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Archive for agosto 2018

Qualche mese fa ho iniziato a fare l’orto che era del nonno, un pezzettino di terra ormai incolto da tempo, dove le erbacce regnavano padrone e le piante di salvia si erano allargate senza regole perdendo vigore e foglie. Guardando quella striscia di terreno mi sono ricordata di quando da bambina aiutavo nonno Piero a innaffiare e raccogliere le verdure (pomodori e fagiolini erano i miei preferiti); così ho deciso di riprendere quei gesti, di continuare qualcosa dal sapore famigliare, di sperimentare e lanciarmi in un piccolo progetto. Con i consigli di papà e di qualche amico che ha più esperienza in agricoltura ho iniziato a sistemare l’area, a zappare e poi vangare: un’attività che impegna le ore libere nella settimana, non molte per la verità ma intense. Ho sfrondato la salvia, piantato pomodori e zucchini, fagiolini e patate, zucche e cavoli, carciofi e melanzane. Poi, un giorno di inizio luglio, ho trovato davanti al cancello una cassetta con ben diciassette piantine che il giorno dopo, chiedendo a un amico giardiniere, ho scoperto essere peperoncini piccanti; ad oggi, però, non so ancora chi le abbia lasciate e quindi chi ringraziare per il dono. Ho scoperto che fare l’orto è mentalmente rilassante (qualcuno lo definisce anche terapeutico), richiede molte energie e attenzioni ma dà anche grandi soddisfazioni: che bello poter cucinare e gustare la propria verdura!

Trasformando quello spazio e osservandolo cambiare talvolta mi son trovata a riflettere sulla semplicità di alcuni gesti e tradizioni e sul rapporto con la terra (che auguro a tutti di vivere e riscoprire). Un paio di mesi dopo aver iniziato questa piccola “avventura” ho avuto il piacere di presentare un libro che ha arricchito i miei pensieri: La terra non è mai sporca di Carola Benedetto e Luciana Ciliento per Add editore. È una raccolta di saggi in cui la terra, intesa in primis come elemento e quindi come pianeta, è raccontata in diversi ambiti: ogni personaggio a cui le autrici si sono rivolte ha declinato il tema secondo la propria esperienza, chi nel settore educativo, politico, economico, sociale, artistico, religioso e altro ancora. Scorrendo l’indice mi sono un po’ stupita che parlare di terra potesse unire personaggi così diversi, in verità ciò è possibile proprio perché il tema è tanto ampio e ognuno lo può vivere nella propria quotidianità sentendolo in modo unico.

Il volume inizia con il saggio di Pierre Rabhi, fondatore dell’agroecologia e poeta chiamato il “Gandhi della Terra”, in cui si afferma che “la nostra civiltà deve riconnettersi al più presto alle leggi della vita, alla terra, perché è la terra che custodisce ancora gli elementi della sopravvivenza”. C’è una sua frase che mi è rimasta particolarmente impressa: “coltivare la terra predispone anche al miracolo”. E’ vero, penso allo stupore di vedere la pianta che cresce e poi porta frutto e la fatica del lavoro è ripagata anche dalla meraviglia che si rinnova. Il titolo del libro è tratto dallo scritto di due monache induiste, Svamini Ma Uma Shakti Ghiri e Svamini Hamsananda Ghiri: “La terra non è mai sporca. Non ci sporchiamo le mani toccandola, sporchi sono i pensieri, il nostro egoismo. Mettere le mani nella terra, al contrario, rende l’essere umano partecipe del suo sforzo vitale”. Qualche pagina dopo, Paolo Marin, agronomo e referente tecnico di progetti agricoli penitenziari, spiega come coltivare un orto aiuti i detenuti (ma non solo) ad acquisire competenze di base, a ripensare la vita e ad avere un obiettivo che prevede una progressione perché “la terra non ti aspetta e quindi se c’è una cosa da fare, va fatta con modi e tempi precisi”. Paola Deda dell’Unece parla della presenza delle foreste nei 56 stati membri e del concetto di sviluppo e gestione sostenibile delle risorse: “per me la terra vuol dire Mondo ma anche Ambiente, (…) natura che deve essere protetta per garantirci il domani”. L’artista Michelangelo Pistoletto nella propria visione vuole legare passato, presente e futuro e dichiara di trovare pace nel rapporto tra la terra e la propria capacità di intenderla. Livia Firth, fondatrice di Eco-Age Ltd e Leader of Change delle Nazioni Unite, affronta l’impatto ambientale nella moda e richiama l’importanza della tracciabilità dei prodotti: “Sta a noi consumatori rispettare la terra e i suoi abitanti, comprando il meno possibile, e in maniera intelligente”. Cito qui solo alcuni degli altri contributors del libro: l’alpinista Daniele Nardi e la conduttrice televisiva Sveva Sagramola, il funanbolo zen Andrea Loreni e l’economista Maria Teresa Pisani, il docente di fisica Alexander Vilenkin e la band torinese Eugenio in Via Di Gioia, l’ideatore di Overland Beppe Tenti e il fashion designer Tiziano Guardini…

Questo libro è come un mosaico, una lettura molto interessante che permette di scoprire progetti (ad esempio Le Terre Traverse che raccoglie 16 aziende agricole nella pianura tra l’Appennino e il Po compreso tra Piacenza e Parma) e, attraverso il confronto con diverse voci, crescere nella consapevolezza dell’importanza di trattar bene la terra. Il bello è che parlano le storie prima ancora delle idee, perché queste nascono e si articolano quando si fa vera esperienza unendo mente e cuore.

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