carta utilizzata nei propri libri (notizia e classifica).  Nonostante il miglioramento di alcuni grandi gruppi editoriali, resta qualche perplessità perché pare siano ancora “troppe le aziende che con politiche di acquisto della carta assolutamente inadeguate che si rendono corresponsabili della distruzione delle ultime foreste tropicali”.

Al Salone… C’è chi è andato alla (quasi disperata) ricerca di ebook e tablet e chi si è messo a chiacchierare del Giro d’Italia vicino allo stand di una casa editrice che pubblica volumi per gli amanti della bicicletta; c’è chi si è lasciato tentare ed ha assaggiato il cioccolato di alcuni artigiani del dolce negli stand all’Oval e c’è la cioccolataia che si è lamentata del posto e della poca affluenza di gente in quell’angolo in fondo al padiglione; c’è la ragazzina che ha girato tra gli stand con i rollerblade e c’è chi ha visitato la fiera in compagnia del proprio cane; c’è chi si è ricavato un angolo per leggere il libro appena acquistato e chi ne ha comprato uno solo perché attirato dalla copertina; c’è chi ha voluto provare a suonare il mandolino e chi ha scritto una dedica su una borsa di libri; c’è chi ha sorseggiato un vinello offerto da un editore e chi ha sonnecchiato durante la presentazione di un romanzo.

Ma soprattutto, al Salone c’è sempre un buon profumo di libri e la voglia di perdersi tra le pagine, la sorpresa nell’incontrare chi vive di libri e chi li scrive e il piacere di confrontarsi.

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Oltre 300.000 visite al Salone del Libro 2010: è un record. Lo hanno scritto ed annunciato giornali e televisioni. Così il presidente dell’evento, Rolando Picchioni, progetta nuovi spazi per la prossima edizione che incornicerà Torino insieme ai festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia: “E ora che abbiamo chiuso con un numero di visitatori record, possiamo cominciare a pensare alla grande all’edizione del 2011, magari con il Padiglione Italia sistemato nell’Oval” (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/salonelibro/201005articoli/55114girata.asp). Già quest’anno il Salone ha solcato i confini del Lingotto Fiere, puntellando la città di presentazioni librarie ed incontri con gli autori in parchi, biblioteche e caffè: forse, un modo per diffondere maggiormente il gusto per la lettura e per non circoscrivere l’evento; ma anche per avvicinare quei lettori reticenti a pagare il biglietto d’ingresso al Salone, giudicato caro trattandosi di una “fiera commerciale dove si cerca di spingere la vendita di libri”. Una fiera dove la parte del leone la fanno ancora gli stand di grandi gruppi editoriali (simili alle tante librerie di serie sparse nelle varie città) mentre i piccoli editori cercano di emergere e farsi conoscere  (http://www.booksblog.it/post/6283/dal-salone-del-libro-di-torino-uno-bizzarro-paradosso). Foto dell’evento si trovano ovunque sparse sul web, dalle ricche gallerie sul sito ufficiale del Salone (www.salonelibro.it) a quelle inserite sul blog del Master in Giornalismo di Torino (http://picasaweb.google.it/futuratoit/SaloneDelLibro2010#)…

Il Salone del Libro è, in ogni senso, un’occasione per allargare l’orizzonte… Anche ben oltre l’India, Paese ospite (nel 2011 lo sarà la Russia) di cui molto si è parlato ed ascoltato con sottofondo musicale; anche se, a dirla tutta, sembravano un po’ sacrificati gli editori indiani in quei piccoli box bianchi allineati lungo la parete, tanto che diversi erano spesso deserti. Molti gli scrittori, i giornalisti e i pensatori indiani che hanno partecipato ad incontri e dibattiti. Il Salone 2010 ha puntato su un programma ricco di contenuti, a cominciare dal tema: “La memoria, svelata”. Cosa è la memoria? Ricordi e vissuto che si intrecciano. Allora, volendo giocare con parole e pensieri, sorge una domanda: cosa resterà nella memoria di questo Salone?

Successo. Partecipazioni record anche agli incontri con grandi nomi del panorama letterario italiano ed internazionale, da Saviano alla belga Amélie Nothomb (arrivata con la sorella), da Gianrico Carofiglio al madrileno Fernando Savater. Ogni stand segnalava orari in cui si potevano avere copie firmate dai propri autori e così è capitato che ci fosse ressa perfino per farsi fare un autografo da Nino D’Angelo, giunto in veste di scrittore. Si scoprono scrittori che arrotondano l’attività libraria lavorando da dj (Fabio Beccacini) e poliziotti che vogliono raccontare le loro esperienze, partendo dal lavoro (Cinzia Maria Rossi) o da passioni come il rugby (Marco Turchetto). Ci sono case editrici che attendono e vogliono conoscere i lettori diventati amici su social network (ad esempio Intermezzi Editore e Stylos), quelle che puntano l’attenzione su libri a grandi caratteri per agevolare la lettura a chi magari vede poco (Angolo Manzoni), quelle che si dedicano alla cronaca in versione graphic novel (BeccoGiallo), quelle che pubblicano testi da leggere alla toilet in un tempo che varia a seconda del bisogno (80144 Edizioni) e quelle specializzate in testi di scolastica e parascolastica (tipo Eli o Il Mulino). Insomma, l’editoria pare davvero un mondo senza confini, dove creatività e specializzazione giocano un ruolo importante.

Parliamo di classifiche. Quali sono i libri più venduti? I dati divulgati dagli organizzatori dell’evento (http://www.salonelibro.it/it/news-e-multimedia/notizie/10626-comunicato-stampa-di-chiusura.html), che parlano di circa un 25% di vendite in più rispetto al 2009, segnalano ai primi posti Roberto Saviano, Fabio Geda e Carlos Ruiz Zafon. Invece, una top ten (http://libriblog.com/classifica-libri/la-classifica-dei-libri-piu-venduti-17-maggio-2010/), sempre al termine della settimana fieristica ma allargata al territorio nazionale, vede in testa Andrea Camilleri con “Il nipote del Negus”, seguito proprio da Zafon con “Il palazzo della mezzanotte” e da Benedetta Parodi con il manuale di cucina “Cotto e mangiato” (ancora una volta l’Italia si dichiara patria di buongustai!). Di tutt’altro stampo è invece la classifica pubblicata da Greenpeace, che ha catalogato le case editrici in base al grado di complicità nella deforestazione del sud-est asiatico, “uno degli ultimi polmoni verdi del pianeta”: quanta carta consumano? Acquistano quella riciclata e sostenibile? Sanno da dove viene la materia prima che usano? (http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/deforestazione-classifica-editori). Le case editrici sono state divise in cinque gruppi: si va da “Amici delle foreste”, per chi adotta carta con alte percentuali di fibre riciclate, a “Non classificabili” che raccoglie i nomi di editori non disponibili al dialogo e che non hanno risposto al questionario.

Il successo del Salone corrisponde ad un reale interesse per i libri, tanto da poter ritrarre gli italiani come grandi lettori? Risponde un articolo su La Stampa analizzando numeri e tendenze (http://www3.lastampa.it/domande-risposte/articolo/lstp/219732/): “Siamo lettori molto scarsi, preceduti da Svezia e Estonia, Repubblica Ceca, Finlandia, Regno Unito e altri quindici paesi. Sotto di noi sei stati, fra i quali Romania, Grecia, Bulgaria. Ma attenzione: sono dati di un confronto non perfetto – per fortuna! diremmo noi voraci lettori, ndr – , perché non sono omogenei i criteri di rilevazione adottati dai diversi istituti statistici”.

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