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Archive for the ‘Libri e dintorni’ Category

Ci sono storie che confortano così come può fare una tazza di tisana calda in una giornata scossa dal vento. È questa la prima immagine che mi è venuta in mente al termine della lettura del romanzo Un inverno a Vienna di Petra Hartlieb edito da Lindau, ambientato nella capitale austriaca di inizio Novecento. Quando poi ho letto qualche cenno della biografia dell’autrice, ho compreso come il suo stretto rapporto con i libri da appassionata lettrice e libraia abbia potuto contribuire all’atmosfera che abita in particolare in alcune pagine e al carattere di quei personaggi che dichiarano il loro amore per la lettura. L’intreccio è semplice senza molti colpi di scena, ma non banale quanto piuttosto ben ancorato al contesto storico. L’ho letto a gennaio e ogni tanto mi torna in mente, per questo ho deciso di scriverne e il fatto che la vicenda si svolga in inverno come indica il titolo e culmini a Natale non ne fa necessariamente “un libro di stagione”. 

È la storia di una giovane che fugge dalle campagne, dove il padre l’aveva lasciata a lavorare lontano dalla famiglia, per recarsi nella capitale asburgica in cerca di un impiego migliore e soprattutto che non la faccia sentire in pericolo. Il suo pensiero vola spesso all’amata nonna, ai suoi insegnamenti e a un sogno che le ha lasciato in eredità. Finalmente arriva la svolta: viene assunta come bambinaia nella casa dello scrittore e drammaturgo Arthur Schnitzler. Incontra così un mondo nuovo, l’opportunità di mettersi alla prova, la letteratura, persone a cui legarsi per stima e affetto, l’amore. E il centro storico di Vienna è protagonista nella seconda metà della storia: una importante libreria, un mercatino, le strade, i ponti…

Mi sono sentita avvolta dalla scrittura delicata di Petra Hartlieb, immersa in un’ambientazione letterariamente evocativa e in scene di vita domestica scandite da piccole conquiste in cui le relazioni (formali e famigliari) sono in primo piano. Le buone letture trovano un perché sul nostro cammino, ecco quindi che l’aver letto questo romanzo in un periodo tanto complesso come quello che stiamo vivendo ha lasciato una dolce eco.    

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Quando Eleonora, la libraia, mi ha chiesto di presentare Guido Catalano con il suo ultimo romanzo Tu che non sei romantica (Rizzoli) ho subito pensato che sarebbe stato un evento divertente e mi avrebbe fatto piacere perché ho già seguito altre presentazioni del poeta torinese diversi anni fa, ma stando o dietro le quinte o tra il pubblico; in questo caso, stuzzicarlo con domande e condividere alcuni spunti della mia lettura sarà una cosa ancora diversa…

Una storia da romanzo (con dentro un altro romanzo segreto), ma anche se sulla copertina è riportata tale definizione, non ci si aspetti la classica struttura narrativa. Vi è un gustoso intreccio di avvenimenti che ruotano attorno alla situazione sentimentale di  tal Giacomo Canicossa, “poeta professionista vivente” che narra in prima persona, vi sono sentimenti di ogni tipo, “allucinazioni” e sorte di monologhi interiori, simpatiche telefonate con l’editor della Grande Casa Editrice e improbabili dialoghi con il Piccolo Chimico stabilitosi in casa sua, incursioni nella rete di Tinder e non in ultimo una libreria che diventa casa di scrittura per il poeta. I capitoli sono brevi, ognuno resta come un affresco nel grande quadro, e c’è un bel ritmo dato dal linguaggio che strizza l’occhio alla poesia: stile inconfondibilmente catalaniano. L’ho letto tutto d’un fiato, impossibile non farlo!

Ci sono pagine in cui ho sottolineato lunghe frasi che sono pennellate autentiche dell’oggi, in cui ho disegnato uno smile accanto a un paragrafo che mi ha scatenato una bella risata (reale, sonora e piacevole), in cui ho impresso una grande freccia vicino a parole che mi hanno fatto tornare in mente chiacchiere e battute di alcuni anni fa (non perché già sentite, ma perché tra quelle righe ho ritrovato Guido così come l’ho conosciuto: ironico e serio, sagace e divertente, profondo e fantasioso, scanzonato ma grande osservatore e naturalmente poetico). Ho sottolineato, fatto schizzi e preso appunti a matita, ma con il senno di poi penso che non mi sarebbe spiaciuto farlo con quei colori fosforescenti che a volte uso sugli appunti nelle agende delle presentazioni, perché la storia che racconta Guido, pur imperniata su una delusione d’amore (con annessi e connessi) e su una quotidianità che potrebbe sembrare frammentata, ha tonalità vivaci… e non a caso, forse, ripenso agli intrugli che il piccoletto realizzava nel salotto del protagonista (riferimento comprensibile solo per chi ha già letto il libro).

Termino con una frase ripresa a grandi caratteri sulla quarta di copertina (dove non ho avuto il coraggio di fare sottolineature nè segni o cuoricini), una domanda che va oltre le risate e l’ironia lasciando il segno e interrogando: “Chi salverà il mondo se non ci amiamo?”

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Eccomi coinvolta in un nuovo ciclo di incontri per parlare di libri… in biblioteca. A Chieri, nota cittadina alle porte di Torino con un fiorente passato nell’industria tessile, sono in calendario cinque appuntamenti con scrittori (torinesi) che racconteranno il loro ultimo lavoro e con cui alla fine si potrà gustare un aperitivo a base di Martini.

 

Valerio Vigliaturo: Dalla parte opposta, Augh! edizioni
Enrico Bassignana: Alfa Rosso, Buckfast edizioni
Alice Basso: La scrittrice del mistero, Garzanti
Giusi Marchetta: Dove sei stata, Rizzoli
Carlo De Filippis: Uccidete il Camaleonte, Mondadori

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Qualche mese fa ho iniziato a fare l’orto che era del nonno, un pezzettino di terra ormai incolto da tempo, dove le erbacce regnavano padrone e le piante di salvia si erano allargate senza regole perdendo vigore e foglie. Guardando quella striscia di terreno mi sono ricordata di quando da bambina aiutavo nonno Piero a innaffiare e raccogliere le verdure (pomodori e fagiolini erano i miei preferiti); così ho deciso di riprendere quei gesti, di continuare qualcosa dal sapore famigliare, di sperimentare e lanciarmi in un piccolo progetto. Con i consigli di papà e di qualche amico che ha più esperienza in agricoltura ho iniziato a sistemare l’area, a zappare e poi vangare: un’attività che impegna le ore libere nella settimana, non molte per la verità ma intense. Ho sfrondato la salvia, piantato pomodori e zucchini, fagiolini e patate, zucche e cavoli, carciofi e melanzane. Poi, un giorno di inizio luglio, ho trovato davanti al cancello una cassetta con ben diciassette piantine che il giorno dopo, chiedendo a un amico giardiniere, ho scoperto essere peperoncini piccanti; ad oggi, però, non so ancora chi le abbia lasciate e quindi chi ringraziare per il dono. Ho scoperto che fare l’orto è mentalmente rilassante (qualcuno lo definisce anche terapeutico), richiede molte energie e attenzioni ma dà anche grandi soddisfazioni: che bello poter cucinare e gustare la propria verdura!

Trasformando quello spazio e osservandolo cambiare talvolta mi son trovata a riflettere sulla semplicità di alcuni gesti e tradizioni e sul rapporto con la terra (che auguro a tutti di vivere e riscoprire). Un paio di mesi dopo aver iniziato questa piccola “avventura” ho avuto il piacere di presentare un libro che ha arricchito i miei pensieri: La terra non è mai sporca di Carola Benedetto e Luciana Ciliento per Add editore. È una raccolta di saggi in cui la terra, intesa in primis come elemento e quindi come pianeta, è raccontata in diversi ambiti: ogni personaggio a cui le autrici si sono rivolte ha declinato il tema secondo la propria esperienza, chi nel settore educativo, politico, economico, sociale, artistico, religioso e altro ancora. Scorrendo l’indice mi sono un po’ stupita che parlare di terra potesse unire personaggi così diversi, in verità ciò è possibile proprio perché il tema è tanto ampio e ognuno lo può vivere nella propria quotidianità sentendolo in modo unico.

Il volume inizia con il saggio di Pierre Rabhi, fondatore dell’agroecologia e poeta chiamato il “Gandhi della Terra”, in cui si afferma che “la nostra civiltà deve riconnettersi al più presto alle leggi della vita, alla terra, perché è la terra che custodisce ancora gli elementi della sopravvivenza”. C’è una sua frase che mi è rimasta particolarmente impressa: “coltivare la terra predispone anche al miracolo”. E’ vero, penso allo stupore di vedere la pianta che cresce e poi porta frutto e la fatica del lavoro è ripagata anche dalla meraviglia che si rinnova. Il titolo del libro è tratto dallo scritto di due monache induiste, Svamini Ma Uma Shakti Ghiri e Svamini Hamsananda Ghiri: “La terra non è mai sporca. Non ci sporchiamo le mani toccandola, sporchi sono i pensieri, il nostro egoismo. Mettere le mani nella terra, al contrario, rende l’essere umano partecipe del suo sforzo vitale”. Qualche pagina dopo, Paolo Marin, agronomo e referente tecnico di progetti agricoli penitenziari, spiega come coltivare un orto aiuti i detenuti (ma non solo) ad acquisire competenze di base, a ripensare la vita e ad avere un obiettivo che prevede una progressione perché “la terra non ti aspetta e quindi se c’è una cosa da fare, va fatta con modi e tempi precisi”. Paola Deda dell’Unece parla della presenza delle foreste nei 56 stati membri e del concetto di sviluppo e gestione sostenibile delle risorse: “per me la terra vuol dire Mondo ma anche Ambiente, (…) natura che deve essere protetta per garantirci il domani”. L’artista Michelangelo Pistoletto nella propria visione vuole legare passato, presente e futuro e dichiara di trovare pace nel rapporto tra la terra e la propria capacità di intenderla. Livia Firth, fondatrice di Eco-Age Ltd e Leader of Change delle Nazioni Unite, affronta l’impatto ambientale nella moda e richiama l’importanza della tracciabilità dei prodotti: “Sta a noi consumatori rispettare la terra e i suoi abitanti, comprando il meno possibile, e in maniera intelligente”. Cito qui solo alcuni degli altri contributors del libro: l’alpinista Daniele Nardi e la conduttrice televisiva Sveva Sagramola, il funanbolo zen Andrea Loreni e l’economista Maria Teresa Pisani, il docente di fisica Alexander Vilenkin e la band torinese Eugenio in Via Di Gioia, l’ideatore di Overland Beppe Tenti e il fashion designer Tiziano Guardini…

Questo libro è come un mosaico, una lettura molto interessante che permette di scoprire progetti (ad esempio Le Terre Traverse che raccoglie 16 aziende agricole nella pianura tra l’Appennino e il Po compreso tra Piacenza e Parma) e, attraverso il confronto con diverse voci, crescere nella consapevolezza dell’importanza di trattar bene la terra. Il bello è che parlano le storie prima ancora delle idee, perché queste nascono e si articolano quando si fa vera esperienza unendo mente e cuore.

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Una mezza pagina di diario nata mettendo in ordine qualche appunto e alcune interviste…

Novembre è un mese che ho spesso visto come passaggio da un ottobre ricco di inizi e progetti che prendono forma a un dicembre che punta verso il Natale e a tanti appuntamenti con musica, incontri e letture. Quest’anno sono stata piacevolmente smentita. A novembre, infatti, tra le giornate piene di mail e telefonate per organizzare articoli e presentazioni con autori, si sono incastonati due festival letterari di qualità in cittadine che sono espressione del proprio territorio oltre che di una forte volontà di declinare la cultura per tutte le fasce di età: Libri in Nizza e scrittorincittà. A entrambi ho partecipato come giornalista culturale e ufficio stampa di PerfectBook e del blog letterario #ReadYourLife.

Eventi così mi hanno permesso, ancora una volta, di riflettere sulla bellezza degli incontri (sempre lasciarsi stupire!) al di là di ciò che offre il programma e sulla possibilità di scoprire una città, anche non molto lontano da casa, magari osservandola attraverso gli occhi di chi la vede per la prima volta e l’ha raggiunta macinando centinaia di chilometri. Ho ascoltato autori parlare dei loro libri entusiasmando tanti giovani (da Antonio Dikele Distefano a Marco Erba) e altri ne ho intervistati (profondo e allegro lo scambio avuto con Veronica Pivetti); infine, davanti a un buon piatto si sono sviluppate belle chiacchiere: a Nizza in compagnia  dell’amica Noemi Cuffia (con cui spesso si parla di libri e la trovate qui) e di Francesca Rodella; a Cuneo ho gustato un’improvvisata passeggiata letteraria su “La storia infinita” di Michael Ende grazie a Saverio Simonelli e a Gabriele Clima (non saprei dire chi di loro due ami di più quel romanzo), mentre con Filippo Simonelli son finita a parlare di musica (consiglio il suo blog Quinte parallele) e, non so come, di calcio e con Andrea Valente mi son fatta trascinare in un divertente vortice di aneddoti letterari e considerazioni sulla letteratura per l’infanzia.

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Da piccola, ogni tanto, la sera, mamma e papà mi portavano in biblioteca a Carignano: loro chiacchieravano con il bibliotecario mentre sceglievano le letture e io, comodamente seduta per terra tra gli scaffali, sfogliavo libri per bambini (i miei preferiti erano gli albi di Asterix e Obelix… ma questa è un’altra storia). Quando frequentavo il liceo, peregrinavo in diverse biblioteche della zona per riuscire a completare l’elenco delle letture estive e così è stato anche per gli esami universitari. Oggi continuo ad andarci con piacere per curiosare quali novità vengono acquistate (cartina tornasole dei gusti degli utenti), per scovare vecchie edizioni di classici e per seguire incontri con scrittori.

Ogni biblioteca parla del territorio in cui è inserita, dello sforzo di chi ci lavora e di chi vi è impegnato come volontario (una grande risorsa!), della bellezza di condividere e incentivare la passione per la lettura e della voglia di incontrarsi grazie ai libri.

In quest’ultimo mese, seguendo la bella rassegna Passaggio a Nord Ovest, mi son trovata a riflettere ancora una volta sulla ricchezza sociale e culturale che nasce dall’avere biblioteche tanto diverse inserite nella stessa rete territoriale. A fine maggio, infatti, è partito un progetto di 14 appuntamenti nelle altrettante biblioteche dello Sbam del Nord Ovest dell’Area Metropolitana Torinese.

Il ciclo di incontri organizzato da Dinoitre eventi con il contributo della Regione Piemonte mi ha portata in quattro Comuni (per gli altri ho passato il testimone a Giorgio Perona) e martedì 20 giugno mi farà approdare ad Alpignano per presentare Luca Bianchini con il suo Nessuno come noi edito da Mondadori.

A Druento sono entrata in una vecchia chiesa sconsacrata dove al posto dei banchi ci sono sedie verdi per gli incontri e nelle navate laterali scaffali con libri per adulti e ragazzi: qui, per parlare del libro di Margherita Giacobino Il prezzo del sogno (Mondadori), sono stata accolta da alcuni volontari che mi hanno illustrato l’evoluzione del loro gruppo di lettura. Per chiacchierare con Tiziano Fratus sul suo L’Italia è un giardino (Laterza) ho attraversato la campagna verde a nord di Torino avvicinandomi alle montagne delle Valli di Lanzo tanto da immaginare di andare in vacanza: La Cassa è un paesino la cui gente ama raccontare la storia del luogo e per gli incontri la biblioteca si trasferisce nel salone parrocchiale dove a far gli onori di casa vi è l’attento responsabile dei volontari. La biblioteca di Collegno, capofila dell’Area e del progetto, in cui ho presentato Giuseppe Culicchia con Essere Nanni Moretti (Mondadori) è una casetta al centro del Villaggio Leumann, quartiere operaio costruito alla fine dell’Ottocento e ora inserito nell’Ecomuseo sulla Cultura Materiale della Provincia di Torino: l’edificio in stile liberty all’interno è una moderna e accogliente biblioteca che all’anno registra circa 7.000 prestiti (brava la responsabile Noemi Turolla che traina con entusiasmo). A Venaria, per Emiliano Poddi con il suo Le vittorie imperfette edito da Feltrinelli (un libro che mi ha conquistata facendomi entrare nel mondo del basket), sono rimasta incuriosita e affascinata dal muro di parole e citazioni che conduce all’ingresso della biblioteca e dal murales con l’aereo e la rosa del Piccolo Principe su sfondo nero alle mie spalle: il bibliotecario, amante anche del teatro, ci ha raccontato dei numerosi eventi che animano i locali durante l’anno coinvolgendo le scuole.

L’esplorazione prosegue…

 

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“Tutto ciò che io scrivo accade”
Michael Ende

In mezzo ad alcuni fogli con appunti e a libri su cui sto lavorando, ho ritrovato una lista di titoli segnati durante una serata del gruppo di lettura che ho organizzato quest’anno per l’Unitre di Villastellone. Un appuntamento caduto (casualmente) alla vigilia della festa di San Valentino per cui ho voluto invitare la scrittrice Monica Coppola perché i suoi romanzi hanno tinte rosa (non solo sulla copertina) e danno ampio spazio alle varie declinazioni dell’amore. Un dialogo tra lettori e scrittrice su un particolare genere letterario, per raccontare qualcosa dei libri a tema più amati e offrire curiosi consigli di lettura.

Gruppo di lettura “Happening tra i libri” – Unitre di Villastellone (13/02/2017)

A questo punto la lista ritrovata non può non essere condivisa. Magari proprio tu, lettore, trovi spunti interessanti o, dopo aver scorso le righe qui sotto, ti viene voglia di lasciare un tuo suggerimento…

– Il diario di Adamo ed Eva, Mark Twain
– Le pagine della nostra vita, Nicholas Sparks
– Una storia quasi perfetta, Mariapia Veladiano
– La regina della casa, Sophie Kinsella
– Tre amori, Archibald Joseph Cronin
– Non adesso per favore, Annalisa De Simone
– L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Alice Basso
– Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf
– Il gatto che aggiusta i cuori, Rachel Wells
– Con il cuore di un altro, Claire Sylvia
– Un autunno a Parigi, Véronique Olmi
– Borderlife, Dorit Rabinyan

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Chi ha detto che le favole piacciono solo ai bambini? Siamo abituati a pensare che ogni favola inizi con il classico “c’era una volta” e finisca con “vissero tutti felici e contenti”, ma proviamo a dare spazio alla fantasia e a creare noi stessi una piccola storia che incanti il bambino e faccia riflettere l’adulto.

E’ proprio con questo spirito che Daniele Bergesio ha dato il via a #favoleturbo, un hashtag che su twitter ha raccolto decine di like fin dal primo giorno trasformandosi in un felice esperimento letterario dell’epoca 2.0 e stimolando persone di ogni età a inventare brevi storie di appena 25 parole. Un’idea semplice ma che contiene qualcosa di geniale perché fa parlare sogni e speranze, emozioni e spirito critico con un pizzico di ironia. Presto il progetto è diventato un libro arricchito dalle simpatiche illustrazioni del bravo Alessandro Pedarra e pubblicato da Edizioni Leima (Fratelli Brumm è il nome con cui i due autori hanno scelto di chiamarsi sulla copertina dell’albo). Sono favole che nascono da un solo dettaglio, tratto da fiabe o dalla realtà, e che con una o due frasi raccontano una scena o un’avventura in modo divertente e nuovo. Il volume Favole Turbo contiene in appendice anche qualche indicazione per chi volesse cimentarsi a narrare una breve storia incredibile. Ho provato anche io, su twitter e sulla mia agenda e intanto continuo a leggerne su twitter.

Poi, dal libro all’evento il passo è stato breve…

2017_favole_turbo

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Quando finisci un libro che si è insinuato tra le pieghe del cuore e continua a intrecciarsi con i tuoi pensieri, ti chiedi quale sarà il prossimo capace di conquistarti così. Ieri ho terminato Dentro soffia il vento di Francesca Diotallevi (edito da Neri Pozza): la mente torna spesso alla bella Fiamma dai capelli ramati, a Raphael che ama con entusiasmo e non si tira mai indietro, al testardo Yann i cui occhi così profondi affascinano, al titubante e simpatico don Agape che accetta la sfida per andare alla ricerca di risposte. In questi ultimi due giorni a fatica mi sono staccata dalla lettura: pagina dopo pagina vivevo tra le montagne valdostane, nel borgo di Saint Rhémy e tra gli alberi dei suoi boschi, percorrevo il sentiero davanti alla casa dei Rosset e mi ritrovavo nel pianoro dove hanno sostato gli zingari stagnini di cui ancora si legge il passaggio su una pietra.

La scelta del libro è stata frutto di un consiglio di PerfectBook, prima sbirciato su facebook e poi suggeritomi a voce da qualcuno dello stesso team del progetto: “Questo romanzo fa per te, adesso. Ti conquisterà”. Così eccomi incuriosita e approfittando dei ritmi più lenti delle vacanze natalizie mi sono del tutto abbandonata alla lettura. Tante le emozioni affiorate e da cui mi sono lasciata trasportare: dolcezza e malinconia, stupore e tristezza, gioia e dolore. E’ successo: il libro mi ha conquistata.

dentro-soffia-il-vento

 

Francesca Diotallevi ha costruito un’opera bellissima (non è mai semplice usare i superlativi, specialmente per un giornalista, sembra di esagerare e quasi banalizzare ma questa volta non posso farne a meno), una storia intensa ed evocativa. La vicenda, ambientata al tempo della Grande Guerra, racconta passioni e credenze di gente semplice temprata dalla montagna e dalla forza della natura, gente che si sente parte della comunità e per cui la vita all’interno di essa è un aspetto fondamentale. L’autrice ha realizzato descrizioni vivide del paesaggio (dai colori delle piante al candore della neve sulle cime e per le vie) e caratterizzazioni dei personaggi così precise e realistiche che al lettore pare di conoscerli sempre meglio con alcuni tratti che diventano persino famigliari. Il mistero è un ingrediente essenziale della trama, pur non trattandosi di un giallo, perché nell’animo umano resta sempre qualcosa di insondabile e che può all’ultimo sorprendere. Lo scorrere delle stagioni accompagna la vita dei personaggi: Fiamma che conosce i segreti delle erbe e con la sua solitudine e bontà d’animo custodisce un sogno d’amore, Raphael che nonostante la morte in guerra rivive in chi l’ha amato, Yann con la sua ostinazione che ricaccia indietro i sentimenti, don Agape che tenta di sbarazzarsi di un involucro che non gli appartiene per andare alla sorgente della propria fede, Lucien che si sente al sicuro tra i libri e difende una moglie fragile…

Ogni libro è un viaggio unico che disegna nuovi confini per le geografie interiori e della mente, lascia spazio a sogni e pensieri. Talvolta anche a desideri facili da realizzare, come quello nato in me dopo aver letto Dentro soffia il vento: fare una passeggiata a Saint Rhémy en Bosses.

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Ancora una volta ne ho avuta la conferma. I libri aiutano ad allargare gli orizzonti e a farsi domande, a conoscere un po’ di più gli altri (vicini o lontani che siano) e anche se stessi. Ogni lettore può sperimentare questa forza in modo diverso e con libri differenti proprio perché ognuno ha il proprio cammino. Io, questa volta, mi sono imbattuta in un volume interessante che mi ha fatto fare un viaggio in terre lontane e tra popolazioni che (molto?) difficilmente avrò modo di conoscere direttamente. Si tratta di un titolo di saggistica che, avvistato tra le novità, mi aveva fatto l’occhiolino e mi aveva subito incuriosita per la copertina accattivante e “abitata”. Poi, qualche settimana dopo l’uscita, è arrivata la proposta: vuoi presentare Luis Devin con il suo Ai confini del gusto edito da Sonzogno? Così non ho resistito a scoprire “i cibi più insoliti del pianeta”.

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Quale è il cibo più insolito che avete assaggiato? Ai confini del gusto aiuta ad abbandonare le proprie prospettive e i propri parametri di “buono” e “disgustoso” o, perlomeno, a diventare consapevoli della loro relatività. Così, leggendo di chi mangia cavallette e nidi di uccelli, coccodrilli e carne di squalo “putrefatto”, si comprendono abitudini e tradizioni alimentari lontane da noi ma non impossibili. L’autore, antropologo e conoscitore della cultura dei pigmei Baka che abitano nella foresta pluviale del Camerun, invita a “vincere la pigrizia dei sensi” e, come primo passo accompagnati dalla lettura, a immaginare come le popolazioni si procacciano e preparano quei cibi per noi insoliti. Il libro, che appare come una mappa mondiale degli alimenti, è articolato in sezioni (insetti, pesci, rettili, mammiferi, dolci… già, ci sono anche i dolci come le formiche del miele!) e ogni capitolo è corredato da disegni realizzati dallo stesso autore.

Se all’inizio ero molto sorpresa di ciò che leggevo e provavo una certa “distanza culturale”, procedendo pagina dopo pagina e addentrandomi nel racconto ricco di informazioni e aneddoti esperienziali ho sentito crescere la curiosità e il desiderio di conoscere. Una lettura che consiglio a chi non vuole restare chiuso nel proprio guscio e a chi desidera – come riporta la dedica a inizio del volume – diventare un “avventuroso esploratore di sapori e della vita”.

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