Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for settembre 2018

Quando parto da un luogo ricco di bellezza in cui sono stata bene, provo già una sorta di dolce malinconia, sento un legame con quel luogo e mi riprometto di tornarci presto. Quello diventa un luogo del cuore. Così è avvenuto anche per l’Alto Adige, dove son tornata quest’estate a distanza di anni. Con sei amici sono stata nella valle di Castelrotto: una settimana per camminare e rilassarsi in compagnia e gustare piatti tipici (il cibo ha sempre un’attrattiva, diciamolo). Una settimana in cui ho lasciato che i pensieri andassero a zonzo ispirati dal paesaggio, dall’imponenza delle Dolomiti, dalla carica del verde dei boschi e dalla profondità del cielo che anche con qualche nube veste le montagne di fascino.

Abbiamo alloggiato appena fuori Castelrotto, al limitare con Siusi, in strada St Valentin. Una scelta che si è rivelata perfetta: la vista spaziava a 360 gradi. Poche case sparse sui pendii, un paio di alberghi e cascine che lì si chiamano “masi” dalla tipica struttura in legno, poi prati e campi proprio in faccia allo Scilliar. Essendomi aggiunta all’ultimo al gruppo avevo come base il maso Kamaunhof della famiglia Fulterer mentre a cena andavo all’hotel Ortler con gli altri, dove pianificavamo le gite del giorno dopo chiedendo consiglio al cuoco Armin (grazie a lui ho gustato una stupenda vellutata di sedano e sono diventata dipendente dall’insalata di crauti con finocchietto selvatico e salsa di yoghurt). Mi sono affezionata alla vista che godevo dal balcone su cui si affacciava la mia stanza (quanto mi maca!): quando mi svegliavo al suono delle campane del paese di sotto e prima di andare a letto contemplavo le montagne nelle loro infinite sfumature. Mi sono trovata in ambienti famigliari, dove l’ospitalità è coltivata con piccole attenzioni, parole genuine e gesti semplici. La mattina chiacchieravo in tedesco con la signora del maso e quando rientravo nel tardo pomeriggio passavo a salutare il marito che raccontava qualcosa sul suo lavoro nella stalla o all’alpeggio. Ho scoperto che quell’Andreas Fulterer ricordato con affetto nelle tante foto appese nell’ingresso e nella sala colazione era un noto cantante le cui foto e canzoni si ritrovano in molti locali del Sudtirolo. Una settimana in cui ho raccolto tanti piccoli tasselli che contribuiscono a far capire l’importanza del radicamento della cultura locale e delle tradizioni altoatesine, del sentire e vivere il territorio come bene condiviso.

La montagna è quel posto che ti sprona ad alzare lo sguardo, ad andare oltre ciò che hai sempre pensato, a metterti alla prova e – allo stesso tempo – a dosare le forze, ad ascoltare il tuo respiro e a prendere il tuo ritmo e passo giusto. In montagna c ‘è quella sorta di empatia e fratellanza per cui si saluta chiunque si incontri lungo il sentiero, per cui ci si sente accomunati dalla bellezza circostante e dal faticare (ognuno a modo suo) per avvicinarcisi e immergercisi un po’ di più. Quella bellezza si svela camminando. La stanchezza a fine giornata si accetta con la consapevolezza di aver rimesso in circolo energia. Io non sono un tipo da vie ferrate e ghiacciai, ma da trekking nei boschi e su pascoli per arrivare un po’ in quota o comunque dove si iniziano a vedere le vette con i profili e contorni più chiari.

Camminare in gruppo significa anche valutare insieme la meta e accordare il passo. Siamo andati all’alpe Marinzen, dove abbiamo socializzato con delle simpatiche capre (son loro che vengono a cercarti e si mettono tranquillamente in posa aspettando che tu gli dia qualcosa da mangiare), poi abbiamo proseguito per Schafstall e fatto ritorno a Castelrotto lungo un anello che passava accanto a delle pietre chiamate Hexenstuhle (sedie delle streghe). Abbiamo camminato all’Alpe di Siusi (che vista!) su diversi percorsi per poi fare tappa alla malga Saltner Hütte, 1.850 m, da dove si possono ammirare il Sasso Piatto e il Sasso Lungo (qui, stupendi i canederli, anche quelli dolci di mele!). Ancora un giro ai laghi di Fiè per salire a Tuffalm (bis di canederli di spinaci e formaggio); giro in valle tra Siusi e Sant’Osvaldo per visitare il mulino Malenger che sorge sul rio Freddo e ancora produce farina con antiche varietà di grano e l’azienda Pflegerhof che produce migliaia di erbe aromatiche e fiori. Nella settimana soste anche a Chiusa, all’abbazia di Novacella e a Bressanone. Il penultimo giorno, visita del castello di Velturno e poi salita alla chiesa di St. Valentin con una guida locale che ne ha illustrato i dipinti.

Viene normale soffermarsi a guardare il paesaggio in silenzio, in montagna non si desiderano rumori ma si ascolta cosa racconta la natura. Quale sorpresa quando ormai alla fine della breve vacanza ho scoperto una panchina su un’altura al fondo del prato sotto il maso! Peccato non averla vista prima.

Tra una camminata e l’altra sono andata a curiosare anche nella biblioteca di Siusi: wow! Un locale accogliente su due piani, con arredi in legno chiaro che ospitano tante novità (una volontaria mi ha detto che la valle negli ultimi anni investe molto nel servizio). Una bella biblioteca di montagna che all’ingresso invita alla lettura con tanti attaccapanni su cui sono stesi dei libri: la maggior parte dei volumi sono in tedesco, ma uno scaffale nella sala soppalcata è dedicato a testi in lingua italiana, molti dei quali però sono di autori stranieri editi da case editrici italiane e pare che siano letti per lo più dai turisti (per arricchire l’offerta, ne ho consigliati diversi di scrittori italiani sul quaderno delle proposte d’acquisto). Il mio libro da portare a casa l’ho trovato per caso gironzolando per le vie di Castelrotto: davanti a una porta c’erano due scatole con tanti volumi di ogni tipo, per grandi e piccoli, e lasciando un’offerta destinata al gruppo chierichetti della parrocchia nella cassetta della posta sopra le scatole se ne poteva prendere uno. Ho scelto un testo in tedesco di poesia tirolese: Dichtung in Südtirol dello scrittore filosofo e docente di letteratura Eugen Thurnher (Tyrolia Verlag 1966).

“Le montagne – come lo sport, il lavoro e l’arte – dovrebbero servire solo come mezzo per far crescere l’uomo che è in noi”
Walter Bonatti

Annunci

Read Full Post »