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Posts Tagged ‘ecologia’

Qualche mese fa ho iniziato a fare l’orto che era del nonno, un pezzettino di terra ormai incolto da tempo, dove le erbacce regnavano padrone e le piante di salvia si erano allargate senza regole perdendo vigore e foglie. Guardando quella striscia di terreno mi sono ricordata di quando da bambina aiutavo nonno Piero a innaffiare e raccogliere le verdure (pomodori e fagiolini erano i miei preferiti); così ho deciso di riprendere quei gesti, di continuare qualcosa dal sapore famigliare, di sperimentare e lanciarmi in un piccolo progetto. Con i consigli di papà e di qualche amico che ha più esperienza in agricoltura ho iniziato a sistemare l’area, a zappare e poi vangare: un’attività che impegna le ore libere nella settimana, non molte per la verità ma intense. Ho sfrondato la salvia, piantato pomodori e zucchini, fagiolini e patate, zucche e cavoli, carciofi e melanzane. Poi, un giorno di inizio luglio, ho trovato davanti al cancello una cassetta con ben diciassette piantine che il giorno dopo, chiedendo a un amico giardiniere, ho scoperto essere peperoncini piccanti; ad oggi, però, non so ancora chi le abbia lasciate e quindi chi ringraziare per il dono. Ho scoperto che fare l’orto è mentalmente rilassante (qualcuno lo definisce anche terapeutico), richiede molte energie e attenzioni ma dà anche grandi soddisfazioni: che bello poter cucinare e gustare la propria verdura!

Trasformando quello spazio e osservandolo cambiare talvolta mi son trovata a riflettere sulla semplicità di alcuni gesti e tradizioni e sul rapporto con la terra (che auguro a tutti di vivere e riscoprire). Un paio di mesi dopo aver iniziato questa piccola “avventura” ho avuto il piacere di presentare un libro che ha arricchito i miei pensieri: La terra non è mai sporca di Carola Benedetto e Luciana Ciliento per Add editore. È una raccolta di saggi in cui la terra, intesa in primis come elemento e quindi come pianeta, è raccontata in diversi ambiti: ogni personaggio a cui le autrici si sono rivolte ha declinato il tema secondo la propria esperienza, chi nel settore educativo, politico, economico, sociale, artistico, religioso e altro ancora. Scorrendo l’indice mi sono un po’ stupita che parlare di terra potesse unire personaggi così diversi, in verità ciò è possibile proprio perché il tema è tanto ampio e ognuno lo può vivere nella propria quotidianità sentendolo in modo unico.

Il volume inizia con il saggio di Pierre Rabhi, fondatore dell’agroecologia e poeta chiamato il “Gandhi della Terra”, in cui si afferma che “la nostra civiltà deve riconnettersi al più presto alle leggi della vita, alla terra, perché è la terra che custodisce ancora gli elementi della sopravvivenza”. C’è una sua frase che mi è rimasta particolarmente impressa: “coltivare la terra predispone anche al miracolo”. E’ vero, penso allo stupore di vedere la pianta che cresce e poi porta frutto e la fatica del lavoro è ripagata anche dalla meraviglia che si rinnova. Il titolo del libro è tratto dallo scritto di due monache induiste, Svamini Ma Uma Shakti Ghiri e Svamini Hamsananda Ghiri: “La terra non è mai sporca. Non ci sporchiamo le mani toccandola, sporchi sono i pensieri, il nostro egoismo. Mettere le mani nella terra, al contrario, rende l’essere umano partecipe del suo sforzo vitale”. Qualche pagina dopo, Paolo Marin, agronomo e referente tecnico di progetti agricoli penitenziari, spiega come coltivare un orto aiuti i detenuti (ma non solo) ad acquisire competenze di base, a ripensare la vita e ad avere un obiettivo che prevede una progressione perché “la terra non ti aspetta e quindi se c’è una cosa da fare, va fatta con modi e tempi precisi”. Paola Deda dell’Unece parla della presenza delle foreste nei 56 stati membri e del concetto di sviluppo e gestione sostenibile delle risorse: “per me la terra vuol dire Mondo ma anche Ambiente, (…) natura che deve essere protetta per garantirci il domani”. L’artista Michelangelo Pistoletto nella propria visione vuole legare passato, presente e futuro e dichiara di trovare pace nel rapporto tra la terra e la propria capacità di intenderla. Livia Firth, fondatrice di Eco-Age Ltd e Leader of Change delle Nazioni Unite, affronta l’impatto ambientale nella moda e richiama l’importanza della tracciabilità dei prodotti: “Sta a noi consumatori rispettare la terra e i suoi abitanti, comprando il meno possibile, e in maniera intelligente”. Cito qui solo alcuni degli altri contributors del libro: l’alpinista Daniele Nardi e la conduttrice televisiva Sveva Sagramola, il funanbolo zen Andrea Loreni e l’economista Maria Teresa Pisani, il docente di fisica Alexander Vilenkin e la band torinese Eugenio in Via Di Gioia, l’ideatore di Overland Beppe Tenti e il fashion designer Tiziano Guardini…

Questo libro è come un mosaico, una lettura molto interessante che permette di scoprire progetti (ad esempio Le Terre Traverse che raccoglie 16 aziende agricole nella pianura tra l’Appennino e il Po compreso tra Piacenza e Parma) e, attraverso il confronto con diverse voci, crescere nella consapevolezza dell’importanza di trattar bene la terra. Il bello è che parlano le storie prima ancora delle idee, perché queste nascono e si articolano quando si fa vera esperienza unendo mente e cuore.

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C’è un prefisso molto usato ultimamente, che alcune realtà – per fortuna – riescono a coniugare concretamente nel proprio ambito: -eco, come ecosostenibile, che spesso si accompagna a ecologico.

piatto ecoCosì, in Piemonte, sono nati gli ecoristoranti: locali che si impegnano a ridurre la quantità di rifiuti prodotti durante l’attività, cercano di diffondere tra i clienti buone abitudini e sensibilizzano contro lo spreco alimentare. L’iniziativa, avviata già lo scorso anno dal consorzio Covar14 e poi consolidatasi, coinvolge 35 locali che mettono a punto azioni come uso di prodotti con vuoto a rendere o alla spina, uso di tovaglie e tovaglioli di stoffa, compostaggio domestico dei propri scarti organici e distribuzione di acqua in brocca. Tra tutti, due gli aspetti più curiosi degli ecoristoranti: la possibilità per i clienti di portare a casa il cibo eccedente in appositi contenitori e la creazione di un menù “rifiuti zero” (anche economicamente sostenibile) con prodotti non valorizzati come la buccia della frutta. Nel mese di giugno è stato organizzato anche un concorso fotografico sul profilo Instagram @ecoristoranti che mette in palio una cena per due.

ecologia risparmioTempo fa ho partecipato a una cena con menù “rifiuti zero” (davvero buona!!) a Moncalieri, in provincia di Torino, e alcune delle cose dette durante quella serata sulla necessità di implementare l’attenzione per la raccolta differenziata dei le ho ritrovate in un libricino a tema, Ecologia del risparmio, scritto da Giulia Landini e edito da La Linea. Tra le pagine, partendo dai “sei comandamenti dell’ecologista”, si incontrano consigli per i lavori domestici (dalla pulizia delle stoviglie con l’aceto all’uso del bicarbonato) e ricette per la produzione in casa di pane e altri prodotti di consumo quotidiano. “La nostra società ci insegna che anche l’avanzo è da buttare, soprattutto se “cucinato”. In passato, però, chiedete pure alle nonne, non era così (…). I vantaggi di far da mangiare con gli avanzi sono molteplici: non si butta via niente; ci si arrangia con quello che c’è in frigorifero o nel congelatore; si cucina una volta, in porzioni più abbondanti, e ci si ritrova, il giorno dopo, la materia prima per dare vita ad altri piatti succulenti” (pag 101). Ancora, si leggono esempi di riciclo creativo e di organizzazione vacanze low cost. L’autrice del volumetto (rigorosamente stampato su carta riciclata) intende far prendere coscienza al lettore che tante piccole abitudini possono contribuire non solo al risparmio ma anche alla diffusione di uno stile di vita più salutare per il corpo e per la mente.

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