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Posts Tagged ‘Calvi’

La storia, quella che accomuna tutti (o molti), passa e si racconta anche attraverso piccoli gesti e cose di uso quotidiano. Non solo libri e opere d’arte, ma anche tazze e abiti, giochi e utensili.

Mi ricordo che da piccola era quasi un’avventura andare sul solaio nella casa dei nonni alla ricerca di qualcosa che poteva tornare utile: tutto assumeva un’aura di mistero e incanto, ancor più se era ricoperto da un bello strato di polvere resa luminosa dalla luce che filtrava dalla finestrella sul tetto. Oggetti che attraversavano il tempo e parlavano della famiglia.

Mi ricordo che durante gli anni della scuola media il professore di arte faceva restaurare a noi ragazzi dei vecchi pezzi in legno usati dai contadini a fine ‘800 o inizio ‘900: Riccardo Assom ci ha insegnato a trattarli con rispetto e a scoprirne le origini, a custodirli e tramandarne il significato. Il frutto di quel lavoro continuato per una decina di anni coinvolgendo allievi e famiglie è ora visibile in un museo di storia locale, il Museo di Cultura Popolare e Contadina di Villastellone, uno spazio che continua a crescere e a raccogliere testimonianze ma anche a ospitare mostre che zoomano su gente e oggetti di oggi mettendo così epoche e tempi a confronto.

Mi ricordo il mercatino di Calvi (Corsica), visitato a inizio agosto: un grande spiazzo appena fuori la città popolato di banchetti e teli da spiaggia ricoperti di cose di ogni genere, dalle scarpe ai vasi, dalle bambole ai libri, dai vestiti agli attrezzi. Occasionali venditori, alcuni bambini, cercavano di conquistare i turisti che si fermavano prima di andare in spiaggia. La storia quotidiana si intreccia con la storia del Paese nelle tazzine con il ritratto di Napoleone e nel giornale che riporta l’esposizione internazionale di Parigi, ma anche nel ricettario di piatti tipici locali e nelle cartoline d’epoca.

Mi ricordo la bellezza del mercatino dell’antiquariato di Sarzana in cui anche quest’anno ho gironzolato felice per una sera con un’amica (colpa sua se questo appuntamento è diventato quasi imperdibile per me): quanti libri e oggetti vintage e fin anche antichi! Un appuntamento che richiama specialmente i collezionisti.

Mi ricordo: è questo il titolo del romanzo di Paola Capriolo edito da Giunti che mi ha catturata per la sua intensità e per l’intreccio. Un titolo che, per la verità, mi ha subito rimandato a un esercizio di scrittura creativa fatto anni fa durante un corso tenuto da Giorgio Vasta. Ma questa è un’altra storia… Nel libro il lettore viaggia tra passato (quello degli anni ’30 e ’40 con la persecuzione degli ebrei) e contemporaneità seguendo fili che portano a rivelazioni e conferme. L’autrice ha disseminato nella narrazione espressioni che permettono di scendere nell’animo delle due protagoniste, Sonja e Adela, che si raccontano a capitoli alterni: l’azione, più che dai fatti, è data dal moto delle zone d’ombra e di luce che le caratterizza e scuote. “Sento il bisogno di un altrove così totale” scrive Adela, figlia di un medico ebreo che abita in una casa borghese, al Maestro illustre poeta con cui parla spesso di bellezza e poi di paura. Non stupisce quindi ritrovarsi a leggere la citazione tratta da L’idiota di Fiodor Dostoevskij: “Ma quale bellezza salverà il mondo?”. Anzi, tale frase inanella con maggiore determinazione il contesto e le considerazioni della giovane. Poi vi è Sonja, che lavora come badante di un vecchio malato proprio in una bella casa tanto ricca di passato: la donna deve fare i conti con domande che riaffiorano, dolori e ricordi dai quali non riesce a sottrarsi. Attraverso queste due figure l’autrice racconta una storia corale che diventa storia privata e personale tanto che, proprio quando i dettagli si allineano, passato e presente si fondono e giustificano vicendevolmente. Così, osservando la copertina del romanzo, alla fine della lettura quasi ci si chiede se quella donna tra le nubi stia precipitando o fluttuando mantenendosi a galla…

Mi ricordo

 

 

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Balagne, “il giardino della Corsica”, è una regione dal sapore ancora selvaggio ed affascinante. Ile Rousse, con il promontorio in pietra rossa che al tramonto risplende di luce, e l’arroccata Calvi sono le due principali cittadine sulla costa nord-occidentale dell’ “ile de beauté”. Ma, incastonati sulle colline che guardano il mare, vi sono anche paeselli che mantengono forte l’identità tradizionalista corsa e attirano i turisti con i loro prodotti tipici. Si possono seguire due percorsi, la “strada dei sapori” e la “strada dei sensi”: si assaggiano figatelli e formaggi di capra, agnello alla fricassea e liquori con i limoni di Sant’Antonino, il salame d’asino e i numerosi vini; anche l’artigianato trova il suo spazio in località come Pigna, dove si trovano diverse botteghe che producono strumenti musicali, carillon e ceramiche. In questi centri, nel mese di agosto, è facile trovare festival musicali e sagre. Il mare è il primo motivo che attira Italiani e stranieri per le vacanze, con lunghe spiagge e alte scogliere di macchia mediterranea, acqua cristallina e insenature che ti si svelano all’improvviso davanti agli occhi.

Il simbolo dell’isola è la testa di moro: la bandiera che sventola su tetti e spiagge ricordando la voglia di indipendenza dei corsi trova origine nel periodo della dominazione saracena. La storia della Corsica parla della lunga contesa tra Genova e Pisa per il dominio dell’isola e della Guerra d’Indipendenza, la vera rivoluzione corsa… Ma vi sono anche alcune curiosità. Un esempio è la rivendicazione da parte di Calvi verso Genova di aver dato i natali a Cristoforo Colombo: si dice infatti che il noto navigatore sia nato nel 1441 proprio in questa cittadina, che allora era sotto il dominio di Genova. Ardua quindi la sentenza.

Sulla strada che collega Calvi e Galeria si incontra La Revellata, una spiaggia ed un promontorio con tanto di faro. Occorre però scendere per una strada sterrata e chi decide di affrontarla in auto, oltre a sobbalzare per le buche e a guidare con difficoltà per le forti pendenze sabbiose, rinuncia alla possibilità di godere del paesaggio dalla scogliera. Coloro che hanno deciso di arrivarci in quad talvolta sono stati inseguiti dalla polizia corsa: disturbano e rovinano il suolo. Sono tante le barche di amanti della vela e gli yacht di vip e pseudo-vip che scelgono di attraccare per qualche ora in questo golfo. Forse in futuro (si spera il più lontano possibile per preservare questa bellezza!) saranno costruite strutture turistiche, ma per il momento vi sono solo un paio di punti di osservazione oceanografica dell’università di Liegi). Il bar della spiaggia viene approntato per la stagione estiva, con tanto di pergolato e gazebo arredato con cuscini e veli bianchi stile “pubblicità da catalogo”; e quella spiaggia è così divisa a metà, tra spazio pubblico e attrezzato con lettini a pagamento. Una scelta che stona in un contesto dallo spirito fortemente .

Non è quasi segnalato per la strada e pochi turisti sanno che sopra il paese di Lumio vi è il villaggio di Occi; ci sono tre sentieri, in mezzo al “maquis”, che portano a questa borgata in rovina che risale al XV secolo e da cui si gode una vista stupenda sulla Marina di Sant’Ambrogio e sul golfo di Calvi. La storia narra che gli abitanti di un villaggio sulla costa vicino a Punta Spano si siano stabiliti lì per sfuggire ai pirati. Nel XVII secolo è iniziato il declino e nel 1852 Occi contava solo più 62 abitanti di cui l’ultimo è morto nel 1927: così, oggi si parla di villaggio fantasma. E’ nata  un’associazione, “Occi paese rinascitu”, per la salvaguardia del sito; la chiesa dell’Annunziata è l’unico edificio interamente restaurato e ricostruito, a cui ha contribuito anche l’attrice Letizia Casta.  Sul web si trovano brevi note storiche su Occi, di cui è dubbiosa pure l’etimologia del nome (qui e qui) che viene ricondotta al latino attraverso la forma “Occulus” o al francese con l’abbreviazione di “Occident”.

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