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Nella borsa ho tutto: il libro, un notes per gli appunti e penna, mini registratore (con tanto di batterie di riserva) e macchina fotografica. Cose che porto sempre con me, anche quando non lavoro, per non rischiare di perdermi un fatto da raccontare o un’intervista a sorpresa. Ma quest’intervista è stata ben preparata e tanto attesa fin dalla prima mail di contatto con l’editore italiano di Khaled Hosseini, Piemme. Nei mesi scorsi ho seguito il cammino del suo terzo romanzo, E l’eco rispose: ampi consensi tra pubblico e critica e indici che lo davano in vetta alle classifiche di vendita. L’appuntamento è così fissato per mezzogiorno di lunedì 14 ottobre in piazza Duomo a Milano.

libro a Milano

Durante il viaggio in treno per raggiungere la stazione Centrale del capoluogo lombardo, chiacchiere con l’amica blogger @tazzinadi, anche lei diretta all’incontro con l’autore di origine afgana. Davanti alla libreria Mondadori, dove è prevista la firma copie, si unisce a noi anche @GloriaGhioni. In vetrina campeggiano i suoi tre romanzi, davanti alla porta sono pronte le transenne per convogliare la coda di gente, all’entrata è stato allestito un tavolino con due sedie, una per l’autore e una per il suo interprete. Mentre noi ci concediamo una dolce colazione, c’è chi già si incolonna e chi entra a comprare tutti i suoi tre romanzi ipotizzando autografi per sé e per famigliari e amici. Una ragazza di Caserta chiede di poter far firmare solo un foglio perché ha dimenticato il libro a casa (!?), una signora già di una certa età continua a invocare l’autore chiamandolo per nome e contando i minuti che mancano all’inizio della firma copie, un fotografo con la sua attrezzatura nello zainetto si posiziona davanti al banco in cerca dell’angolazione migliore, una giovane donna con ventiquattrore rilegge la quarta di copertina scrutando con la coda dell’occhio chi si mette di fianco a lei, un ragazzo con un lungo trench marrone verifica quanto è lunga la coda preparandosi all’attesa e infine si incolonnano anche tre ragazze con il velo.

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Hosseini arriva in completo grigio e camicia color glicine, sorride e si siede. Davanti a lui iniziano a sfilare i lettori con in mano i suoi libri. Quando questi pronunciano il proprio nome perché lui componga la dedica, l’interprete lo scrive su un foglio per mostrargli la corretta grafia. Tutti scattano foto con macchine fotografiche, smartphone e iphone. Intanto mi chiedo quali siano i suoi pensieri nel turbinio di eventi e incontri di questa trasferta che l’ha portato un paio di giorni prima anche negli studi televisivi di “Che tempo che fa” per un’intervista con Fabio Fazio. Una domanda mi sorge spontanea: uno scrittore così famoso e abituato a incontrare folle di lettori (i suoi libri sono tradotti in 70 lingue e ne sono state vendute 38 milioni di copie) riesce a gustare ogni incontro come nuovo e unico? La risposta arriva dallo stesso Hosseini, con i suoi modi semplici e disponibili e lo sguardo attento a chi gli si rivolge.

Al termine della firma copie, vengo indirizzata insieme alle mie due colleghe in un salottino al secondo piano per poter intervistare Hosseini. Ognuna di noi tira fuori i “ferri del mestiere” e intanto ci scambiamo le prime impressioni e qualche idea sul libro (tanto è soggettiva la lettura che non stupisce notare quanto siano differenti i nostri spunti per le domande). L’autore arriva: saluti, strette di mano e presentazioni. La chiacchierata entra nel vivo. Si percepisce il grande desiderio di Hosseini di raccontare un Afghanistan oltre gli stereotipi e con tutti i colori che la scrittura gli concede. Lui ha riscoperto il suo Paese attraverso vari viaggi e da anni sostiene la popolazione afgana con il lavoro della Fondazione Khaled Hosseini, impegnata a costruire edifici per i rifugiati e a offrire assistenza sanitaria per donne e bambini. E sono proprio i bambini i protagonisti dei suoi libri. L’intervista (qui raccontata da me per Gli Amanti dei Libri e qui da Gloria per CriticaLetteraria) spazia dal rapporto con il Paese d’origine ai consigli di lettura per i più piccoli e termina con una bella foto di gruppo.

foto khaled hosseini

“Ho imparato che si deve fare appello a un certo grado di umiltà e indulgenza quando si giudicano i meccanismi del cuore di un’altra persona” (Khaled Hosseini, E l’eco rispose).

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Il mercato editoriale per l’infanzia è in continua espansione e sembra essere quello che resiste meglio alla crisi del settore; aumentano le case editrici che scelgono di dedicare una collana del proprio catalogo ai più piccoli, tuttavia, proprio per la quantità di titoli che escono ogni anno, occorre che chi acquista libri per bambini prenda in considerazione non solo volumi belli ma anche di buona qualità e costruttivi per la crescita, pensando alla esatta fascia di età e individuando temi, argomenti e stimoli di lettura. Ci sono figure professionali che usano la lettura come uno strumento chiave per accompagnare i bambini alla scoperta del proprio mondo interiore e di quello circostante; ma ogni adulto può sperimentare la bellezza di condividere la lettura con i più piccoli. Margherita Bauducco, dottoressa in Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica e psicomotricista emotivo-relazionale ad indirizzo Aucouturier, spiega il senso e l’importanza di leggere insieme ai bambini.

“Il libro e la lettura ci accompagnano per tutto l’arco della nostra vita: a quanti di noi sarà capitato di aprire un libro e di leggersi tra le sue righe, facendoci immedesimare, ridere, piangere, emozionare ed al termine di accorgerci di quanto ciò che abbiamo letto abbia influenzato e sia stato catalizzatore di scelte successive. Succede “ai grandi” e a livello differente, probabilmente meno consapevolmente, succede “ai più piccoli”. La lettura, alla sera, prima della nanna ma anche in altri momenti della giornata, diventa uno spazio importante per la crescita dei nostri bambini, uno spazio di condivisione con l’adulto che si “abbassa” fisicamente al livello del bambino ed entra insieme a lui nel mondo del “C’era una volta”. Non leggiamo per loro, ma leggiamo con loro; non leggiamo perché fa bene ma leggiamo perché ci emozioniamo e ci divertiamo; non leggiamo per passare una morale o una legge ma leggiamo per creare un mondo condiviso con il nostro bambino.

All’interno di quelle pagine il bambino inizia a conoscere se stesso e a conoscere il mondo esterno, scopre delle emozioni simili alle sue e inizia a dare dei nomi a quelle emozioni, non vivendole sulla propria pelle ma spostandole in un altro spazio e tempo. Diventa un’opportunità che si dà al bambino per riconoscersi in quel personaggio e poter superare quella situazione critica. Le fiabe organizzano le pulsioni in scenari fantasmatici e permettono di stabilire un legame tra rappresentazioni di cose poco articolate e rappresentazioni di parole elaborate dal senso comune.

Non forniamo immagini, ma stimoliamo i nostri bimbi a crearsi le proprie immagini che li renderanno più creativi, li aiuteranno a trovare strategie nuove e a differenziarsi. Al contrario della televisione (e parlo della poca e buona televisione per i bambini) che dà immagini già preconfezionate, le favole e le fiabe aiutano l’immaginazione perché il bambino deve rappresentarsi lui stesso scene e situazioni.

Educhiamo i bimbi ad ascoltare, leggiamo insieme a loro fin da quando sono piccoli; diversi studi hanno dimostrato l’utilità di leggere ai bambini in periodo neo-natale, infatti  lo stimolo a svolgere un nuovo compito, come quello di ascoltare, aumenta la sopravvivenza dei nuovi neuroni che si stanno formando: senza compiti i nuovi neuroni svaniscono. Anche la medicina sottolinea l’importanza della lettura, come tanti pediatri consigliano, e si sta inoltre diffondendo un’educazione all’ascolto attraverso progetti utili ed affascinanti come Nati per leggere, attivato a livello nazionale nelle biblioteche comunali, o come l’utilizzo della fiaba in sedute psicomotorie.

LacrimeCheVolanoViaDi pari passo con l’educazione alla lettura, si sta espandendo anche il mondo dell’editoria dedicata ai nostri bimbi. Da professionista vorrei segnalare le collane dei Babalibri, dai 12 mesi ai 7 anni, in cui troverete sicuramente il libro che fa al caso vostro: dalla delicatezza e semplicità di Lacrime che volano via di Sabine De Greef per i più piccolini, alla ricerca dell’identità grazie a Piccolo blu e piccolo giallo (un classico della letteratura infantile), passando dalle divertenti avventure di Sono io il più forte! e Sono io il più bello! di Mario Ramos, storie di un lupo di cui non si potrà non innamorarsi. Racconti per ogni età, per ogni emozione e per ogni periodo critico: un aiuto per le mamme che spesso si trovano a non sapere come affrontare le paure dei loro bimbi. Non meno rilevante è il prezzo: è possibile infatti anche comprare il volume in brossura con cui si abbattono i costi rinunciando alla copertina rigida (affarone in periodo di crisi).

Carattere distintivo di un buon libro per bambini è la semplicità delle parole, la mia prima automobilechiare e che non devono confondere, comprensibili e autentiche. Tra i tanti libri consiglio, per i più grandicelli dai 5 anni (a causa della lunghezza), La mia prima automobile di Peter Schossow (Beisler editore), un’avventura a due che farà sicuramente avvicinare i bimbi più grandi ai fratellini più piccoli: un ottimo modo per immaginare insieme. Particolarità: la storia è accompagnata dai cartelli stradali che vediamo tutti i giorni, così, anche in questo caso, si impara divertendosi.

Luna JimmyLibri che arrivano da tutte le parti del mondo come La luna e il bambino di Jimmy Liao, illustratore famoso e ideatore di una storia che ha venduto più di 5 milioni di copie tra Oriente, Europa e Stati Uniti e portata sul mercato italiano da Gruppo Abele ma che purtroppo, forse perché non ben promossa, da noi non ha avuto la stessa fortuna. Un libro delizioso, dolce, che parla della luna e di un bambino che la trova per caso e ne diventa amico inseparabile fino a quando la lascerà andare per continuare a farla risplendere; una storia che affascina i più piccoli per le sue immagini e la dolcezza con cui è raccontata e lascia incantati i più grandi, una fiaba che accarezza ognuno di noi.

Il libro che io non dimentico? E’ un libro “scoperto” in uno dei miei viaggi, di una casa editrice francese la Gallimard-Jeunesse che crea libri pop-up (quei libri che vivono in tre dimensioni ogni qual volta si apre una pagina), libri magici se si guardano con gli occhi dei bambini. A loro si deve la migliore rappresentazione di Le Petit Prince, da inserire nella wish list per gli amanti del genere, in Italia edita da Bompiani (qui).

Infine, un consiglio alle mamme e ai “grandi” in generale: leggete, inventate e raccontate storie ai vostri bimbi! La fantasia è a costo zero ed è il tesoro più arricchente che possiamo passare; un tesoro che può aiutare a far evolvere in maniera più serena i bambini e diventare il vostro patrimonio familiare l’inizio di una storia che sia la vostra storia”.

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