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Archive for 15 marzo 2014

logo Restart ProjectSeguire una buona intuizione genera entusiasmo e parlarne contagia di ottimismo e voglia di fare. Si è respirato questo clima al convegno intitolato “Come creatività e sogni fanno rivoluzione” (qui il primo articolo sull’incontro), in cui si è spiegato che creatività significa anche saper ridare una seconda vita alle cose. Ugo Vallauri e Janet Gunter hanno ideato The Restart Project: “Chi di voi a casa ha qualcosa di rotto che non sa più aggiustare e non sa a chi rivolgersi per aggiustarlo?” ha esordito il cofondatore del progetto avviato nel giugno 2012 con una serie di Restart Parties nei pub di Londra invitando chi voleva provare ad aggiustare piccoli elettrodomestici o oggetti elettronici di consumo. Ad oggi nella capitale del Regno Unito sono già stati organizzati una cinquantina di eventi, coinvolgendo anche università e aziende: “Ci sono almeno 200 persone interessate a mettere a disposizione le proprie competenze per la comunità: ogni persona che partecipa, sia che abbia un oggetto aggiustato o lo abbia solo smontato, torna a casa trasformata ricordandosi che esiste un’alternativa”.

“In Europa la quantità di oggetti non più funzionanti nei centri di riciclaggio cresce tra il 3 e il 5 per cento ogni anno. Non bisogna mai riciclare tranne quando si creano cose davvero differenti; abbiamo scardinato l’idea che la raccolta differenziata delle cose elettroniche sia il toccasana per l’ambiente – ha spiegato Vallauri – L’avventura si è trasformata in un’esperienza sociale che porta a una pratica che si impara facendo. Tocchiamo il sogno e la voglia di rivoluzione”. Il ricercatore ha lavorato quattro anni in Kenya occupandosi di tecnologie per lo sviluppo, tra cui l’utilizzo di cellulari per comunità contadine che vogliono condividere conoscenze sull’agricoltura biologica: un’esperienza che ha permesso di arricchire la riflessione. “Quando tornavo in Europa mi colpiva il fatto che il rapporto con questi oggetti fosse diverso. Una volta visitando una baraccopoli di Nairobi vidi un signore che vendeva un’antica ciabatta per batterie completamente arrugginita ma funzionante – ha raccontato Vallauri – Il mondo deve re-imparare un concetto di sobrietà che dice di voler godere al meglio e in modo sensato delle cose che si hanno, non legato a un consumismo sfrenato”.

ugo vallauri

The Restart Project parte dalla voglia di rivedere il rapporto con gli oggetti tecnologici, il loro riutilizzo e la capacità di aggiustarli: “E’ evidente che i veri costi alla base della produzione noi non li paghiamo quando compriamo l’oggetto nuovo, ma in altre forme come tasse, sfruttamento di chi produce i prodotti e inquinamento – ha sintetizzato Vallauri – Occorre capire in che mondo vogliamo vivere. Dobbiamo avere diritto di aprire le cose che abbiamo, capire come funzionano e decidere noi stessi quando abbiamo reale bisogno di una cosa nuova senza essere condizionati dalle scelte del produttore. Così si ricostruiscono anche i rapporti tra le persone che vogliono riparare insieme le cose”. The Restart Project è approdato anche in Italia e nelle settimane scorse in Israele: “Siamo un’organizzazione aperta che mettiamo a disposizione degli ingredienti che le persone possono condividere e utilizzare – conclude il ricercatore – Questo progetto è nato senza un soldo ed è andato avanti per un anno con 3.000 euro, ora siamo una rete internazionale che ha ottenuto dei finanziamenti per cui due di noi lavorano part time creando reali opportunità di lavoro. Tutto ciò è stato possibile condividendo un sogno e le idee. Se avete un sogno e lo volete condividere è importante prendere il coraggio e fare un salto. Dobbiamo essere noi a costruire un mondo diverso”.

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