“Questo mestiere me l’ha insegnato mio nonno, ma senza passione non è possibile portarlo avanti”: così si presenta il 54enne Fulvio Benedetto, pastore di Angrogna che sta girando per le campagne torinesi e astigiane con le sue pecore. Ha iniziato la transumanza negli ultimi giorni dello scorso ottobre, da Fenestrelle, e la terminerà in primavera in Valleandona: è un cammino necessario per prepararsi al pascolo estivo in montagna a Pragelato. Il lungo giro è scandito da tappe di circa dieci chilometri e soste di alcuni giorni su terreni dove si riesce ancora a trovare erba o resti di mais: “Chiedo il permesso ad amici e conoscenti agricoltori di fermare un po’ le pecore nei loro campi, poi ci si rimette in marcia – tratteggia Benedetto, reggendo un bastone nodoso e non abbandonando lo sguardo dagli animali che brucano davanti a lui – L’organizzazione del viaggio inizia circa sei mesi prima della partenza, inviando tutta la documentazione e il programma all’Asl che avvisa la Questura e i vari Comuni dove passiamo: per fortuna oggi esiste l’e-mail che sveltisce le pratiche, fino a qualche anno fa occorreva portare i documenti di persona nei vari uffici e fare richiesta ai sindaci”.
Ma questo pascolo vagante, otre a circa 1.000 pecore di razza finarda bianca, è composto anche da 100 capre, 200 agnelli e 17 asini: a vegliare su loro ci pensano Benedetto ed un altro pastore insieme ad una dozzina di cani. Come unico riparo e punto di appoggio hanno l’auto con roulotte e la maggior parte del tempo trascorre in mezzo al gregge. “I cani controllano quando gli animali si muovono e avvertono se c’è qualche pericolo: è già capitato ad esempio di incontrare anche dei lupi verso i monti – accenna il pastore – Addirittura, un anno i lupi hanno sgozzato 42 pecore e 11 agnelli. Occorre sempre stare attenti”. Il racconto è però costellato anche da aneddoti che fanno spuntare il sorriso: “Le pecore che devono partorire hanno bisogno di essere seguite con cura e si prova sempre tenerezza quando nascono gli agnelli – prosegue Benedetto – Per postarci mettiamo i piccoli nelle ceste sul dorso degli asini. Nel 2008 ne sono venuti alla luce circa 500; possono nascere anche ad una temperatura di meno 12 gradi e star bene perché l’importante è che succhino subito il primo latte dalla mamma”.
La transumanza è una usanza antica nata tra il Gargano e l’Abruzzo, ma poi diffusasi anche in altre regioni d’Italia ed oggi di sicuro meno praticata. Eppure c’è chi ancora si lascia affascinare dalla vita del pastore e non si tratta solo di persone che ereditano l’attività di famiglia. Un esempio ne è Barbara Saltarini, nipote di Renato Rascel, che circa dieci anni fa ha deciso di smettere di fare la commessa di negozio e diventare pastora nell’entroterra di Imperia badando a 15 capre; così ora trascorre le giornate nella propria azienda agricola situata nella canonica dell’antico santuario di Rezzo, occupandosi di allevamento, mungitura e produzione di formaggi (leggi l’articolo). Navigando su internet si può leggere il blog di Marzia Verona interamente dedicato al pascolo vagante e all’allevamento: si incontrano post ricchi di particolari di vita agreste e di fotografie che descrivono la quotidianità in stalle di pianura e di alpeggio, ma non mancano neppure informazioni tecniche e notizie varie sul mondo della pastorizia. Proprio su queste pagine si possono reperire numerosi link di altre vite accomunate dalla passione per pecore, capre e seguito. Non mancano i giovani che si innamorano di uno stile di vita che a molti oggi sembra lontano o difficile da perseguire perché distante dalle comodità e condito di sacrifici: “In Val Pellice ci sono diversi ragazzi pastori; io conosco un diciottenne che mi talvolta mi aiuta e ha il sogno di avere un proprio gregge – riprende Benedetto – Per fare il pascolo vagante bisogna adattarsi a vivere in giro con le diverse condizioni meteorologiche e spesso anche alla solitudine, ma è tanta ed impagabile la soddisfazione che si prova seguendo passo a passo i propri animali”. E osservando gli occhi e il sorriso di questo pastore è facile credergli. “E’ bello trovare qualcuno durante gli spostamenti che si congratula con noi perché continuiamo queste tradizioni” sintetizza Benedetto. E mentre saluta squilla il cellulare che tiene in tasca: forse qualcuno vuole sapere le prossime tappe del pascolo vagante.




grazie del link!
hai incontrato uno dei tanti pastori vaganti piemontesi, una realtà che seguo ormai da anni (ho “scoperto” questo mondo nel 2003, l’ho “studiato”, descritto in alcuni libri, l’ho vissuto in prima persona e continuo a narrarlo nel mio blog).
pare incredibile a tanti che, nel XXI secolo, esistano ancora simili storie. ci sono, cercano di sopravvivere, i problemi sono tanti, uno dei maggiori pericoli e che si faccia scomparire il pascolo vagante tra ignoranza (nel senso di non-conoscenza), pregiudizi, assurda intolleranza, leggi e burocrazia miopi
ps: le pecore di fulvio sono di razza bergamasca
Ciao Sara. Bello il pezzo, bella la storia.
Sarebbe interessante approfondire l’argomento, scoprendo magari quali sono le restrizioni (penso a certe assurde regole dell’UE sulle politiche alimentari e tutela dei prodotti tipici) a questa magica pratica in via di estinzione.
E capire meglio cos’è cambiato nel mestiere del pastore negli ultimi decenni, se per esempio il guadagno viene fatto sempre allo stesso modo, o se le tecnologie in qualche maniera hanno aumentato le possibilità di trovare nuovi acquirenti.
per gli approfondimenti… venite a leggere da me, sono quasi quattro anni che tengo un blog sull’argomento!
E’ vero, l’argomento si può approfondire (ciò vale per qualsiasi storia, in fin dei conti). E non è detto che non colga presto l’occasione per tornare sul pezzo. Comunque, in questo caso mi interessava più che altro abbozzare una scena ed un ritratto…
Buonasera …. Sarebbe possibile sapere dove “sverna” il Sig. Fulvio?
fulvio fa la transumanza a piedi partendo da pragelato e spostandosi man mano verso l’astigiano, non ha una sede fissa