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Archive for marzo 2014

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logo Restart ProjectSeguire una buona intuizione genera entusiasmo e parlarne contagia di ottimismo e voglia di fare. Si è respirato questo clima al convegno intitolato “Come creatività e sogni fanno rivoluzione” (qui il primo articolo sull’incontro), in cui si è spiegato che creatività significa anche saper ridare una seconda vita alle cose. Ugo Vallauri e Janet Gunter hanno ideato The Restart Project: “Chi di voi a casa ha qualcosa di rotto che non sa più aggiustare e non sa a chi rivolgersi per aggiustarlo?” ha esordito il cofondatore del progetto avviato nel giugno 2012 con una serie di Restart Parties nei pub di Londra invitando chi voleva provare ad aggiustare piccoli elettrodomestici o oggetti elettronici di consumo. Ad oggi nella capitale del Regno Unito sono già stati organizzati una cinquantina di eventi, coinvolgendo anche università e aziende: “Ci sono almeno 200 persone interessate a mettere a disposizione le proprie competenze per la comunità: ogni persona che partecipa, sia che abbia un oggetto aggiustato o lo abbia solo smontato, torna a casa trasformata ricordandosi che esiste un’alternativa”.

“In Europa la quantità di oggetti non più funzionanti nei centri di riciclaggio cresce tra il 3 e il 5 per cento ogni anno. Non bisogna mai riciclare tranne quando si creano cose davvero differenti; abbiamo scardinato l’idea che la raccolta differenziata delle cose elettroniche sia il toccasana per l’ambiente – ha spiegato Vallauri – L’avventura si è trasformata in un’esperienza sociale che porta a una pratica che si impara facendo. Tocchiamo il sogno e la voglia di rivoluzione”. Il ricercatore ha lavorato quattro anni in Kenya occupandosi di tecnologie per lo sviluppo, tra cui l’utilizzo di cellulari per comunità contadine che vogliono condividere conoscenze sull’agricoltura biologica: un’esperienza che ha permesso di arricchire la riflessione. “Quando tornavo in Europa mi colpiva il fatto che il rapporto con questi oggetti fosse diverso. Una volta visitando una baraccopoli di Nairobi vidi un signore che vendeva un’antica ciabatta per batterie completamente arrugginita ma funzionante – ha raccontato Vallauri – Il mondo deve re-imparare un concetto di sobrietà che dice di voler godere al meglio e in modo sensato delle cose che si hanno, non legato a un consumismo sfrenato”.

ugo vallauri

The Restart Project parte dalla voglia di rivedere il rapporto con gli oggetti tecnologici, il loro riutilizzo e la capacità di aggiustarli: “E’ evidente che i veri costi alla base della produzione noi non li paghiamo quando compriamo l’oggetto nuovo, ma in altre forme come tasse, sfruttamento di chi produce i prodotti e inquinamento – ha sintetizzato Vallauri – Occorre capire in che mondo vogliamo vivere. Dobbiamo avere diritto di aprire le cose che abbiamo, capire come funzionano e decidere noi stessi quando abbiamo reale bisogno di una cosa nuova senza essere condizionati dalle scelte del produttore. Così si ricostruiscono anche i rapporti tra le persone che vogliono riparare insieme le cose”. The Restart Project è approdato anche in Italia e nelle settimane scorse in Israele: “Siamo un’organizzazione aperta che mettiamo a disposizione degli ingredienti che le persone possono condividere e utilizzare – conclude il ricercatore – Questo progetto è nato senza un soldo ed è andato avanti per un anno con 3.000 euro, ora siamo una rete internazionale che ha ottenuto dei finanziamenti per cui due di noi lavorano part time creando reali opportunità di lavoro. Tutto ciò è stato possibile condividendo un sogno e le idee. Se avete un sogno e lo volete condividere è importante prendere il coraggio e fare un salto. Dobbiamo essere noi a costruire un mondo diverso”.

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“Un metodo a prova di bomba per restare creativi: costringiti ad imparare qualcosa di nuovo”: questa frase di Harvey Mackey ha accolto il pubblico intervenuto all’incontro “Come creatività e sogni fanno rivoluzione” tenutosi a Cherasco sabato 1 marzo. La curiosità è stata subito stimolata dal sacchettino attaccato al biglietto con la citazione e al programma: dentro, semi di girasole da piantare per veder crescere i fiori così come possono nascere le idee. Una scelta non casuale, un’attenzione al dettaglio che racconta un po’ della passione con cui è stato pensato l’evento. “Una cultura della creatività è la base per rivoluzionare la realtà – ha esordito Emanuele Enrico, ideatore e editore di Rêves, il quaderno dei sogni anche curatore dell’evento insieme alla galleria d’arte Evvivanoè – La condivisione è un aspetto importante. Oggi si condivide tanto su internet ma purtroppo sempre meno a quattr’occhi, esperienze vive e non da cliccare e poi spegnere”. Nel programma quattro interventi alla luce di due parole chiave: creatività e sogni, coniugati nella vita quotidiana. Sullo schermo l’immagine di alcuni bambini che osservano le stelle sotto di loro, messe in cerchio attorno a uno squarcio sul cielo.

Così è stato presentato il progetto CasaRotta, nato all’inizio del 2012 per attuare una realtà di cohausing in una cascina che è in fase di sistemazione: “Tutto nasce proprio da una casa per iniziare un progetto sociale; all’inizio avevamo pensato di trovare un luogo fisico – ha spiegato una delle ideatrici – Il nome vuole evocare l’idea di rottura con gli schemi troppo fissi che magari ognuno di noi ha, da quelli sociali a quelli economici: vogliamo andare oltre il proprio piccolo contesto, creare spazi aperti attraverso vari eventi sul territorio”. Tra le tematiche a cui CasaRotta guarda con più attenzione c’è la sostenibilità ambientale e tra le attività più apprezzate c’è la festa del baratto. 

Quindi è stata la volta di C+B, comunità online di donne imprenditrici nata nel 2013 dalla webdesigner Francesca Marano, che unisce professioniste in “casa e bottega”: un’intuizione sorta sulla scia di comunità già presenti in America per sostenere l’imprenditoria femminile. Sul sito si trovano articoli su marketing, equilibrismi su come gestire casa e lavoro e altri su benessere e creatività. “Di mattina ho un lavoro stabile, il famoso posto fisso come insegnante in un liceo, mentre di pomeriggio mi occupo della mia passione: sono makeup artist  – si è raccontata Stella Mongodi – Dalla scuola ci portiamo dietro il retaggio dell’errore come colpa, qualcosa da pagare e di cui bisogna vergognarsi. Invece l’errore offre la possibilità di crescere e correggersi, ma anche di esplorare lo spazio fuori la nicchia che ci si costruisce”. Stella si dice felice di essere professionalmente un “ibrido”, consapevolezza a cui è arrivata osservando proprio i ragazzi ancora molto legati ad alcuni stereotipi come il posto fisso: “Purtroppo, nonostante l’esigenza di essere flessibili e la precarietà, nessuno propone ai giovani una libertà positiva” ha commentato suggerendo di leggere il libro Il salto dell’economista Lynda Gratton che propone un’analisi del mercato del lavoro. Di C+B fa parte anche Cristina Delbuono, che si è licenziata dal posto fisso e ora lavora nel “mare magnum” del green: “L’uguaglianza c’è quando si mostra. Vogliamo dare strumenti per fare convivere anime differenti che si districano tra gestione della casa, del lavoro, degli affetti e del denaro. Come valorizzare se stessi e il proprio lavoro monetizzando la propria creatività: è questo uno degli argomenti più difficili da accettare per molti”. 

Hanno ancora preso la parola lo scrittore Pino Pace e l’ideatore di The Restart Project Ugo Vallauri… ma di questi vi racconterò nei prossimi articoli.

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