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Archive for the ‘Scrivendo’ Category

Torino, cintura sud. Capita che in una giornata con le strade bloccate di neve e il freddo che imperversa, pochi bambini riescano a raggiungere la scuola. Così, la maestra si trova a dover adattare la lezione scegliendo di dar vita ad un momento creativo per far sposare fantasia e programma di italiano. Come nascono le poesie in rima e cosa sono i limerick?
Questo è il risultato:

Mi sono svegliato stamattina
e ho guardato verso la collina
tutto era bianco
ed io ero stanco.
A scuola dovevo andare
ma io volevo giocare
un pupazzo volevo fare
e nella neve rotolare.
Quando a scuola sono arrivato
la maestra mi ha lodato:
ho sfidato la tempesta
e i compagni mi hanno fatto festa.
Vicini vicini ci siamo messi
e a dire il vero sembravamo
pesci lessi.
Di geometria abbiamo
risolto dei problemi
ma non abbiamo ricevuto premi.
Aspettiamo fiduciosi
l’intervallo per divertirci
con qualche ballo.

* Ringrazio la maestra Roberta e la sua classe per aver condiviso il lavoro.

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Dalla testa al muro

C’è chi scrive dove può e chi scrive dove vuole. E’ sempre stato così. Alcuni affermano che l’importante sia scrivere e altri che invece ciò che conta sia il contenuto. Punti di vista. Eppure, un fatto c’è: le nostre città si riempiono di scritte a cui molte volte non si presta neppure molta attenzione. Così potremmo parafrasare la canzone “Dalla pelle al cuore” titolando queste riflessioni “Dalla testa al muro”. Sì, perché tutte le parole hanno origine tra i pensieri, più o meno profondi, anche quelle parole che sembrano solamente nate per caso.

Girando a piedi o in bici, in macchina o in treno, in pullman o in moto i nostri occhi incontrano ogni giorno centinaia di scritte. I cartelloni pubblicitari che costeggiano le strade sono messi proprio per attirare l’attenzione dei passanti, ma ci sono messaggi lasciati per altre esigenze di comunicazione. Così, su muri di edifici pubblici ma anche privati capita di leggere invocazioni all’amata squadra di calcio e dediche d’amore, ammonizioni a politici e semplici firme arricchite da facce fumettose ammiccanti, insulti e ricordi…

Ecco i graffiti, altrimenti definiti “reperti vandalici” dallo scrittore Giuseppe Culicchia. Nel libro “Muri & duri” (edizioni Priuli & Verlucca, 2006) Culicchia raccoglie il meglio di ciò che aveva già pubblicato su TorinoSette (supplemento di La Stampa), nell’omonima rubrica, presentando però anche nuovi reperti. Online si trovano  diversi siti che riportano scritte sui muri (fabiolottero.it/Scritte.html e italiangraffiti.blogspot.com) e qualcuno li mette anche in ordine per categoria (scrittesuimuri.com) definendoli “una moderna saggezza popolare comunicata a mezzo spray”. La stessa cosa cercano di fare wordsonwall.splinder.com e scrittesuimuri.blogspot.com. Vi è persino un sito che recensisce le scritte rinvenute sui muri dell’istituto Zappa-Fermi di Borgotaro…

Per contro, Comuni ed enti pubblici si danno da fare per combattere il proliferare degli atti vandalici dei writers e l’imbrattatura di muri con scritte varie che dalla legge è considerata un reato sanzionabile: in alcune località vengono piazzate telecamere per riprendere gli imbrattatori ed in altre si creano delle lavagne pubbliche per chi vuole lasciare scritte che poi saranno cancellate dopo alcuni mesi; ancora, a Potenza è nato un gruppo di “imbianchini volontari” (notizia) e a Brescia è stato aperto un numero verde per gestire il servizio “Pronto graffiti” (notizia); il Comune di Sesto San Giovanni ha destinato un muro ai ragazzi che hanno frequentato un corso di spray art (notizia), mentre Napoli pensa di riqualificare la zona orientale coinvolgendo centinaia di giovani in un progetto di creatività urbana appoggiato dal Ministero della Gioventù, durante il quale alcune università italiane compiranno studi ed analisi sull’impatto estetico, ambientale e sociale delle opere murarie (notizia).

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Quali sono le parole più usate tutti tentano di scoprirlo, analizzando discorsi, tendenze e motori di ricerca; in ogni ambito possiamo trovare vocaboli ricorrenti, così si hanno ad esempio “regola, legalità, legge” o ancora “sostenibilità, riciclaggio, ecologia”… Ed esistono siti che aiutano a calcolare quali sono le parole più utilizzate sui social network (un esempio, Whatthetrend).

Al contrario, c’è chi si interessa di recuperare o rintracciare le parole che rischiano di cadere nel dimenticatoio, perché ormai sorpassate o sostituite nel linguaggio quotidiano. Eppure mantengono una loro accezione ed anche il loro fascino. Sul blog dell’Associazione Studenti Bicocca qualcuno ha cercato di stimolare una raccolta di quei vocaboli, che sentendoli, aprono la mente riconducendo il pensiero a collegamenti ed emozioni reali; tra gli altri, ci sono “screanzato” e “clangore”,  “pantagruelico” e “cincischiare” per arrivare fino a “malmostoso”. Ancora, un bibliotecario ha lanciato l’iniziativa “Adottiamo le parole dimenticate”: scorrendo i post si leggono parole come “ampolla”, “equoreo”, “oblivione” e “bubbola”.

Scontato dire che indagare le cause del perché e del come certe parole scompaiano dall’uso è complesso perché diversi sono i fattori… E gli amanti della lingua italiana si rincorrono anche su facebook, creando gruppi e aprendo discussioni sul tema. Cosa fare per salvaguardarne la ricchezza? Di sicuro, si può iniziare usando più spesso il dizionario. E’ ciò che anche uno psicosessuologo appassionato di lettura che suggerisce ai suoi studenti: (qui l’articolo): “cercare nelle origini delle parole più usate alcune spiegazioni del termine”.

E se qualcuno pensa di scrivere un dizionario delle parole dimenticate, arriva tardi. Esiste già: http://dizionarioparoleperdute.splinder.com/, va da “abaco” a “zuppiera”. Addirittura è stato edito da Giunti Demetra il “Dizionario delle parole dimenticate da ricordare in friulano”… e chissà quanti altri ne circolano… l’importante è che vengano letti e consultati!

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“La cultura ha il compito di far valere di fronte alla forza le esigenze della vita morale. Contro il politico che obbedisce alla ragion di Stato, l’uomo di cultura è il devoto interprete della coscienza morale. Queste antitesi appaiono continuamente, or l’una or l’altra, nel dissidio tra i diritti della cultura e quelli della politica e colorano in varia misura il dissenso tra intellettuali e politici” (N. Bobbio, 1954).

Per quali ragioni il rapporto tra cultura e politica è conflittuale? Quali situazioni storiche, recenti o remote, consentono di verificare la natura dei rapporti tra cultura e politica?

Le parole di Bobbio e le domande riportate sotto costituivano una delle tracce per la prova di italiano dell’esame di maturità del 1996/1997.  Io ero tra gli studenti che hanno svolto quel tema. Rileggendo la citazione e riflettendo sugli stessi quesiti a distanza di anni, non si può che constatarne ancora l’attualità.

Forse che cultura e politica sono davvero espressioni antitetiche? Oppure il conflitto è determinato da chi le incarna assolutizzando posizioni, punti di non dialogo ed obiettivi differenti? Già nel 1949 il poeta dialettale Giacomo Noventa aveva asserito che cultura e politica si guardano con sospetto in Italia. Ma solamente in Italia? Storia e letteratura hanno sempre raccontato del rapporto tra questi due termini, due filosofie di vita. La cronaca continua a farlo e ci ricorda che questo rapporto conflittuale non è soggetto a delimitazioni geografiche…

(E per chi vuole, spazio a pensieri e riflessioni)

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Il cammino per diventare bravi scrittori inizia a 7 anni: è il momento in cui si impara a scrivere, la fantasia entra in relazione con elementi reali in modo più organizzato e si sviluppa la consapevolezza del mondo intorno. Il programma di italiano di seconda elementare prevede infatti l’apprendimento delle regole per costruire una buona storia, principalmente di fantasia. In una classe ho visto appeso alla parete un cartello con sei punti:

  1. presentazione del protagonista
  2. cosa fa il protagonista
  3. arriva il cattivo
  4. il cattivo fa del male al protagonista
  5. arriva il salvatore
  6. momento di felicità

Così i bambini imparano ad architettare e raccontare storie come quelle di Biancaneve e Cappuccetto Rosso. Questo è uno schema che invita inoltre all’happy ending, cioè a trovare una soluzione che ristabilisca l’armonia in situazioni difficili. Insomma, un invito al pensare positivo.

Poi si cresce, si continua a scrivere (si spera!) e magari a leggere (ancora una volta, si spera!). E tra le tante storie, si incontrano (e si vivono, purtroppo) anche quelle che non finiscono bene… Ma i punti centrali (2, 3 e 4) sono gli stessi: la lotta tra il bene e il male.

Comunque, senza volare necessariamente con la fantasia, ci si può imbattere in storie di vita quotidiana che vanno dal punto 1 al 6 e l’ultimo paragrafo è forse quello che dà maggiore soddisfazione.

Dunque, chi vuole raccontare una storia?

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