La malinconia nel salutare la frizzante Berlino è superata grazie all’attesa di rivedere una città ricca di segni letterari ed artistici che cattura con il proprio fascino bohémien.
Toccata e fuga a Lipsia
E’ una città che parla di musica, celebrando il mito del maestro Johann Sebastian Bach (http://www.youtube.com/watch?v=zw0WRy0plN0), ma anche di commercio continuando la tradizione iniziata nel 1895 con la prima Fiera Campionaria. E’ una città che a marzo si anima per la Buchmesse (http://www.messe-leipzig.de/LeMMon/kalender_web.nsf/factsheets/8B4C4A940970011CC125701F0046B3F6?OpenDocument), fiera dell’editoria seconda per importanza in Germania solo dopo quella di Francoforte: non per nulla persiste il detto secondo cui “soltanto quando non ci sarà più un editore a Lipsia, i nuovi mezzi di comunicazione potranno dire di aver sconfitto il libro”. Questo sebbene la dura legge del mercato abbia portato molte case editrici a cercare altri centri per la diffusione delle proprie pubblicazioni…
Nella piazza accanto alla Nikolaikirche si parla di rivoluzione pacifica (http://www.goethe.de/ges/pok/dos/dos/mau/auf/it4236995.htm), quel movimento che nell’autunno 1989 diede il via prima alle preghiere e poi alle dimostrazioni per chiedere la libertà e la democrazia. A ricordare l’evento, sul lastricato di fianco alla chiesa, vi sono 146 luci sotto piccoli quadrati in vetro colorato che ogni sera si accendono una dopo l’altra.
La scultura chiamata “Il passo del secolo”, un uomo senza volto con un piede lanciato in vanti e l’altro che fatica a staccarsi dal suolo, rappresenta probabilmente il passaggio del popolo tedesco dai due totalitarismi, nazismo e comunismo. Simbolicamente, potrebbe raffigurare qualunque uomo con un piede nel passato ed uno nel futuro.
Una gigantesca statua bronzea di Bach troneggia accanto alla chiesa di St. Thomas (http://www.youtube.com/watch?v=G2DwLrPVypg): il panciotto che indossa il compositore ha un bottone fuori dall’asola, assecondando così il leggendario aneddoto secondo cui questi usasse riporre in quell’improvvisata tasca lo spartito musicale al termine dell’esibizione. Ogni giorno, ai piedi della statua si incontrano musicisti di strada e studenti di conservatorio che vogliono esprimere la propria arte lasciandosi cullare dall’ispirazione che nasce dalla vicinanza con la figura di Bach. Questa volta ci sono gli studenti del Blue Lake Fine Arts Camp del Michighan (http://www.bluelake.org/), che hanno improvvisato un brano a cappella raccogliendo applausi dai passanti. Ma sulla storia di questo personaggio fioriscono diversi fatti che hanno un tocco di mistero: pare che i lipsiensi non si ricordassero dove Bach fosse sepolto, si parlava però di “sette passi dalla chiesa di San Giovanni”. A fine ‘700, durante degli scavi, è stato poi rinvenuto uno scheletro ed un artista, con la ricostruzione delle tracce facciali, è riuscito ad attribuirne i resti. Nella chiesa di St. Thomas non vi sono solo custoditi strumenti musicali, una grande croce accoglie i fedeli di ogni ramo della famiglia cristiana, che possono lasciare una preghiera affissa ad un chiodo: un segno di ecumenismo.
Ci si ritrova, ancora una volta, faccia a faccia con la durezza della storia di fronte al monumento della Battaglia di Lipsia, sorto per ricordare le vittime dello scontro che nel 1813 segnò una dura sconfitta per Napoleone ma durante il quale soprattutto persero la vita circa 95.000 uomini (http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Lipsia). Il monumento ha un’imponenza che sbalordisce. L’opera, completata nel 1913 a pochi mesi dalla I Guerra Mondiale, con i suoi 91 metri di altezza è uno dei più grandi monumenti europei.
Centinaia le biciclette parcheggiate nelle vie che portano all’università; penso a quante se ne contano invece vicino alla sede delle facoltà umanistiche a Torino, appena una decina se va bene. L’università di Lipsia, fondata nel 1409, è la seconda più antica della Germania (http://www.uni-leipzig.de/welt/it/index.html). Qui studiarono personaggi come Gottfried Wilhelm Leibniz, Gotthold Ephraim Lessing e Johann Wolfgang Goethe. La città ha dedicato a questo grande scrittore una statua davanti all’edificio della Vecchia Borsa Merci. Lautore de “I dolori del giovane Werther”, che ha definito l’Italia “La terra dove fioriscono i limoni” (http://www.turismo.it/articolo/goethe-in-italia), è inoltre ricordato nella galleria Maedlerpassage: qui si trova l’Auerbachs Keller, la taverna aperta nel 1525 e attiva ancora oggi, che Goethe cita nel “Faust” quale luogo d’incontro tra lo stesso Faust e Mefistofele; le statue dei personaggi campeggiano all’ingresso della taverna: quella di Faust ha una scarpa lucida, tanto è sfregata dai passanti che con questo gesto invocano fortuna.








